
Tumbler Ridge, il massacro e l’algoritmo silenzioso: le scuse di Altman e il dilemma della responsabilità
A due mesi e mezzo dalla strage che ha spento otto vite nella remota Tumbler Ridge, nella Columbia Britannica, il fondatore di OpenAI Sam Altman ha rotto il silenzio con una lettera di scuse pubbliche: la sua azienda aveva bannato l’account ChatGPT della killer diciottenne già nel giugno 2024, perché grondante fantasie di violenza, ma non aveva mai allertato le forze dell’ordine. «Mi dispiace profondamente – ha scritto Altman in un messaggio diffuso dal premier provinciale David Eby – che non abbiamo segnalato l’account sospeso. Il dolore che la vostra comunità ha sopportato è inimmaginabile». Era il 10 febbraio quando Jesse Van Rootselaar, armata di fucile, uccise prima la madre e il fratellastro nella loro abitazione, poi cinque bambini e un’educatrice nella scuola che aveva frequentato, per poi togliersi la vita: uno dei massacri scolastici più cruenti della storia canadese, avvenuto in un minuscolo centro minerario dove il tessuto sociale è ancora lacerato dalla domanda su chi avrebbe potuto fermare la tragedia.
OpenAI aveva sì disattivato l’account per «attività violenta», ma non lo segnalò perché, secondo i criteri interni, mancava l’indicatore di una minaccia imminente. Un’autovalutazione che oggi appare drammaticamente insufficiente: il sistema aveva intercettato il disagio, ma il ponte tra la macchina e l’intervento umano non è scattato. Nell’ottica nordamericana, l’episodio ha già innescato un’ondata di reazioni politiche e sociali: il premier Eby ha preteso chiarezza, mentre le comunità locali chiedono un meccanismo di allerta obbligatorio per le piattaforme di intelligenza artificiale, simile a quello che vige per i social media in alcuni stati. Secondo gli analisti di Bruxelles, il caso offre un banco di prova cruciale per l’AI Act europeo, che impone obblighi di trasparenza e gestione del rischio per i sistemi ad alto impatto, ma la cui attuazione è ancora in fase di rodaggio. Da Pechino, dove il controllo statale sui contenuti digitali è pervasivo, si guarda alla vicenda come all’ennesima crepa del modello di autoregolamentazione delle Big Tech occidentali.
Per l’Italia e l’Europa, l’eco di Tumbler Ridge arriva nel pieno del dibattito sulla responsabilità algoritmica. L’AI Act, entrato in vigore progressivamente, prevede che i fornitori di modelli come ChatGPT segnalino incidenti gravi alle autorità di vigilanza, ma la soglia di allerta resta definita in modo vago. La procura canadese sta valutando se l’omissione di OpenAI possa configurare una responsabilità penale o civile, e la giurisprudenza che nascerà da questa inchiesta potrebbe influenzare le corti di common law anche oltre l’Atlantico. Nel frattempo, Altman promette che OpenAI collaborerà per «assicurarsi che nulla di simile accada mai più». Ma la via per tradurre il mea culpa in protocolli di sicurezza efficaci, capaci di leggere il confine sottile tra fantasia e annuncio di strage, è tutta da tracciare. E la prossima volta l’algoritmo non potrà più restare in silenzio.
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