
L’apertura imprevista di Teheran e la mossa di Londra contro i Guardiani
Il segnale più dirompente è arrivato dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, confermando che la Repubblica Islamica ha contattato Washington e ha chiesto un colloquio diretto in presenza. A Islamabad, nei prossimi giorni, gli inviati statunitensi Witkoff e Kushner ascolteranno la controparte iraniana, in quello che assume i contorni di un canale inedito, sollecitato – secondo la narrazione della Casa Bianca – proprio da Teheran dopo precise richieste di Donald Trump. Un’inversione di rotta che, se confermata, rappresenterebbe la più rilevante apertura diplomatica fra i due Paesi da oltre un anno, in un contesto segnato dall’escalation regionale e dall’ombra di un programma nucleare in rapida avanzata.
Eppure, mentre da Washington si lascia filtrare cauto ottimismo, da Teheran la risposta è immediata e tagliente. L’agenzia Tasnim, vicina al Corpo delle Guardie della Rivoluzione, smentisce che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in quei giorni a Islamabad, intenda incontrare americani: il viaggio – precisa – serve a consultare il Pakistan sulle condizioni per mettere fine alla guerra, non ad aprire un negoziato con gli Stati Uniti. La divergenza fra la versione ufficiale iraniana e quella americana rivela una frattura profonda nel sistema di potere della Repubblica Islamica, fra l’ala che cerca un’ancora di sopravvivenza economica e diplomatica e i custodi dell’ortodossia rivoluzionaria, decisi a non concedere legittimità a un dialogo che verrebbe letto come una resa.
È in questo solco che si inserisce la decisione annunciata da Londra dal premier Keir Starmer: un disegno di legge per inserire il Corpo dei Guardiani nella lista delle organizzazioni terroristiche, da presentare all’apertura della nuova sessione parlamentare a luglio. Starmer, parlando durante una visita a una sinagoga colpita da un attacco, ha motivato la scelta con la crescente preoccupazione per l’impiego di forze proxy da parte di Teheran e per le attività malevole di attori statali. Finora il Regno Unito aveva opposto una resistenza tecnica, sostenendo che il Terrorism Act del 2000 fosse concepito per gruppi non statali; ora il governo laburista promette una normativa ad hoc, che, secondo il Financial Times, prenderebbe spunto dalle inquietudini su una rete chiamata Ashab al-Yameen, capace di sfruttare canali di propaganda del regime.
La mossa britannica allinea Londra a Bruxelles, dove già a febbraio l’Unione Europea aveva qualificato i Pasdaran come organizzazione terroristica, e a Canberra, che da tempo li classifica come entità statale sostenitrice del terrorismo. Per l’Italia e i partner europei la duplice pressione – il bastone della proscrizione e l’eventuale carota del dialogo pakistano – configura uno scenario complesso, in cui occorre bilanciare la difesa della sicurezza collettiva con la necessità di un canale di disinnesco della crisi nucleare. Secondo gli analisti di Bruxelles, il coordinamento transatlantico che si sta delineando risponde alla strategia di isolare il braccio militare del regime senza chiudere del tutto la strada alla diplomazia, distinguendo fra il negoziato sul nucleare e il contrasto alle attività di destabilizzazione regionale.
Resta da capire se l’apertura di Islamabad evolverà in un vero negoziato o si infrangerà contro le resistenze dei Guardiani, che nell’ultimo anno hanno visto crescere la loro influenza interna mentre il conflitto mediorientale infiamma la regione. L’ottica di Pechino e di Mosca, entrambe vicine a Teheran ma non del tutto allineate sul dossier nucleare, potrebbe offrire una sponda, mentre Israele osserva con inquietudine ogni ipotesi di disgelo che non contempli garanzie verificabili. L’Italia e l’Europa, strette fra la solidarietà atlantica e la vocazione mediterranea al dialogo, sono chiamate a un ruolo di cerniera: sostenere le sanzioni mirate contro l’apparato militare iraniano, ma al tempo stesso scongiurare una spirale di incomprensioni che allontani la prospettiva di un accordo stabile. In questa partita sottile, la verità di Islamabad diventerà il primo banco di prova.
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