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Sportlunedì 15 giugno 2026

Il gesto dell'arbitro VAR che scuote i Mondiali 2026: «OK» o suprematismo bianco?

Shaun Evans, ufficiale australiano, ripreso con un segno della mano durante Germania-Curaçao: la FIFA indaga, le organizzazioni antidiscriminazione chiedono l'espulsione.

Un gesto apparentemente innocuo, un cerchio formato con pollice e indice e le altre dita distese, ha scatenato una bufera sul Mondiale 2026. Durante la presentazione televisiva della squadra arbitrale VAR prima di Germania-Curaçao, l’australiano Shaun Evans è stato inquadrato per pochi secondi con la mano destra all’altezza della coscia in quella che per molti è la classica «OK», ma che dal 2019 la Anti-Defamation League statunitense cataloga anche come simbolo d’odio legato al suprematismo bianco. La trasmissione andava in onda dal centro VAR di Dallas, lontano dallo stadio di Houston dove la partita si è giocata, e in quelle frazioni di secondo il commento televisivo tedesco non ha notato nulla. Internet, però, ha fatto il resto: nel giro di pochi minuti i social network si sono incendiati, trasformando un dettaglio marginale nella prima grana disciplinare del torneo.

La rete Fare, organismo partner della FIFA per il monitoraggio delle discriminazioni, ha chiesto formalmente l’immediata rimozione di Evans, definendo il gesto «un simbolo neonazista utilizzato dall’estrema destra per rivendicare la supremazia bianca». Dalla sponda europea, testate come la Süddeutsche Zeitung e la Frankfurter Allgemeine Zeitung hanno ricostruito l’ambivalenza del segno: le tre dita tese formerebbero una W, mentre il cerchio e il palmo disegnerebbero una P, componendo «White Power». In Australia, patria dell’arbitro, il dibattito è più cauto: l’entourage di Evans nega ogni intenzionalità ideologica e parla di un gesto involontario, forse un riferimento alla «circle game», una burla tra colleghi in cui si cerca di far cadere lo sguardo dell’altro sul cerchio formato dalle dita.

La FIFA, già scossa dalla recente deportazione di un altro ufficiale di gara dagli Stati Uniti, ha aperto un’indagine e attende spiegazioni ufficiali, mantenendo per ora un prudente silenzio. L’episodio mette alla prova le politiche antidiscriminazione della federazione in un’edizione dei Mondiali che si svolge su suolo americano, dove la sensibilità sui temi razziali è altissima. Non è un caso che la notizia abbia rimbalzato con uguale intensità dall’America Latina – con il Clarín argentino e l’Excelsior messicano – al mondo arabo, da Sky News Arabia ad Al Ittihad, fino all’India e all’Indonesia, a conferma di come il calcio globale sia oggi un amplificatore istantaneo di qualsiasi controversia simbolica.

Al di là del caso singolo, la vicenda ripropone un dilemma culturale ormai familiare: lo stesso segno può essere un’innocua approvazione o un messaggio cifrato d’odio, e il contesto non sempre basta a sciogliere l’ambiguità. Se la FIFA dovesse espellere Evans, stabilirebbe un precedente rigido, forse necessario per blindare la propria immagine; se invece accogliesse la tesi dell’involontarietà, rischierebbe di apparire tollerante verso forme subdole di razzismo. In ballo non c’è solo la carriera di un arbitro, ma la credibilità di un’intera architettura di valori che il Mondiale, nato per unire, fatica ogni giorno a difendere.

Divergenza — chi la racconta come
31%Media
3 blocchi · posizioni da −0.90 a −0.20
CriticoFavorevole
EURATLLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.80critical
Stampa atlantica / anglosfera−0.20neutral
Stampa latinoamericana−0.90critical
Stampa europea continentale−0.80

Un arbitro VAR australiano è finito sotto inchiesta dopo aver mostrato in diretta un gesto della mano interpretato come simbolo di supremazia bianca. L'episodio ha scatenato una bufera di polemiche e la FIFA è stata sollecitata a prendere provvedimenti immediati. I media europei continentali descrivono il segno come inequivocabilmente razzista e chiedono un'indagine approfondita.

IndignazioneAllarme
Stampa atlantica / anglosfera−0.20

Un arbitro australiano è stato accusato di aver fatto un gesto associato al 'white power' durante la diretta mondiale. Tuttavia, la cronaca anglosassone sottolinea la doppia interpretazione del segno dell'OK rovesciato e il fatto che le accuse siano emerse principalmente sui social media. L'approccio resta prudente e basato sui fatti, senza richieste immediate di espulsione.

DistaccoPragmatismo
Stampa latinoamericana−0.90

Il video dell'arbitro VAR Shaun Evans che compie un gesto legato al suprematismo bianco ha fatto il giro del mondo, scatenando una reazione furiosa. Le organizzazioni anti-discriminazione chiedono che venga immediatamente escluso dal torneo, mentre i tifosi latinoamericani accusano la FIFA di debolezza. La polemica è esplosa sui social con un coro di condanna unanime.

IndignazioneUrgenza
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lunedì 15 giugno 2026

Il gesto dell'arbitro VAR che scuote i Mondiali 2026: «OK» o suprematismo bianco?

Shaun Evans, ufficiale australiano, ripreso con un segno della mano durante Germania-Curaçao: la FIFA indaga, le organizzazioni antidiscriminazione chiedono l'espulsione.

Un gesto apparentemente innocuo, un cerchio formato con pollice e indice e le altre dita distese, ha scatenato una bufera sul Mondiale 2026. Durante la presentazione televisiva della squadra arbitrale VAR prima di Germania-Curaçao, l’australiano Shaun Evans è stato inquadrato per pochi secondi con la mano destra all’altezza della coscia in quella che per molti è la classica «OK», ma che dal 2019 la Anti-Defamation League statunitense cataloga anche come simbolo d’odio legato al suprematismo bianco. La trasmissione andava in onda dal centro VAR di Dallas, lontano dallo stadio di Houston dove la partita si è giocata, e in quelle frazioni di secondo il commento televisivo tedesco non ha notato nulla. Internet, però, ha fatto il resto: nel giro di pochi minuti i social network si sono incendiati, trasformando un dettaglio marginale nella prima grana disciplinare del torneo.

La rete Fare, organismo partner della FIFA per il monitoraggio delle discriminazioni, ha chiesto formalmente l’immediata rimozione di Evans, definendo il gesto «un simbolo neonazista utilizzato dall’estrema destra per rivendicare la supremazia bianca». Dalla sponda europea, testate come la Süddeutsche Zeitung e la Frankfurter Allgemeine Zeitung hanno ricostruito l’ambivalenza del segno: le tre dita tese formerebbero una W, mentre il cerchio e il palmo disegnerebbero una P, componendo «White Power». In Australia, patria dell’arbitro, il dibattito è più cauto: l’entourage di Evans nega ogni intenzionalità ideologica e parla di un gesto involontario, forse un riferimento alla «circle game», una burla tra colleghi in cui si cerca di far cadere lo sguardo dell’altro sul cerchio formato dalle dita.

La FIFA, già scossa dalla recente deportazione di un altro ufficiale di gara dagli Stati Uniti, ha aperto un’indagine e attende spiegazioni ufficiali, mantenendo per ora un prudente silenzio. L’episodio mette alla prova le politiche antidiscriminazione della federazione in un’edizione dei Mondiali che si svolge su suolo americano, dove la sensibilità sui temi razziali è altissima. Non è un caso che la notizia abbia rimbalzato con uguale intensità dall’America Latina – con il Clarín argentino e l’Excelsior messicano – al mondo arabo, da Sky News Arabia ad Al Ittihad, fino all’India e all’Indonesia, a conferma di come il calcio globale sia oggi un amplificatore istantaneo di qualsiasi controversia simbolica.

Al di là del caso singolo, la vicenda ripropone un dilemma culturale ormai familiare: lo stesso segno può essere un’innocua approvazione o un messaggio cifrato d’odio, e il contesto non sempre basta a sciogliere l’ambiguità. Se la FIFA dovesse espellere Evans, stabilirebbe un precedente rigido, forse necessario per blindare la propria immagine; se invece accogliesse la tesi dell’involontarietà, rischierebbe di apparire tollerante verso forme subdole di razzismo. In ballo non c’è solo la carriera di un arbitro, ma la credibilità di un’intera architettura di valori che il Mondiale, nato per unire, fatica ogni giorno a difendere.

Divergenza — chi la racconta come
31%Media
3 blocchi · posizioni da −0.90 a −0.20
CriticoFavorevole
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Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.80critical
Stampa atlantica / anglosfera−0.20neutral
Stampa latinoamericana−0.90critical
Stampa europea continentale−0.80

Un arbitro VAR australiano è finito sotto inchiesta dopo aver mostrato in diretta un gesto della mano interpretato come simbolo di supremazia bianca. L'episodio ha scatenato una bufera di polemiche e la FIFA è stata sollecitata a prendere provvedimenti immediati. I media europei continentali descrivono il segno come inequivocabilmente razzista e chiedono un'indagine approfondita.

IndignazioneAllarme
Stampa atlantica / anglosfera−0.20

Un arbitro australiano è stato accusato di aver fatto un gesto associato al 'white power' durante la diretta mondiale. Tuttavia, la cronaca anglosassone sottolinea la doppia interpretazione del segno dell'OK rovesciato e il fatto che le accuse siano emerse principalmente sui social media. L'approccio resta prudente e basato sui fatti, senza richieste immediate di espulsione.

DistaccoPragmatismo
Stampa latinoamericana−0.90

Il video dell'arbitro VAR Shaun Evans che compie un gesto legato al suprematismo bianco ha fatto il giro del mondo, scatenando una reazione furiosa. Le organizzazioni anti-discriminazione chiedono che venga immediatamente escluso dal torneo, mentre i tifosi latinoamericani accusano la FIFA di debolezza. La polemica è esplosa sui social con un coro di condanna unanime.

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