
L’ascesa di Zack Polanski, l’ecopopulista che divide la sinistra britannica tra accuse e consenso
Il leader dei Verdi britannici sfida alle elezioni locali tra accuse di antisemitismo e una nuova retorica ecopopulista che conquista elettori scontenti del Labour.
Le elezioni locali e regionali che si tengono oggi nel Regno Unito non sono solo un test per i partiti tradizionali: rappresentano il banco di prova per una figura politica destinata a ridefinire il dibattito a sinistra. Zack Polanski, il quarantatreenne leader dei Verdi, di origine ebraica ma dichiaratamente antisionista, ha trasformato la campagna in un referendum sul suo «ecopopulismo», miscela inedita di retorica ambientalista e critica frontale alle élite. Secondo gli analisti londinesi, il suo partito potrebbe registrare risultati significativi, insidiando il Labour proprio nei suoi feudi urbani.
Tuttavia, la sua ascesa si accompagna a polemiche crescenti sul tema dell’antisemitismo. Il Regno Unito ha visto un’impennata di aggressioni contro ebrei, culminata nell’accoltellamento di due uomini a Golders Green. Polanski ha inizialmente criticato il trattamento riservato dalla polizia al sospettato, scatenando accuse di scarsa sensibilità. Un sondaggio YouGov rivela però che solo un quarto degli elettori considera i Verdi un partito con un problema di antisemitismo, contro il trentatré per cento che attribuisce la stessa critica a Labour e Reform UK. L’opinione pubblica, insomma, sembra distinguere tra le posizioni del leader e l’immagine complessiva del movimento.
Dal punto di vista retorico, Polanski ha scelto uno stile radicale. Intervistato da ITV, ha dichiarato che «nessun Paese ha diritto di esistere, solo le persone», riferendosi a Israele, e ha spesso sostituito il tradizionale messaggio verde con battaglie per la giustizia sociale e la causa palestinese. In questo modo corteggia apertamente il voto musulmano, come sottolineano gli osservatori francesi, e punta a diventare il principale polo alternativo ai laburisti, accusati di aver tradito la base progressista.
La reazione delle istituzioni non si è fatta attendere. L’ambasciatore britannico in Israele, Simon Walters, ha tenuto una conferenza stampa per illustrare le misure adottate dal governo a protezione della comunità ebraica, sottolineando che si tratta di «azioni concrete, non solo parole». Nell’ottica di Gerusalemme, la vicenda è seguita con preoccupazione, perché un successo dei Verdi potrebbe normalizzare un discorso che mette in discussione il diritto all’esistenza di Israele.
A Bruxelles, intanto, si guarda con attenzione a questo fenomeno. L’ecopopulismo di Polanski, che ricalca schemi già visti in alcuni movimenti continentali, potrebbe ispirare una nuova generazione di leader verdi in Europa, capaci di unire sensibilità ambientalista e critica sociale. Per l’Italia, il parallelo è con esperienze come quella di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, anche se il contesto britannico rimane peculiare.
Il vero nodo, per gli analisti, è se Polanski riuscirà a mantenere la spinta senza essere fagocitato dalle contraddizioni interne. Se oggi i Verdi dovessero conquistare decine di seggi locali, il Labour di Keir Starmer sarebbe costretto a rivedere la propria strategia, rischiando di perdere la guida della sinistra britannica. Ma il cammino è stretto: il carisma personale e la radicalità delle posizioni potrebbero, nel tempo, trasformarsi in un isolamento politico che finora sembra essere stato abilmente evitato.
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