
L'Australia riscrive le regole per lo screening del cancro alla prostata: test dai 45 anni e stop all'esame rettale di routine
Le nuove linee guida cliniche ampliano la platea dello screening, spostano l'onere del dialogo sui medici di base e integrano la risonanza magnetica per ridurre le biopsie non necessarie.
Un cambiamento profondo nella strategia di diagnosi precoce del cancro alla prostata è stato sancito in Australia con la pubblicazione delle nuove linee guida cliniche. Il documento, elaborato dalla Prostate Cancer Foundation of Australia e approvato dal National Health and Medical Research Council, ridefinisce radicalmente chi, quando e come dovrebbe essere sottoposto a controllo. L'innovazione più significativa è l'abbassamento a 45 anni dell'età in cui i medici di base sono tenuti a offrire attivamente il test del PSA a tutti gli uomini, e non solo a quelli ad alto rischio. Per i profili considerati a maggior pericolo — portatori della mutazione BRCA2, uomini con una storia familiare di malattia o con ascendenza dell'Africa subsahariana — lo screening biennale diventa una raccomandazione esplicita a partire proprio dai 45 anni.
Il meccanismo diagnostico subisce una revisione sostanziale. Il tradizionale esame rettale digitale, a lungo temuto e indicato come il principale deterrente al dialogo con il medico, non è più raccomandato come aggiunta di routine al prelievo di sangue. Al suo posto, le linee guida prescrivono un percorso che, in caso di livelli elevati di PSA, prevede una risonanza magnetica dettagliata prima di qualsiasi biopsia. Secondo Peter Heathcote, a capo del panel di esperti che ha redatto il documento, questa scansione permette di visualizzare le lesioni sospette ed eliminare la necessità di una biopsia invasiva in circa la metà dei casi, riducendo il rischio di complicanze come disfunzione erettile e infezioni.
L'impianto delle nuove regole sposta l'onere dell'iniziativa. Se le precedenti raccomandazioni del 2016 suggerivano agli uomini tra i 50 e i 69 anni di avviare una conversazione con il proprio medico, ora sono i medici di medicina generale a dover proporre proattivamente la valutazione del rischio. Il professor Declan Murphy, urologo e direttore di oncologia genitourinaria al Peter Mac, ha parlato di un "enorme cambiamento" culturale, che mira a intercettare anche chi, come il paziente Mike Watson, non aveva mai ricevuto l'offerta di un test del PSA durante i controlli annuali, fino a scoprire un tumore aggressivo nel 2021. Parallelamente, per arginare il rischio di sovradiagnosi, le linee guida codificano la "sorveglianza attiva" come strategia di prima linea per le forme a basso grado, monitorando la malattia con esami periodici senza ricorrere immediatamente a chirurgia o radioterapia.
L'aggiornamento include anche gli uomini oltre i 70 anni, una coorte precedentemente esclusa dallo screening di routine. Ora si raccomanda il test biennale per chi ha un'aspettativa di vita superiore ai sette anni, una scelta motivata dal professor Jeff Dunn con l'invecchiamento più sano della popolazione. Il prossimo passo concreto sarà la richiesta, da parte della fondazione, di una copertura Medicare per i test ampliati, un passaggio amministrativo che determinerà l'effettiva accessibilità del nuovo protocollo per milioni di australiani.
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L'Australia amplia lo screening e salva vite: i medici offrono il test a più uomini, dai 45 anni, e abbandonano l'esame rettale come barriera.
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