
Tra Washington e Pechino un nuovo equilibrio sull’Iran: Trump valuta di allentare le sanzioni alle compagnie cinesi
Trump annuncia un possibile alleggerimento delle sanzioni sulle compagnie cinesi che acquistano petrolio iraniano, dopo il colloquio con Xi Jinping che condivide la linea sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Al rientro dal vertice di Pechino, Donald Trump ha lasciato intendere un possibile riallineamento delle priorità americane in Medio Oriente. In un’intervista ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, il presidente ha rivelato che Xi Jinping condivide la posizione di Washington sulla necessità di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare e di riaprire lo Stretto di Hormuz, vitale per i flussi energetici globali. Ancora più significativa è l’apertura verso un alleggerimento delle sanzioni imposte alle compagnie petrolifere cinesi che continuano ad acquistare greggio iraniano: “Ne parleremo, prenderò una decisione nei prossimi giorni”, ha dichiarato Trump, segnando un’inversione di rotta rispetto alla linea dura fin qui perseguita.
La mossa va letta sullo sfondo di una complessa partita a tre. Da un lato, la Casa Bianca appare determinata a mantenere la pressione su Teheran: Trump ha parlato di “pazienza quasi esaurita” e di necessità di “operazioni di pulizia” dopo aver “quasi completamente annientato le forze armate iraniane”, una retorica che conferma l’approccio militare già sperimentato. Dall’altro, Pechino aveva finora respinto le sanzioni unilaterali americane, definendole illegali e ordinando alle proprie aziende di non rispettarle. La disponibilità di Trump a rimuovere le sanzioni per le compagnie cinesi rappresenta quindi una concessione a Xi, ottenuta in cambio di un allineamento sulla questione iraniana. Secondo gli analisti di Bruxelles, l’intesa potrebbe aprire uno spiraglio per una soluzione diplomatica, ma solleva anche interrogativi sulla tenuta del fronte occidentale con l’Europa.
Sul fronte nucleare, Trump ha illustrato una proposta ambiziosa: la sospensione del programma iraniano per vent’anni, con la consegna del “materiale nucleare” alla Cina o agli Stati Uniti. L’offerta, seppur lontana dalle posizioni di Teheran, indica una volontà di negoziato che contrasta con la minaccia militare. Il presidente ha inoltre smentito le voci di una capacità missilistica iraniana ancora intatta, sostenendo che l’80% delle infrastrutture sia stato distrutto – un’affermazione che fonti di intelligence internazionali considerano ottimistica. Nell’ottica di Pechino, il ruolo di mediatore potrebbe rafforzare la propria influenza regionale, ma la cautela della diplomazia cinese, che si è limitata a un comunicato asciutto, suggerisce che la partita è ancora aperta.
Per l’Italia e l’Europa, le implicazioni sono immediate. Lo Stretto di Hormuz resta il collo di bottiglia del mercato energetico, e qualsiasi riapertura – o scontro prolungato – incide direttamente sul prezzo del gas e del petrolio. Mentre Trump sembra cercare un’intesa con la Cina, l’Unione europea rischia di rimanere ai margini di un negoziato che riguarda la stabilità dell’intera regione. La prospettiva di un accordo che coinvolga Washington, Pechino e Teheran potrebbe ridurre le tensioni, ma anche consolidare un direttorio bilaterale in cui l’Europa ha poco spazio. Nei prossimi giorni, la decisione sulle sanzioni cinesi sarà il primo test della nuova dinamica.
| Stampa latinoamericana | +0.60 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
La stampa latinoamericana celebra l'incontro tra Trump e Xi come un'alleanza storica per imporre a Teheran la riapertura dello Stretto di Ormuz e la rinuncia al nucleare. Si sottolinea l'accordo per l'acquisto di greggio statunitense da parte della Cina, volto a ridurre la dipendenza dal Golfo Persico e stabilizzare i mercati energetici globali. L'evento è descritto come un punto di svolta nelle relazioni bilaterali, con toni trionfali che enfatizzano la leadership congiunta.
La stampa subsahariana riporta in modo asciutto l'accordo tra Trump e Xi, citando il comunicato della Casa Bianca secondo cui lo Stretto di Ormuz deve rimanere aperto. Vengono menzionati il blocco iraniano iniziato il 28 febbraio e la dipendenza cinese dal greggio mediorientale. Non c'è commento o valutazione, solo fatti nudi e crudi.
La stampa atlantica sposta l'attenzione su un episodio di sequestro di una nave nelle vicinanze dello Stretto di Ormuz mentre Trump è in Cina, complicando gli sforzi statunitensi per porre fine alla guerra con l'Iran. Il tono è allarmato: si sottolinea l'incertezza su chi abbia compiuto il sequestro e il rischio di un'escalation. La vicenda getta un'ombra sugli annunci della cumbre, evidenziando la fragilità della situazione.
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