
Lettonia, cade il governo dopo i droni ucraini deviati dalla Russia: Silina si dimette
La premier lettone Evika Silina lascia dopo la crisi per i droni ucraini sconfinati. Il governo perde la maggioranza a cinque mesi dalle elezioni.
La prima ministra lettone Evika Silina ha annunciato le dimissioni giovedì, facendo precipitare il suo governo di coalizione in una crisi che arriva a pochi mesi dalle elezioni previste per ottobre. Il detonatore è stata la gestione di un incidente che ha scosso uno dei fianchi più sensibili della Nato: tre droni ucraini, deviati dalla guerra elettronica russa, hanno violato lo spazio aereo lettone il 7 maggio, con due che si sono schiantati nella regione orientale di Latgalia, causando un'esplosione in un deposito di petrolio vuoto a Rezekne. La premier ha scaricato la responsabilità sul ministro della Difesa Andris Spruds, del Partito Progressista, imponendone le dimissioni per non aver attivato tempestivamente i sistemi anti-drone. Ma il gesto si è rivelato un boomerang: i Progressisti, in segno di solidarietà, hanno ritirato l'appoggio alla coalizione, lasciando il centrodestra di Silina con soli 41 seggi su 100, contro i 47 dell'opposizione. La presidente della Repubblica incontrerà venerdì i rappresentanti di tutti i partiti per sondare possibili soluzioni.
L'episodio racconta molto della fragilità del fronte baltico, dove la vicinanza con Russia e Bielorussia trasforma qualsiasi incidente in una crisi politica. Secondo gli analisti di Bruxelles, la reazione di Riga rivela una tensione crescente sulla difesa aerea: i sistemi di protezione, nonostante gli investimenti, si sono dimostrati insufficienti a intercettare velivoli leggeri e imprevedibili. Da Mosca, invece, si è subito sottolineato che i droni erano ucraini, alimentando una narrativa secondo cui Kyiv metterebbe a rischio la sicurezza dei suoi stessi alleati. Kiev ha ribattuto che la deviazione è opera della guerra elettronica russa, e che l'Ucraina non ha alcun interesse a violare la sovranità lettone. Ma la polemica ha ormai innescato una crisi che va oltre il singolo incidente: tocca la fiducia nelle capacità di difesa collettiva e la coesione politica interna.
Per l'Italia e per l'Europa, la crisi lettone è un segnale d'allarme. Riga è stata tra i più fermi sostenitori di Kyiv, con aiuti militari consistenti e una linea dura contro il Cremlino. L'instabilità del governo, in un paese che confina con la Russia e con l'exclave bielorussa, rischia di indebolire la posizione atlantica proprio mentre la Nato rafforza il proprio fianco orientale. Le elezioni di ottobre, che ora si terranno probabilmente con un esecutivo dimissionario, potrebbero premiare forze nazionaliste o populiste, con possibili ripercussioni sul sostegno a Ucraina. Secondo osservatori Nato, la vera sfida non è tecnica – come intercettare droni – ma politica: garantire che un incidente di questo tipo non faccia deragliare l'unità dell'alleanza occidentale di fronte alla minaccia russa. La Lettonia si trova ora a dover dimostrare che la sua democrazia sa reagire senza mettere a repentaglio la sicurezza comune.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
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| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Il governo lettone è caduto dopo che droni ucraini hanno sconfinato nel suo territorio, rivelando gravi lacune nella difesa aerea. La premier ha costretto il ministro della Difesa alle dimissioni, ma il suo partito ha ritirato l'appoggio, lasciando la coalizione senza maggioranza. La crisi mette in luce la vulnerabilità del fianco orientale della NATO in un momento di forte tensione con la Russia.
Una disputa politica sulla gestione dei droni ucraini fuori rotta ha portato alle dimissioni della premier lettone. Dopo il licenziamento del ministro della Difesa, i suoi alleati si sono compattati, spaccando la coalizione di governo. L'episodio mette in luce le tensioni interne alla coalizione più che le implicazioni strategiche per la sicurezza.
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