
Teheran riapre i tunnel missilistici e smaschera i limiti dei raid aerei
Con bulldozer e camion, l'Iran ha liberato 50 ingressi su 69 in 18 basi sotterranee, ripristinando la capacità di lancio e mettendo in discussione l'efficacia della strategia di bombardamento americana.
L’Iran ha ripristinato in poche settimane l’accesso a gran parte delle sue basi missilistiche sotterranee, colpite dai raid aerei americani e israeliani. Secondo un’analisi della CNN basata su immagini satellitari, bulldozer e autocarri hanno sgomberato le macerie da cinquanta dei sessantanove ingressi ai tunnel di diciotto siti strategici, riattivando rampe di lancio e arsenali che si temeva fossero stati neutralizzati. Le operazioni di sgombero, iniziate già sotto i bombardamenti, hanno subito un’accelerazione dopo il cessate il fuoco, e in alcuni tratti le strade d’accesso sono state persino riasfaltate.
La rapidità del recupero rivela i limiti della dottrina aerea che per settimane aveva cercato di soffocare le capacità balistiche di Teheran distruggendo vie di comunicazione e ostruendo gli ingressi. "Si sono preparati a questo tipo di guerra per vent’anni", ha osservato Timur Kadyshev, esperto dell’Istituto per la ricerca sulla pace e la sicurezza dell’Università di Amburgo, sottolineando come i tunnel, scavati a centinaia di metri di profondità, richiedano tecnologie costosissime per essere danneggiati in modo permanente, mentre il ripristino può essere compiuto con mezzi semplici. Dal Middlebury Institute of International Studies, Sam Lair ha aggiunto che l’Iran può continuare a lanciare missili finché dispone di rampe e personale addestrato, anche se la produzione venisse fermata.
La vicenda assume contorni ancora più inquietanti alla luce del parallelo avanzamento nucleare: secondo fonti di intelligence, Teheran detterrebbe circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, a un passo dalla soglia bellica, e conserverebbe circa mille missili nel ventre delle montagne. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il pieno ripristino della minaccia missilistica iraniana significa un aumento della pressione sul Mediterraneo orientale e sui corridoi energetici, oltre a riaccendere l’urgenza di una diplomazia che eviti derive incontrollate. L’approccio russo, filtrato dalla stampa moscovita, tende a evidenziare la vulnerabilità della supremazia aerea americana, mentre gli analisti di Bruxelles avvertono che la capacità di rigenerazione delle infrastrutture sotterranee pone interrogativi sulla sostenibilità di qualsiasi strategia puramente militare.
Mentre i negoziati tra Washington e Teheran procedono tra scogli, l’episodio dimostra che le campagne di interdizione aerea, per quanto spettacolari, faticano a scalfire arsenali sepolti e dispersi. La lezione per i pianificatori della difesa – in Europa come negli Stati Uniti – è che la resilienza degli avversari può trasformare vittorie tattiche in stalli strategici, e che solo un quadro di accordi verificabili potrà contenere stabilmente la minaccia.
| Stampa israeliana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | +0.80 | aligned |
| Stampa russa e CSI | +0.40 | aligned |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
L'Iran è già pronto a lanciare altri missili contro Israele dopo aver liberato gli ingressi dei tunnel sotterranei ostruiti dai bombardamenti. Le immagini satellitari mostrano come Teheran abbia ripristinato l'accesso a gran parte dei siti utilizzando mezzi semplici come bulldozer, vanificando temporaneamente gli effetti della campagna aerea. Si sottolinea che l’arsenale missilistico iraniano resta estremamente difficile da mettere fuori uso in modo permanente.
L’Iran ha riattivato gran parte delle sue basi missilistiche sotterranee, dimostrando la resilienza della sua infrastruttura militare nonostante la massiccia campagna di bombardamenti. Gli ingegneri iraniani hanno rapidamente liberato tunnel e accessi con bulldozer e mezzi pesanti, restituendo operatività ai siti strategici. L’ammissione di un ex alto funzionario del Pentagono conferma che le rivendicazioni di danni gravi erano esagerate e che la capacità missilistica di Teheran resta ampiamente intatta.
L’Iran ha risposto ai costosi bombardamenti americani con bulldozer e camion, spalando le macerie che ostruivano i suoi tunnel missilistici. In poche settimane Teheran ha riaperto la maggior parte dei siti sotterranei, vanificando l’effetto di munizioni ad alta tecnologia e ripristinando la capacità di minaccia regionale. L’episodio viene raccontato con ironia, sottolineando il contrasto tra la semplicità dei mezzi iraniani e il costo smisurato dei raid statunitensi.
Immagini satellitari documentano il ripristino da parte dell'Iran delle basi missilistiche sotterranee danneggiate dai raid. Le infrastrutture, scavate in profondità già vent'anni fa, sono state rapidamente liberate dai detriti con mezzi di movimento terra convenzionali. Gli analisti sottolineano che la robustezza di tali siti riduce l'efficacia degli attacchi aerei e costringe a una riflessione sulla strategia di interdizione.
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