
L’Oms chiude il focolaio di hantavirus sulla Hondius, ma il lavoro scientifico è appena iniziato
Dopo 42 giorni di quarantena, l’ultimo contatto è risultato negativo: il ceppo Andes non ha più fatto vittime, ma restano aperti gli interrogativi sull’origine e sulla trasmissione interumana.
Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha annunciato giovedì 2 luglio la fine del focolaio di hantavirus legato alla nave da crociera MV Hondius. L’ultima persona sottoposta a sorveglianza ha completato il periodo di quarantena, è risultata negativa al test ed è rientrata a casa. Dal 25 maggio non sono stati segnalati nuovi casi. Il bilancio complessivo è di tredici contagi – dodici confermati e uno probabile – con tre decessi, tutti tra passeggeri e membri dell’equipaggio.
Il ceppo responsabile, il virus Andes, è l’unico hantavirus noto per la capacità di trasmettersi da uomo a uomo, seppure attraverso contatti stretti e prolungati. La nave, battente bandiera olandese, era salpata il 1° aprile da Ushuaia, nella Terra del Fuoco argentina, per un itinerario che toccava isole remote dell’Atlantico meridionale. Dopo la comparsa dei primi casi, l’imbarcazione ha fatto rotta verso Tenerife, nelle Canarie, dove il 10 maggio sono stati evacuati oltre 120 passeggeri; l’equipaggio ridotto ha poi raggiunto Rotterdam il 18 maggio, restando in quarantena per settimane. L’ipotesi iniziale di un contagio da roditori in aree endemiche dell’Argentina è stata messa in discussione quando, a giugno, il ministero della Salute argentino ha comunicato che un’indagine in una seconda provincia non aveva individuato roditori portatori del virus. L’origine del focolaio resta quindi sconosciuta.
La risposta sanitaria ha coinvolto 33 paesi e territori, con oltre 650 contatti identificati e monitorati. L’Europa è stata direttamente toccata non solo per la bandiera della nave e lo sbarco a Rotterdam, ma anche per il ruolo della Spagna nell’evacuazione e nel rimpatrio dei viaggiatori. Secondo l’Oms, il coordinamento internazionale ha funzionato, ma l’episodio ha messo in luce la necessità di strumenti diagnostici, terapeutici e vaccini specifici, oggi inesistenti. Per questo l’Organizzazione ha avviato uno studio multinazionale che coinvolge 21 paesi, con l’obiettivo di comprendere lo sviluppo della malattia e gettare le basi per contromisure future.
La responsabile per le epidemie ad alto impatto dell’Oms, Diana Rojas Alvarez, ha ricordato che il virus Andes e altri hantavirus restano una minaccia per la salute pubblica in Sudamerica e in altre aree endemiche, e che la sorveglianza deve continuare. L’auspicio, espresso dallo stesso Tedros, è che la vicenda spinga gli Stati membri a completare entro questo mese la parte mancante dell’Accordo pandemico, così da renderlo finalmente operativo. Il prossimo passo concreto sarà dunque la verifica dei progressi negoziali a Ginevra, mentre la comunità scientifica attende i primi risultati dello studio coordinato dall’Oms per colmare le lacune su un virus che, pur raro, ha mostrato di poter viaggiare oltre i confini dei roditori che lo ospitano.
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L'OMS chiude l'emergenza, ma il lavoro degli esperti è appena iniziato.
Il resoconto enfatizza la dichiarazione ufficiale di fine epidemia e il numero di contatti tracciati, trasmettendo un senso di controllo e competenza, mentre accenna a future lezioni per non allarmare.
L'articolo non menziona critiche alla compagnia di crociera o alle autorità sanitarie, né discute l'impatto economico sul settore crocieristico.
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Il blocco omette la storia sanitaria globale, potenzialmente sottovalutandone il significato per viaggiatori e salute pubblica.
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