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venerdì 24 aprile 2026

L'oro di Pittsburgh: Mendoza, il numero uno che ha scelto la famiglia e il record

Quando il commissioner Roger Goodell ha pronunciato il nome di Fernando Mendoza dal palco di Pittsburgh, il giovane quarterback non era tra la folla festante. Era invece a Coral Gables, in Florida, abbracciato alla madre Elsa, costretta su una sedia a rotelle da una sclerosi multipla diagnosticata diciotto anni fa. Una scelta intima e coraggiosa che ha aperto il Draft NFL 2026 con una storia destinata a restare, molto prima ancora che Mendoza scenda in campo con la maglia dei Las Vegas Raiders. La franchigia del Nevada, che non vince una partita di playoff dal 2002, ha puntato su di lui con la prima scelta assoluta, consegnandogli un contratto da 54,6 milioni di dollari interamente garantiti — il più ricco mai firmato da un rookie, superando persino il celebre accordo di Sam Bradford del 2010. Il peso della responsabilità è enorme, ma la dirigenza ha voluto affiancargli il veterano Kirk Cousins per non bruciare le tappe, mentre il leggendario Tom Brady, comproprietario di minoranza, si prepara a fare da mentore.

Eppure, la notte di Pittsburgh non è stata solo la consacrazione di Mendoza. I Los Angeles Rams hanno sconvolto i pronostici selezionando al tredicesimo posto il quarterback Ty Simpson, proveniente da Alabama e con appena quindici partenze al college. Una mossa che, nell’ottica della squadra californiana, ha una logica precisa: lasciare che Simpson maturi alle spalle di Matthew Stafford, veterano con un piede fuori dal ritiro. Secondo gli analisti della lega, il rischio è alto — solo Cam Newton, tra i quarterback con meno di venti presenze da titolare al college, ha vinto un Super Bowl — ma la pazienza potrebbe rivelarsi la chiave.

Dal punto di vista europeo, l’attenzione verso il Draft è cresciuta in modo esponenziale. La Bild tedesca ha parlato di uno “shock” per l’azzardo dei Rams, mentre i media spagnoli hanno sottolineato le radici cubane di Mendoza, che al momento del ritiro del Trofeo Heisman aveva dedicato un discorso in spagnolo ai nonni emigrati negli Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta. Per il pubblico italiano, sempre più affascinato dal football americano, la vicenda di Mendoza rappresenta un perfetto intreccio di talento, sacrificio familiare e ambizione sportiva. Guardando avanti, la domanda non è se farà dimenticare i fallimenti del passato dei Raiders — da JaMarcus Russell in poi — ma quanto la sua storia personale saprà ispirare una franchigia in cerca di riscatto. L’eredità di Brady, il record economico, l’esordio rinviato: il prologo è già da leggenda.

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L'oro di Pittsburgh: Mendoza, il numero uno che ha scelto la famiglia e il record

Quando il commissioner Roger Goodell ha pronunciato il nome di Fernando Mendoza dal palco di Pittsburgh, il giovane quarterback non era tra la folla festante. Era invece a Coral Gables, in Florida, abbracciato alla madre Elsa, costretta su una sedia a rotelle da una sclerosi multipla diagnosticata diciotto anni fa. Una scelta intima e coraggiosa che ha aperto il Draft NFL 2026 con una storia destinata a restare, molto prima ancora che Mendoza scenda in campo con la maglia dei Las Vegas Raiders. La franchigia del Nevada, che non vince una partita di playoff dal 2002, ha puntato su di lui con la prima scelta assoluta, consegnandogli un contratto da 54,6 milioni di dollari interamente garantiti — il più ricco mai firmato da un rookie, superando persino il celebre accordo di Sam Bradford del 2010. Il peso della responsabilità è enorme, ma la dirigenza ha voluto affiancargli il veterano Kirk Cousins per non bruciare le tappe, mentre il leggendario Tom Brady, comproprietario di minoranza, si prepara a fare da mentore.

Eppure, la notte di Pittsburgh non è stata solo la consacrazione di Mendoza. I Los Angeles Rams hanno sconvolto i pronostici selezionando al tredicesimo posto il quarterback Ty Simpson, proveniente da Alabama e con appena quindici partenze al college. Una mossa che, nell’ottica della squadra californiana, ha una logica precisa: lasciare che Simpson maturi alle spalle di Matthew Stafford, veterano con un piede fuori dal ritiro. Secondo gli analisti della lega, il rischio è alto — solo Cam Newton, tra i quarterback con meno di venti presenze da titolare al college, ha vinto un Super Bowl — ma la pazienza potrebbe rivelarsi la chiave.

Dal punto di vista europeo, l’attenzione verso il Draft è cresciuta in modo esponenziale. La Bild tedesca ha parlato di uno “shock” per l’azzardo dei Rams, mentre i media spagnoli hanno sottolineato le radici cubane di Mendoza, che al momento del ritiro del Trofeo Heisman aveva dedicato un discorso in spagnolo ai nonni emigrati negli Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta. Per il pubblico italiano, sempre più affascinato dal football americano, la vicenda di Mendoza rappresenta un perfetto intreccio di talento, sacrificio familiare e ambizione sportiva. Guardando avanti, la domanda non è se farà dimenticare i fallimenti del passato dei Raiders — da JaMarcus Russell in poi — ma quanto la sua storia personale saprà ispirare una franchigia in cerca di riscatto. L’eredità di Brady, il record economico, l’esordio rinviato: il prologo è già da leggenda.

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