
L'oro spinge i miliardari russi a un record: superata la soglia dei trenta miliardi
Per la prima volta nella storia del capitalismo russo post-sovietico, un miliardario ha infranto il tetto dei trenta miliardi di dollari. Alexei Mordashov, magnate dell’acciaio e dell’oro, guida la classifica Forbes 2026 con un patrimonio stimato in 37 miliardi, balzato del 30 per cento rispetto all’anno precedente grazie all’impennata del 80 per cento del prezzo dell’oro. La sua Nordgold, controllata dalla famiglia, ha superato per valore la storica Severstal, simbolo di un’economia sempre più dipendente dalle materie prime. Il dato non è isolato: il numero dei miliardari russi è salito a 155, con una ricchezza complessiva record di 696,5 miliardi di dollari, contro i 625,5 del 2025. A sostenere il balzo ha contribuito anche il rafforzamento del rublo, che sul dollaro ha guadagnato il 16 per cento in un anno. Dietro Mordashov si piazzano Vladimir Potanin, presidente del Norilsk Nickel, e Vagit Alekperov, ex numero uno di Lukoil, entrambi con patrimoni intorno ai 29,5 miliardi. Tra le tredici new entry spiccano i figli di Megdet Rahimkulov, ex rappresentante del Gazprom in Ungheria, a conferma di come le fortune restino saldamente ancorate ai settori energetico e minerario.
L’ottica di Mosca legge questi numeri come una prova di resilienza: nonostante le sanzioni occidentali inasprite dopo l’invasione dell’Ucraina, l’élite finanziaria russa non solo mantiene, ma accresce i propri capitali. Il Cremlino interpreta il dato come un segnale di successo della strategia di reindirizzamento commerciale verso Asia e Medio Oriente. Da Bruxelles, invece, la reazione è di allarme: il record di ricchezza dimostra che le misure restrittive hanno finora colpito solo marginalmente i grandi patrimoni, mentre il sistema economico russo si adatta aggirando i blocchi attraverso intermediari in paesi terzi. Gli analisti europei sottolineano come l’aumento sia trainato da commodity – oro, nichel, petrolio – la cui domanda globale resta alta, complicando ogni tentativo di isolamento finanziario.
L’impatto sull’Italia e sull’Europa è duplice. Da un lato, molte aziende italiane – dalla siderurgia alla moda – avevano legami storici con gli oligarchi oggi sanzionati; la persistenza di queste ricchezze alimenta il rischio di elusioni, nonostante i controlli. Dall’altro, l’impennata del prezzo dell’oro spinge gli investitori europei a riconsiderare le proprie strategie, in un contesto di tassi alti e incertezza geopolitica. La domanda che gli osservatori si pongono è se il trend sia destinato a proseguire. La risposta dipenderà dall’andamento del conflitto in Ucraina e dalla capacità di Mosca di mantenere alti i prezzi delle materie prime. Per ora, la forbice tra l’economia reale, che soffre, e la finanza dei super-ricchi, che vola, non è mai stata così ampia.
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