
L'oro vola verso un guadagno settimanale: le speranze di pace Usa-Iran frenano l'inflazione
Nonostante scambi di fuoco nel Golfo, i mercati scommettono su un accordo. L'oro sale del 2,4%, toccando quota 4.723 dollari l'oncia.
Il metallo giallo continua a macinare rialzi, spinto da un ottimismo che sembra prevalere sulla fragilità del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. L'oro, con un progresso dello 0,8% venerdì, si avvia a chiudere la settimana con un guadagno del 2,4 per cento, il più consistente dallo scorso marzo. A sostenere il prezzo, secondo gli analisti di mercato, è la scommessa degli investitori su un accordo di pace tra Washington e Teheran, capace di allentare le tensioni inflazionistiche e ridurre la pressione sui tassi di interesse.
La tregua, tuttavia, non è stata priva di scossoni: giovedì le due parti si sono scambiate colpi nel Golfo, il test più serio da quando è in vigore il cessate il fuoco. Ma da entrambe le sponde è arrivato un messaggio di prudenza. L'Iran ha dichiarato che la situazione è tornata alla normalità, mentre la Casa Bianca ha sottolineato di non voler escalation.
Lo stesso presidente Trump, in un post su Truth Social, ha confermato la distruzione di obiettivi iraniani, ma ha rinnovato la minaccia di ulteriori azioni militari solo in caso di fallimento del negoziato nucleare. Una ambiguità calcolata che, nell'ottica di Teheran, tiene viva la speranza di un accordo mentre si attende la risposta alla proposta americana. I mercati sembrano crederci: il calo del greggio, effetto della prospettiva di una distensione, ha attenuato i timori di un'inflazione persistente, togliendo pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari.
Questo è il carburante del rally dell'oro, asset non remunerativo che soffre tassi alti. Da Bruxelles, dove la Bce segue con attenzione le oscillazioni del prezzo del metallo prezioso—specie per le ripercussioni sul potere d'acquisto e sul settore della gioielleria, rilevante per l'Italia—si guarda con cautela: l'oro ha perso oltre il 10 per cento dall'inizio del conflitto a fine febbraio, ma il recupero delle ultime settimane suggerisce che il mercato sconta uno scenario di progressiva normalizzazione. L'argento ha seguito la scia, con un balzo dell'1% a 26.901 dollari al chilo sul mercato indiano, a testimonianza di un appetito generalizzato per i metalli preziosi.
La domanda chiave, ora, è quanto durerà questo equilibrio. Da una parte, un accordo definitivo tra Stati Uniti e Iran potrebbe liberare ulteriori flussi di greggio e calmare definitivamente i prezzi, togliendo un ulteriore sostegno all'oro. Dall'altra, ogni scricchiolio della tregua riporterebbe in primo piano la domanda di beni rifugio.
Per ora, il mercato ha scelto di guardare oltre le scaramucce e di credere nella diplomazia. Ma a Teheran e a Washington il conto alla rovescia è appena iniziato.
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