
Crisi a Ceuta: 72mila ingressi, 77 morti e lo scontro nell’Unione Europea
L’afflusso di massa dalla frontiera marocchina ha provocato una crisi umanitaria e diplomatica, mentre l’UE cerca una risposta comune tra accuse di lassismo e richieste di sospensione di Schengen.
Tra il 30 e il 31 luglio circa 72.000 persone hanno varcato irregolarmente la frontiera di Ceuta, l’enclave spagnola in Nord Africa, in quello che il governo di Madrid ha definito l’evento migratorio più imponente mai registrato nel territorio. Secondo il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, 70.000 di loro sono già rientrate in Marocco, mentre circa 2.000 restano nell’enclave, tra cui oltre 850 minori non accompagnati. Il bilancio delle vittime, ancora provvisorio, è salito a 77 morti accertati sul lato spagnolo – in gran parte annegamenti – e ad almeno 11 su quello marocchino, con decine di dispersi.
Le cause dell’ondata, secondo fonti marocchine e spagnole, vanno ricondotte a un intreccio di disinformazione sui social network e reti di trafficanti. Video virali e gruppi WhatsApp diffondevano la falsa notizia che una sentenza del Tribunal Supremo spagnolo – che vieta i respingimenti immediati in mare ma non impedisce i rimpatri successivi – equivalesse a un’apertura delle frontiere. Rabat ha dichiarato di aver messo in guardia Madrid sui rischi della pronuncia, mentre il governo spagnolo ha negato di aver ricevuto informative di intelligence che prefigurassero un afflusso di tale portata.
La crisi ha innescato una frattura diplomatica all’interno dell’Unione. L’Italia, con il sostegno di Danimarca, Finlandia e Repubblica Ceca, ha sospeso l’accordo di Schengen con la Spagna, sebbene Ceuta non faccia parte dello spazio di libera circolazione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “immigrazione incontrollata” come minaccia alla sicurezza, mentre la leader del Rassemblement National Marine Le Pen ha attaccato la politica di regolarizzazioni del governo Sánchez. In una riunione d’emergenza dei ministri dell’Interno UE, è prevalsa tuttavia una dichiarazione di “solida solidarietà” con Madrid e la constatazione che l’area Schengen non è stata compromessa. Sánchez ha replicato accusando alcuni esecutivi europei di agire “spinti da pregiudizio, fake news, ignoranza o interesse politico”.
Sul terreno, la Spagna ha dispiegato una barriera galleggiante di 500 metri e rinforzato i controlli, mentre l’UE si è impegnata a potenziare i sistemi di allerta precoce. L’Italia ha rilanciato la proposta di centri di rimpatrio in Paesi terzi. Intanto, centinaia di famiglie si sono radunate a Fnideq, sul lato marocchino, mostrando foto dei congiunti scomparsi, e organizzazioni come Unicef hanno denunciato la presenza di minori non accompagnati in condizioni di estremo disagio. La vicenda costituisce il primo banco di prova per il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato in vigore a giugno.
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La Spagna deve prepararsi a difendere da sola i suoi territori, perché l'UE e la NATO non sono affidabili.
Costruisce un parallelismo tra la fragilità spagnola e l'inaffidabilità degli alleati, presentando l'isolamento come inevitabile conseguenza.
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