
L'Ue sblocca 90 miliardi per Kiev dopo il veto ungherese: un segnale per l'Italia e l'Europa
Il Consiglio europeo ha approvato ieri un pacchetto di prestiti da 90 miliardi di euro destinati a sostenere l’economia e le forze armate ucraine per i prossimi due anni, dopo che l’Ungheria ha ritirato il proprio veto che bloccava la misura dallo scorso gennaio. La decisione, accompagnata da un nuovo giro di sanzioni contro Mosca, segna una svolta in un braccio di ferro che aveva messo a nudo le crepe dell’unità europea di fronte alla guerra. Secondo gli analisti di Bruxelles, lo sblocco è stato possibile solo dopo che Kiev ha acconsentito a ripristinare il flusso di petrolio russo verso l’Ungheria e la Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba, interrotto a gennaio per un presunto attacco di droni russi.
Budapest e Bratislava, che dipendono ancora in larga misura dal greggio di Mosca, avevano trasformato quella vertenza tecnica in un ostacolo politico, mettendo in discussione la solidarietà europea verso l’Ucraina. Dall’ottica di Pechino, invece, questa mossa viene letta come un tentativo dell’Unione di tenere aperto un fronte di pressione su Mosca in un momento in cui il conflitto sembra logorare anche le capacità occidentali. Mosca, prevedibilmente, ha definito il prestito «un’iniezione di energia a un paziente in coma», mentre a Washington il Dipartimento di Stato ha elogiato la determinazione europea, pur sottolineando la necessità di un impegno bipartisan anche negli Stati Uniti.
Per l’Italia, che contribuisce al bilancio comunitario in misura rilevante, il via libera rappresenta un duplice segnale: da un lato la conferma che l’Europa intende proseguire il sostegno a Kiev nonostante il costo economico e le incognite politiche interne; dall’altro, la rivelazione che la resilienza dell’Unione è ancora soggetta a veti incrociati e interessi nazionali. L’accordo, preparato già a febbraio per il quarto anniversario dell’invasione e poi rinviato, arriva in una fase delicata per l’Ucraina, che vede le sue riserve fiscali assottigliarsi e le linee del fronte sotto pressione. Lo sguardo ora si proietta verso l’autunno: l’esecutivo di Kyiv spera che questo impegno finanziario funga da catalizzatore per un piano di ricostruzione più ampio, ma gli analisti ricordano che senza un cambiamento nello scenario bellico anche i miliardi rischiano di trasformarsi in un semplice palliativo.
Allarga lo sguardo
Attacco missilistico russo su Kiev: 17 morti, nessun intercettore ha funzionato
7 lingue · 71 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
2 lingue · 21 testate
Da TechnologyL’amministrazione Trump esenta i modelli open-weight cinesi dai nuovi test di sicurezza sull’IA
3 lingue · 11 testate