
La chiusura di Hormuz fa lievitare i prezzi dei profilattici in Russia: +13%
Il costo di una confezione di preservativi nelle farmacie russe è salito del 13,2% nel primo trimestre rispetto all’anno precedente, raggiungendo una media di 477 rubli, e nella grande distribuzione il prezzo ha già superato i 530 rubli ad aprile. Il dato, rilevato da analisti di mercato locali, segna un’impennata senza precedenti legata non a dinamiche interne, ma a una crisi che si consuma a migliaia di chilometri di distanza: il conflitto in Medio Oriente e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz. Secondo il gruppo malese Karex, il principale produttore mondiale di profilattici – responsabile del celebre marchio Durex, che da solo rappresenta quasi il 40% del mercato russo in valore – i costi di produzione e logistica sono aumentati dal 25 al 30 per cento.
La ragione è l’interruzione delle rotte marittime nel Golfo Persico, via cruciale per il trasporto del lattice, materia prima essenziale. Il ceo dell’azienda, Goh Miah Kiat, ha annunciato che i rincari al dettaglio arriveranno a regime nei prossimi mesi, con un aggravio atteso del 30 per cento. L’effetto è già tangibile in Russia, dove il prezzo medio è cresciuto del 7% solo da gennaio, mentre le vendite restano piatte – +0,4% nell’intero 2025 – segno che la domanda reagisce con cautela all’inflazione.
Dall’ottica di Mosca, il dato si inserisce in un quadro più ampio di rincari importati: il Paese dipende quasi interamente dalle importazioni di profilattici, e la chiusura di Hormuz ha colpito non solo i flussi energetici ma anche le filiere del benessere quotidiano. Per l’Italia e l’Europa, la vicenda è un alert: dimostra come un blocco navale localizzato possa propagare onde d’urto su merci apparentemente marginali, minacciando la stabilità dei prezzi in settori sensibili come la salute e la prevenzione. Gli analisti di Bruxelles osservano con apprensione il possibile contagio ad altri beni di consumo prodotti in Asia e trasportati via mare.
La prospettiva è che, se la crisi mediorientale dovesse protrarsi, i rincari potrebbero estendersi a scala globale, coinvolgendo non solo i contraccettivi ma l’intero comparto dei dispositivi medici in lattice. Il caso russo è solo l’avvisaglia.
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