
L’ultimo viaggio di Petro a Cuba: appello a Trump per il dialogo, mentre Bogotà si prepara alla rottura
Il presidente colombiano uscente chiede a Washington di scongiurare un’invasione e di avviare colloqui con L’Avana, in un gesto di forte valenza simbolica a pochi giorni dall’insediamento del successore che ha già annunciato la chiusura dell’ambasciata.
A meno di una settimana dalla fine del suo mandato, il presidente colombiano Gustavo Petro ha concluso sabato all’Avana una visita ufficiale che assume i contorni di un testamento politico in politica estera. Durante l’incontro con l’omologo Miguel Díaz-Canel, Petro ha lanciato un appello diretto all’amministrazione statunitense affinché trasformi «il pericolo che si cierne su Cuba» in un’occasione di dialogo, chiedendo esplicitamente al presidente Donald Trump e al segretario di Stato Marco Rubio di scongiurare «un’invasione o un lancio di missili» contro l’isola. La presidenza colombiana ha inquadrato il viaggio come una presa di posizione «contro la guerra nei Caraibi», citando il fallimento di precedenti azioni militari che, secondo Petro, avrebbero ucciso 261 persone, tra cui una cinquantina di colombiani, senza colpire gli obiettivi del narcotraffico.
La missione del capo di Stato uscente si inserisce in un quadro di forte tensione tra Washington e L’Avana. Da gennaio, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco petrolifero e nuove sanzioni che, secondo le fonti ufficiali cubane riprese dalla stampa colombiana, hanno aggravato la crisi economica, provocando blackout diffusi e penuria di alimenti, medicinali e acqua potabile. Petro, che durante il suo mandato ha inviato aiuti umanitari all’isola, ha ribadito la richiesta di «solidarietà con Cuba, minacciata violentemente dal bloqueo», e ha proposto un «dialogo tra civiltà» come alternativa alla pressione massima. Díaz-Canel ha ringraziato per il «profondo e fermo sostegno», mentre il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha colto l’occasione per ribadire l’impegno cubano a favore dei processi di pace colombiani e degli studenti di medicina colombiani formati sull’isola in base agli accordi del 2016 con le Farc.
La visita acquista un significato ulteriore alla luce della transizione in corso a Bogotà. Il presidente eletto Abelardo de la Espriella, esponente della destra radicale che entrerà in carica il 7 agosto, ha annunciato domenica scorsa l’intenzione di rompere le relazioni diplomatiche con Cuba e Nicaragua, definendole «tirannie». Il governo cubano ha replicato vedendo nell’annuncio una «chiara subordinazione» agli interessi di Washington. Petro, dal canto suo, ha incontrato a L’Avana gli studenti colombiani di medicina, esortandoli a proteggersi da quella che ha descritto come «la minaccia che gli Stati Uniti esercitano su questo Paese», e ha criticato la decisione del successore di chiudere le ambasciate in quattordici Paesi.
L’Avana, che fu sede dei negoziati di pace con la guerriglia delle Farc, resta un nodo simbolico per la sinistra latinoamericana. Il viaggio di Petro – il terzo da presidente – si chiude senza impegni operativi immediati, ma lascia sul tavolo un appello al dialogo che si scontra con la linea già tracciata dalla futura amministrazione colombiana. Mentre rappresentanti dei due governi hanno già avviato colloqui senza progressi, secondo fonti ufficiali cubane, il dossier resta aperto in attesa dell’insediamento del nuovo esecutivo a Bogotà, che potrebbe ridisegnare gli equilibri regionali proprio mentre Washington mantiene la sua offensiva di massima pressione sull’isola.
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Petro chiede all'umanità di unirsi a Cuba contro il blocco e la minaccia di invasione, proponendo un patto per risolvere i problemi comuni delle Americhe.
Il blocco umanizza la crisi citando i 15.000 bambini bisognosi di cure, trasformando una disputa geopolitica in una questione di sopravvivenza infantile.
Non menziona le violazioni dei diritti umani a Cuba o le ragioni della posizione di Trump, presentando il blocco come unica causa della sofferenza.
Petro mette in guardia l'umanità dal rischio di un'invasione americana e chiede a Trump di scegliere il dialogo invece della forza.
Il blocco costruisce una gerarchia di minacce, ponendo l'invasione USA come pericolo imminente e il dialogo come unica alternativa, senza approfondire le ragioni di entrambe le parti.
Non riporta le dichiarazioni di Petro sulla solidarietà con i bambini cubani, concentrandosi solo sull'aspetto geopolitico della minaccia.
Petro chiede dialogo a Trump per evitare un'invasione di Cuba, mentre Trump considera l'isola una minaccia.
Il blocco adotta un registro di cronaca pura, riportando le dichiarazioni senza aggiungere contesto o giudizio, lasciando al lettore la valutazione.
Non include il riferimento ai bambini cubani o alla solidarietà umanitaria, riducendo la visita a un semplice scambio diplomatico.
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