
Trump pubblica la mappa del Venezuela come 51° Stato, mentre Caracas avvia il dialogo politico
Il presidente statunitense ha condiviso su Truth Social l'immagine del paese sudamericano con la bandiera a stelle e strisce, in un momento in cui Parlamento e opposizione annunciano colloqui sostenuti da Washington.
Donald Trump è tornato a rappresentare il Venezuela come cinquantunesimo Stato degli Stati Uniti. Sabato pomeriggio, sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente ha pubblicato una mappa del territorio venezuelano interamente colorato con la bandiera americana e la didascalia «51st State». L’immagine, già diffusa a maggio, è stata rilanciata anche dagli account ufficiali della Casa Bianca. Il gesto arriva a poche ore dall’avvio, previsto per lo stesso sabato, di colloqui tra il Parlamento venezuelano e gruppi di opposizione, con il sostegno di Washington, per promuovere la transizione democratica.
La retorica annessionista si inserisce in un quadro di tutela statunitense sul paese dopo la cattura di Nicolás Maduro. Il 3 gennaio scorso forze militari americane avevano arrestato l’allora presidente a Caracas, trasferendolo a New York, dove attende un processo federale per narcoterrorismo. Da allora, secondo fonti vicine all’amministrazione, gli Stati Uniti esercitano un ruolo di supervisione sul governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez, già vicepresidente, con l’obiettivo dichiarato di accompagnare il Venezuela verso elezioni libere. Trump, in dichiarazioni rilasciate venerdì, ha affermato che il paese non è ancora «preparato» per il voto, pur registrando «progressi», e ha elogiato il lavoro di Rodríguez, sottolineando i benefici che il mercato petrolifero sta portando alle imprese statunitensi e alla popolazione venezuelana.
Il nuovo post presidenziale non è accompagnato da commenti estesi, ma riprende una linea già espressa a metà maggio, quando Trump aveva dichiarato a Fox News di «considerare seriamente» l’annessione. In quell’occasione, la stessa Rodríguez aveva risposto che una simile ipotesi «non sarebbe mai stata presa in considerazione». L’attuale tornata di negoziati interni, tuttavia, si apre senza la partecipazione della leader dell’opposizione María Corina Machado, la quale ha precisato di non aver contribuito alla progettazione del dialogo, pur avendo in precedenza sollecitato una trattativa «seria» con l’accompagnamento americano per ripristinare la democrazia attraverso elezioni presidenziali.
L’iniziativa comunicativa su Caracas si affianca ad analoghe provocazioni rivolte in passato a Canada e Groenlandia, evocati come possibili nuovi Stati. Sul dossier venezuelano, la Casa Bianca non ha fissato un calendario elettorale, mentre il controllo sulle riserve petrolifere e la collaborazione riaperta tra i due paesi restano i cardini di una fase in cui, secondo gli osservatori, la retorica dell’annessione convive con la ricerca di una stabilizzazione politica ancora indefinita.
| Stampa russa e CSI | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
La Russia denuncia la mossa di Trump come un tentativo di annessione imperialista, svelando le motivazioni economiche dietro la provocazione.
Il meccanismo consiste nello smascherare le intenzioni reali di Trump citando esplicitamente le riserve petrolifere come movente, trasformando un gesto apparentemente scherzoso in una minaccia concreta.
Lascia fuori il contesto dell'arresto di Maduro e del processo per narcoterrorismo, che potrebbe fornire una giustificazione parziale alla mossa di Trump come parte di una strategia più ampia.
L'America Latina ridimensiona la mossa di Trump a una provocazione ripetitiva, ironizzando sulla sua serietà e collegandola al contesto del processo a Maduro.
Il meccanismo è l'ironizzazione: si sottolinea la ripetitività e l'assurdità del gesto, inserendolo in una serie di provocazioni già note, sminuendone la portata.
Tace il riferimento ai 40 trilioni di dollari di riserve petrolifere come movente economico, che darebbe maggiore concretezza alla minaccia di annessione e ridurrebbe l'ironia.
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