
La Banca africana di sviluppo lancia l’allarme: il super El Niño costerà all’Africa fino a 20 miliardi di dollari
Secondo le stime del direttore per il clima Anthony Nyong, la riduzione del PIL nei paesi più colpiti si accompagnerà a migrazioni di massa e a un fabbisogno immediato di 100 miliardi di dollari per l’adattamento.
L’arrivo di un El Niño di intensità eccezionale – definito “super” o “Godzilla” dai previsori – potrebbe infliggere un colpo da 10 a 20 miliardi di dollari alle economie dei paesi africani più esposti, con una contrazione media del PIL compresa tra l’1 e il 2 per cento. È il primo allarme quantificato da una grande banca multilaterale di sviluppo, lanciato in un’intervista da Anthony Nyong, direttore per il cambiamento climatico e la crescita verde della Banca africana di sviluppo (AfDB). L’istituto aveva previsto a maggio una crescita continentale del 4,2 per cento quest’anno e del 4,4 per cento nel 2027, ma quelle stime non tenevano conto dell’evoluzione del fenomeno climatico, che secondo i meteorologi potrebbe diventare uno dei più violenti mai registrati qualora il riscaldamento del Pacifico proseguisse ai ritmi attuali.
Oltre alla minaccia per la sicurezza alimentare e idrica, Nyong ha messo in guardia contro il cosiddetto “fossato della finanza climatica”: i governi, già a corto di risorse, rischiano di dover distrarre fondi da sanità, istruzione e infrastrutture per far fronte ai danni, mentre i settori bancari potrebbero essere scossi dal deterioramento dei prestiti legati alle opere danneggiate. L’esperienza dell’ultimo El Niño, tra il 2023 e il 2024, ha già mostrato la portata dei danni: siccità severa in Africa australe, piogge torrenziali e inondazioni in Africa orientale, raccolti distrutti, impennata dei prezzi alimentari e livelli record del mare lungo le coste. L’AfDB stima che solo quest’anno gli agricoltori africani subiranno perdite di reddito per circa 330 milioni di dollari, mentre la pesca è colpita dall’aumento delle temperature marine e dalle tempeste.
La risposta della banca si concretizzerà in un seminario interno previsto per settembre, durante il quale i vertici valuteranno l’impatto sugli investimenti in corso e pianificheranno la ristrutturazione dei progetti per aiutare i paesi a gestire l’emergenza. Nyong ha indicato che l’AfDB è pronta a mobilitare risorse aggiuntive attingendo a fondi multilaterali come il Green Climate Fund, il Fondo di adattamento e i nuovi meccanismi per perdite e danni. Il fabbisogno finanziario immediato per l’adattamento climatico del continente, già stimato in circa 50 miliardi di dollari per i prossimi dodici mesi, lieviterà ora di altri 30-50 miliardi a causa del super El Niño, portando la cifra complessiva a 100 miliardi. Un rapporto delle Nazioni Unite citato dalla banca ricorda che entro il 2035 i paesi in via di sviluppo avranno bisogno di 365 miliardi di dollari l’anno per affrontare il cambiamento climatico, a fronte di soli 26 miliardi di finanziamenti pubblici internazionali per l’adattamento registrati nel 2023.
Sul fronte umanitario, la banca ha identificato Sudan, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Mali, Burundi e Nigeria come i paesi più vulnerabili. Nyong ha avvertito che il prezzo del mais, alimento base in molte delle aree colpite, potrebbe raddoppiare, innescando migrazioni di massa e aggravando le tensioni per l’accesso a pascoli e acqua in regioni già fragili. La siccità che attanaglia da anni il Sahel potrebbe persistere, mentre il caso del Mozambico dopo il ciclone Idai del 2019 dimostra che la ricostruzione può richiedere anni, prolungando gli effetti recessivi ben oltre la fase acuta dell’evento climatico.
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