
La Bce frena Revolut: stop ai nuovi prodotti finché non rafforza i controlli interni
Nell’estate del 2025, la Banca centrale europea ha imposto a Revolut un blocco temporaneo al lancio di nuovi prodotti finanziari in Europa, una misura senza precedenti per la fintech britannica che conta oggi 75 milioni di clienti nel mondo. Secondo quanto ricostruito dal Financial Times, l’intervento è scattato dopo che i supervisori di Francoforte hanno rilevato carenze sistemiche nei processi interni di valutazione dei rischi e conformità normativa. Al di fuori dell’Unione, le restrizioni sono state ancora più severe: alla società è stato vietato acquisire nuovi clienti e procedere con operazioni di fusione e acquisizione. Le limitazioni, mai rese pubbliche ufficialmente, sono state comunicate al consiglio di amministrazione europeo di Revolut a luglio, segnando un punto di svolta nei rapporti tra il regolatore e una delle realtà più dinamiche del panorama fintech.
Il nodo centrale, secondo gli analisti di Bruxelles, è la cultura aziendale promossa dall’amministratore delegato Nikolaj Storonksy, che lui stesso ha definito «missili a ricerca autonoma»: i team sviluppano e lanciano prodotti con un controllo interno minimo, privilegiando la velocità alla prudenza. Un approccio che ha permesso a Revolut di crescere a ritmi vertiginosi, ma che ora solleva interrogativi sulla sostenibilità di un modello così aggressivo in un contesto normativo sempre più attento alla stabilità finanziaria. La Bce ha chiesto un audit indipendente delle funzioni di rischio, compliance e legale, e ha subordinato la revoca del blocco alla correzione delle lacune individuate. Per l’Italia e l’Europa, il caso Revolut assume un significato emblematico: da un lato, dimostra la determinazione delle autorità di vigilanza a non concedere deroghe nemmeno ai campioni dell’innovazione; dall’altro, solleva il tema di come bilanciare la spinta all’efficienza tecnologica con la necessità di presidi robusti contro i rischi operativi e reputazionali.
La prospettiva di Londra, dove Revolut ha sede legale, è quella di un’azienda che ha saputo conquistare quote di mercato grazie a un’offerta rapida e low-cost, ma che ora deve dimostrare di poter competere anche sul terreno della solidità istituzionale. Per Pechino, che osserva con interesse l’evoluzione del settore fintech europeo, il caso conferma la difficoltà di conciliare innovazione e regolamentazione in un mercato frammentato come quello dell’Unione. Guardando avanti, il futuro di Revolut dipenderà dalla capacità di adattare la propria governance senza perdere lo slancio che l’ha resa un fenomeno globale. Se la Bce manterrà la linea dura, altre fintech potrebbero trovarsi a dover rivedere i propri modelli operativi, in un settore dove la fiducia dei regolatori è ormai un asset strategico quanto la tecnologia.
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