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mercoledì 13 maggio 2026

L'Ue minaccia la Biennale: stop ai fondi se resta la Russia. E il governo si spacca

Bruxelles esplora ogni leva contro la presenza russa a Venezia. Il caso divide il centrodestra tra Giuli e Buttafuoco.

L’Unione europea non intende più tollerare che la Biennale di Venezia, festival d’arte tra i più prestigiosi al mondo, diventi una vetrina per la Russia di Putin. Il commissario per la Cultura, Glenn Micallef, ha annunciato che Bruxelles userà «ogni leva a disposizione, anche al di là del settore culturale», per far rispettare le sanzioni contro Mosca. Un’escalation che rischia di trasformare una querelle artistica in una crisi diplomatica tra l’Italia e le istituzioni comunitarie, con ripercussioni sul finanziamento europeo dell’evento.

La tensione è esplosa intorno alla figura del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, giornalista di area postfascista il cui profilo WhatsApp campeggia con il motto «Me ne frego», caro allo squadrismo storico. Buttafuoco ha replicato alle pressioni con una dichiarazione che ha gelato i ministeriali: «Temo l’Occidente più di Putin». Per gli analisti di Bruxelles, un’uscita che suona come una sfida aperta all’intero impianto sanzionatorio. Ma il vero terremoto è avvenuto all’interno del governo italiano. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, da molti indicato come l’unico esponente dell’esecutivo ad aver preso posizione contro la deriva filorussa, ha dovuto chiedere scusa per un acceso battibecco in Consiglio dei ministri. Secondo fonti di Palazzo Chigi, la premier Giorgia Meloni avrebbe preteso una riconciliazione con Buttafuoco, pur di non esacerbare le divisioni in un partito, Fratelli d’Italia, già in fibrillazione.

Nel frattempo, la situazione sul campo artistico si è fatta incandescente. La giuria della Biennale, dopo aver deciso di non assegnare premi a Israele e Russia – due Paesi i cui leader sono sotto indagine della Corte penale internazionale – si è dimessa in blocco. Per molti osservatori europei, è la prova che la direzione di Buttafuoco ha creato un cortocircuito politico prima ancora che culturale. Da Stoccolma, il quotidiano Göteborgs-Posten ha parlato di «caos culturale», mentre la stampa spagnola ha rilanciato la minaccia di Bruxelles. L’Italia si trova così a gestire un doppio fronte: da un lato la necessità di non rompere con l’Unione, dall’altro la volontà di non sacrificare una figura impopolare ma fedele alla linea sovranista.

La partita, a questo punto, si gioca su due tavoli. Sul primo, la Biennale rischia di perdere i finanziamenti pubblici europei, un duro colpo per un’istituzione che vive anche di contributi comunitari. Sul secondo, il governo Meloni deve dimostrare di saper tenere insieme l’appeal internazionale e le istanze del proprio elettorato. Se Bruxelles dovesse procedere con il taglio dei fondi, la frattura con Roma si allargherebbe, ma la premier potrebbe cavalcare il risentimento anti-europeo. Resta aperto anche lo scenario di una mediazione, in cui Buttafuoco faccia un passo indietro sul nodo della partecipazione russa. Per ora, però, l’unico segnale concreto è il silenzio di Giuli, che dopo lo scontro in Cdm evita i riflettori. E la Biennale, intanto, prosegue: un’edizione destinata a lasciare il segno ben oltre i confini dell’arte.

Divergenza — chi la racconta come
10%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.40 a −0.20
CriticoFavorevole
EURLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.40critical
Stampa latinoamericana−0.20neutral
Stampa europea continentale−0.40

La stampa europea continentale descrive la vicenda come un caos politico-culturale, con il commissario Ue che minaccia di usare tutte le leve disponibili, anche oltre la cultura, per far rispettare le sanzioni alla Biennale. Il ministro italiano Giuli viene visto come isolato in patria ma apprezzato a Bruxelles, mentre il presidente della Biennale Buttafuoco ostenta slogan fascisti e sfida l’Occidente. Il tono è critico verso la deriva autoritaria e la mancanza di coerenza del governo italiano.

IndignazioneScetticismoIronia
Stampa latinoamericana−0.20

La stampa latinoamericana riporta la notizia in modo distaccato, concentrandosi sulla minaccia della Ue di usare tutti gli strumenti disponibili per fare pressione sulla Biennale a causa della presenza russa. Viene sottolineato l’aspetto diplomatico e sanzionatorio, senza entrare nel merito delle polemiche interne italiane. Il tono è descrittivo e pragmatico, con un occhio alle dinamiche di potere internazionali.

DistaccoPragmatismo
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Sette ore e 48 minuti: lo studio su 500mila persone individua la durata ideale del sonno·New York, barca si capovolge vicino a Liberty Island: morti una donna e un neonato·Giornata mondiale dei popoli indigeni: voci, colori e rivendicazioni da Dacca a Hyderabad·Europei di atletica, a Birmingham la nuova guida anti-sessualizzazione e il peso svedese·Netanyahu respinge il piano di pace Usa per Gaza già accettato da Hamas·L’India travolta dagli infortuni: Laxman difende il Centro di Eccellenza·La musica di Taylor Swift sparisce dai video di Trump su TikTok·Jacy segna, cade nel tunnel e si infortuna: gol annullato, Coritiba vince·Sette ore e 48 minuti: lo studio su 500mila persone individua la durata ideale del sonno·New York, barca si capovolge vicino a Liberty Island: morti una donna e un neonato·Giornata mondiale dei popoli indigeni: voci, colori e rivendicazioni da Dacca a Hyderabad·Europei di atletica, a Birmingham la nuova guida anti-sessualizzazione e il peso svedese·Netanyahu respinge il piano di pace Usa per Gaza già accettato da Hamas·L’India travolta dagli infortuni: Laxman difende il Centro di Eccellenza·La musica di Taylor Swift sparisce dai video di Trump su TikTok·Jacy segna, cade nel tunnel e si infortuna: gol annullato, Coritiba vince·
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mercoledì 13 maggio 2026

L'Ue minaccia la Biennale: stop ai fondi se resta la Russia. E il governo si spacca

Bruxelles esplora ogni leva contro la presenza russa a Venezia. Il caso divide il centrodestra tra Giuli e Buttafuoco.

L’Unione europea non intende più tollerare che la Biennale di Venezia, festival d’arte tra i più prestigiosi al mondo, diventi una vetrina per la Russia di Putin. Il commissario per la Cultura, Glenn Micallef, ha annunciato che Bruxelles userà «ogni leva a disposizione, anche al di là del settore culturale», per far rispettare le sanzioni contro Mosca. Un’escalation che rischia di trasformare una querelle artistica in una crisi diplomatica tra l’Italia e le istituzioni comunitarie, con ripercussioni sul finanziamento europeo dell’evento.

La tensione è esplosa intorno alla figura del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, giornalista di area postfascista il cui profilo WhatsApp campeggia con il motto «Me ne frego», caro allo squadrismo storico. Buttafuoco ha replicato alle pressioni con una dichiarazione che ha gelato i ministeriali: «Temo l’Occidente più di Putin». Per gli analisti di Bruxelles, un’uscita che suona come una sfida aperta all’intero impianto sanzionatorio. Ma il vero terremoto è avvenuto all’interno del governo italiano. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, da molti indicato come l’unico esponente dell’esecutivo ad aver preso posizione contro la deriva filorussa, ha dovuto chiedere scusa per un acceso battibecco in Consiglio dei ministri. Secondo fonti di Palazzo Chigi, la premier Giorgia Meloni avrebbe preteso una riconciliazione con Buttafuoco, pur di non esacerbare le divisioni in un partito, Fratelli d’Italia, già in fibrillazione.

Nel frattempo, la situazione sul campo artistico si è fatta incandescente. La giuria della Biennale, dopo aver deciso di non assegnare premi a Israele e Russia – due Paesi i cui leader sono sotto indagine della Corte penale internazionale – si è dimessa in blocco. Per molti osservatori europei, è la prova che la direzione di Buttafuoco ha creato un cortocircuito politico prima ancora che culturale. Da Stoccolma, il quotidiano Göteborgs-Posten ha parlato di «caos culturale», mentre la stampa spagnola ha rilanciato la minaccia di Bruxelles. L’Italia si trova così a gestire un doppio fronte: da un lato la necessità di non rompere con l’Unione, dall’altro la volontà di non sacrificare una figura impopolare ma fedele alla linea sovranista.

La partita, a questo punto, si gioca su due tavoli. Sul primo, la Biennale rischia di perdere i finanziamenti pubblici europei, un duro colpo per un’istituzione che vive anche di contributi comunitari. Sul secondo, il governo Meloni deve dimostrare di saper tenere insieme l’appeal internazionale e le istanze del proprio elettorato. Se Bruxelles dovesse procedere con il taglio dei fondi, la frattura con Roma si allargherebbe, ma la premier potrebbe cavalcare il risentimento anti-europeo. Resta aperto anche lo scenario di una mediazione, in cui Buttafuoco faccia un passo indietro sul nodo della partecipazione russa. Per ora, però, l’unico segnale concreto è il silenzio di Giuli, che dopo lo scontro in Cdm evita i riflettori. E la Biennale, intanto, prosegue: un’edizione destinata a lasciare il segno ben oltre i confini dell’arte.

Divergenza — chi la racconta come
10%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.40 a −0.20
CriticoFavorevole
EURLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.40critical
Stampa latinoamericana−0.20neutral
Stampa europea continentale−0.40

La stampa europea continentale descrive la vicenda come un caos politico-culturale, con il commissario Ue che minaccia di usare tutte le leve disponibili, anche oltre la cultura, per far rispettare le sanzioni alla Biennale. Il ministro italiano Giuli viene visto come isolato in patria ma apprezzato a Bruxelles, mentre il presidente della Biennale Buttafuoco ostenta slogan fascisti e sfida l’Occidente. Il tono è critico verso la deriva autoritaria e la mancanza di coerenza del governo italiano.

IndignazioneScetticismoIronia
Stampa latinoamericana−0.20

La stampa latinoamericana riporta la notizia in modo distaccato, concentrandosi sulla minaccia della Ue di usare tutti gli strumenti disponibili per fare pressione sulla Biennale a causa della presenza russa. Viene sottolineato l’aspetto diplomatico e sanzionatorio, senza entrare nel merito delle polemiche interne italiane. Il tono è descrittivo e pragmatico, con un occhio alle dinamiche di potere internazionali.

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