
La Corte Suprema Usa verso la revoca della protezione temporanea per haitiani e siriani
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha mostrato una chiara inclinazione a consentire all’amministrazione Trump di smantellare il programma che protegge dalla deportazione centinaia di migliaia di migranti. Durante le argomentazioni orali, la maggioranza conservatrice è apparsa scettica verso le sfide legali che puntano a bloccare la revoca del Temporary Protected Status (TPS) per cittadini di Haiti e Siria. Il giudizio finale, atteso entro giugno, potrebbe esporre a espulsione forzata fino a un milione e trecentomila persone che oggi vivono e lavorano legalmente nel Paese.
Il TPS è un istituto concepito dal Congresso nel 1990 per offrire riparo temporaneo a chi fugge da guerre, disastri naturali o condizioni straordinarie. Nel corso dei decenni, ogni Presidente — repubblicano o democratico — lo ha rinnovato per comunità fragili. Oggi coinvolge diciassette nazionalità, dalla Siria devastata dal conflitto ad Haiti sconvolta da violenze e povertà estrema. L’amministrazione Trump, tuttavia, lo considera un abuso della generosità nazionale e ha già revocato le designazioni per tredici Paesi dall’inizio del secondo mandato.
L’avvocato generale John Sauer ha sostenuto che il Congresso ha conferito al Segretario alla Sicurezza Interna una discrezionalità insindacabile, sottratta al controllo giudiziario. Di contro, i legali dei ricorrenti hanno evocato il «livore razziale del presidente verso gli immigrati non bianchi», citando dichiarazioni sprezzanti attribuite a Trump. I giudici progressisti hanno colto l’occasione per interrogare i limiti del potere esecutivo, ma il fronte conservatore ha lasciato trapelare la volontà di riconoscere un ampio margine di manovra all’amministrazione.
Fuori dall’aula, la protesta ha mescolato striscioni e storie di lunga militanza. «La dignità umana non ha scadenza» recitava un cartello, mentre si alternavano badanti haitiane, rifugiati siriani e anziani statunitensi che dipendono dalla loro assistenza. Una residente ottantaduenne della Virginia ha raccontato di aver visto il marito assistito fino all’ultimo da operatori immigrati: «È un modo per restituire il dono che l’America ha fatto ai miei nonni irlandesi».
L’ottica dei Caraibi e del Medio Oriente suggerisce che una deportazione massiccia rischierebbe di aggravare situazioni già al collasso. Governi fragili come quello haitiano difficilmente potrebbero assorbire centinaia di migliaia di rimpatriati, mentre la Siria resta segnata da instabilità e sanzioni. Secondo gli analisti di Bruxelles, un’eventuale fine del TPS potrebbe innescare movimenti secondari verso l’Europa, aumentando la pressione sul Mediterraneo centrale, proprio mentre l’Italia e l’Unione lavorano a un nuovo Patto su migrazione e asilo.
Se la Corte Suprema avallasse la linea di Trump, si consoliderebbe un precedente pericoloso: il potere di revocare ogni protezione temporanea senza obbligo di giustificazione, trasformando la politica umanitaria in uno strumento di espulsione rapida. L’esito va oltre il destino di un milione di vite; ridisegna l’architettura della discrezionalità esecutiva in materia migratoria. L’Europa, e in particolare l’Italia con la sua esposizione geografica, osserva con ansia: ciò che accade a Washington può accelerare spostamenti di popolazioni che nessuna frontiera, per quanto fortificata, riuscirà a contenere senza una strategia condivisa.
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