
La débâcle svedese all’Eurovision: ventesimo posto e reazioni sferzanti dai vicini nordici
Svezia al peggior risultato dal 2009 con 51 punti. Tra ironie danesi e malcontento tedesco, l’analisi: l’Europa era stanca del dominio svedese.
L’Eurovision Song Contest 2026, celebrato a Vienna, ha riservato alla Svezia uno dei suoi capitoli più amari. La cantante Felicia, con il brano «My system», ha chiuso al ventesimo posto con soli 51 punti, segnando il peggior risultato dalla mancata qualificazione del 2010. Un tracollo che la stessa interprete ha definito «pieno di vergogna», chiedendo scusa al pubblico svedese e confessando di non avere compreso l’assenza di voti. «Pensavo: cosa sta succedendo?», ha dichiarato, ancora sconcertata.
La reazione dei Paesi vicini non si è fatta attendere e ha assunto toni impietosi. La stampa danese, attraverso le pagine di Ekstra Bladet, ha parlato di «deportazione dei colpevoli» e suggerito, con ironia, di «chiudere le frontiere» per impedire il ritorno degli autori del flop. In Germania, dove Sarah Engels ha ottenuto un altrettanto deludente ventitreesimo posto, i lettori del quotidiano Bild si sono espressi in modo tranchant: la maggioranza chiede che la Germania abbandoni il concorso, stanchi di contribuire finanziariamente come membro dei Big Five senza raccogliere risultati.
Oltre le reazioni a caldo, emerge una lettura strategica del risultato svedese. Secondo gli analisti di Stoccolma, in molti Paesi europei era cresciuta una sottile insofferenza verso i continui successi della Svezia, data quasi per scontata sul podio. L’esibizione di Felicia, giudicata troppo cupa e poco accessibile, potrebbe aver pagato lo scotto di un pubblico saturo. A rendere ancora più bruciante il tracollo concorre il dato della semifinale: la Svezia si è qualificata per soli 17 punti di distacco dall’Estonia, ultima delle escluse, suggerendo che il declino non fosse del tutto imprevisto.
Ora la domanda è se questa débâcle segnerà una svolta per la partecipazione svedese. Per la stessa Felicia l’amarezza è grande, ma non tale da indurla a «nascondersi e morire», come ha dichiarato. La competizione, però, cambia volto: anche l’Italia, altro membro dei Big Five, osserva con interesse come il dominio scandinavo si sia incrinato, aprendo forse una nuova fase per il concorso. La lezione per Stoccolma è chiara: il ritorno al tavolo da disegno è d’obbligo, e la prossima edizione a Sofia – in Bulgaria – dirà se la Svezia saprà davvero risorgere.
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