
La FDA riapre il dossier sui peptidi, tra spinte politiche e vuoti di evidenza scientifica
Un comitato consultivo valuta l'inserimento di sette sostanze nella lista per la preparazione galenica, mentre gli scienziati dell'agenzia restano scettici e il segretario Kennedy spinge per un accesso più ampio.
La Food and Drug Administration ha avviato il 23 luglio una riunione di due giorni del suo Pharmacy Compounding Advisory Committee per decidere se raccomandare l'inserimento di sette peptidi nella cosiddetta 503A Bulks List, un elenco che autorizzerebbe le farmacie di compounding a utilizzarli in preparazioni magistrali. Le sostanze in esame – tra cui BPC-157, TB-500, Semax ed Epitalon – sono promosse da influencer del benessere e podcaster come Joe Rogan per la guarigione dei tessuti, il recupero muscolare e la longevità, ma non hanno mai ottenuto l'approvazione formale dell'agenzia e sono attualmente reperibili soltanto attraverso cliniche private o mercati online non regolamentati.
La posizione degli scienziati di carriera della FDA, espressa nei documenti preparatori, è di netta chiusura: per ciascuno dei sette peptidi i revisori hanno dichiarato di non aver trovato dati clinici sufficienti a dimostrarne sicurezza ed efficacia, sollevando preoccupazioni su rischi di contaminazione, reazioni allergiche e assenza di standard qualitativi. La maggior parte delle evidenze disponibili proviene da studi su animali, non su esseri umani. Anche l'Institute for Safe Medication Practices, in un libro bianco pubblicato a maggio, ha definito «allarmante» la mancanza di prove cliniche per un uso umano.
Sul fronte opposto si colloca il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., che ha pubblicamente dichiarato di essere un «grande fan» dei peptidi e di averli usati per curare infortuni, e che secondo diverse fonti avrebbe favorito la nomina nel panel di esperti con legami finanziari con l'industria. Almeno sette dei venti membri del comitato possiedono cliniche del benessere, farmacie di compounding o società di consulenza che commercializzano peptidi, una composizione che ha spinto l'ex funzionario FDA Peter Lurie a dichiarare che in circostanze normali queste sostanze sarebbero «morte», ma con un panel così «impilato» non si può avere alcuna certezza sull'esito.
La posta in gioco per il mercato europeo e italiano è indiretta ma rilevante: un via libera negli Stati Uniti potrebbe accelerare la domanda globale e alimentare un'offerta transfrontaliera già oggi fiorente su canali digitali, mentre le agenzie regolatorie del vecchio continente restano ancorate al principio di precauzione. Il voto del comitato, atteso entro la seduta del 24 luglio, non è vincolante per la FDA, ma rappresenta un passaggio chiave in un dossier che intreccia scienza, politica e interessi commerciali.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
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La riapertura del dossier sui peptidi viene presentata come una mossa influenzata da pressioni politiche e interessi economici, mettendo in dubbio la scientificità della decisione. L'enfasi è sulla mancanza di prove solide e sulla possibile esposizione dei pazienti a rischi non necessari.
La riapertura del dossier viene vista come un'opportunità per aggiornare le linee guida alla luce di nuove ricerche, pur riconoscendo le incertezze. L'approccio è pragmatico: si sottolinea la necessità di più studi ma anche di non bloccare l'innovazione.
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