
La FIDE sospende la Russia per gli eventi scacchistici nei territori occupati
La decisione arriva dopo lo stop del TAS di Losanna: gli atleti russi potranno ancora gareggiare ma solo a titolo individuale e sotto bandiera neutrale.
La sospensione decisa dalla Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE) è scattata in automatico dopo che la Federazione scacchistica russa ha ignorato la scadenza del 9 giugno imposta dal Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna. A marzo, il TAS aveva stabilito che l'organizzazione di tornei in Crimea e nelle regioni ucraine occupate di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia costituiva una violazione della sovranità ucraina, e aveva concesso novanta giorni per cessare tali attività. La sanzione durerà tre anni o fino al pieno adeguamento alla sentenza. Da Mosca la reazione è stata immediata: Dmitrij Sviščëv, vicepresidente del comitato sportivo della Duma, ha denunciato un’inammissibile ingerenza negli affari interni, mentre il presidente della federazione russa Andrej Filatov ha annunciato il possibile ricorso, pur riconoscendo che la misura non giunge inattesa.
Nonostante la sospensione, la FIDE ha voluto tutelare i diritti individuali: gli scacchisti russi potranno continuare a competere nei tornei internazionali ma soltanto sotto bandiera neutrale, senza inni né simboli nazionali. Sarà quindi possibile per loro partecipare al Mondiale rapid e blitz di Hong Kong a giugno, mentre restano precluse le competizioni a squadre, un duro colpo per una nazione di solida tradizione scacchistica. La scelta della federazione internazionale, pur non rappresentando un bando totale, segna un passaggio rilevante nell’isolamento sportivo della Russia, allineando gli scacchi alla linea già adottata dal CIO e da altre grandi organizzazioni dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022.
Al di là delle immediate conseguenze agonistiche, la decisione della FIDE solleva questioni di principio con potenziali ripercussioni globali. Secondo osservatori occidentali, essa ribadisce che lo sport non può fungere da strumento per legittimare annessioni territoriali, mentre da Mosca si rivendica il diritto a organizzare eventi in quello che considera proprio territorio nazionale. In prospettiva, la Russia potrebbe reagire promuovendo circuiti alternativi, come già avvenuto in altre discipline, anche se la via del rientro resta aperta a condizione di rispettare la sentenza del TAS, una scelta che comporterebbe un costo politico non trascurabile per il Cremlino. Per l’Italia e l’Europa, dove la passione per gli scacchi è in crescita, la vicenda offre l’ennesima dimostrazione di come la geopolitica possa condizionare anche le più nobili sfide dell’intelletto.
| Stampa russa e CSI | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa cinese | 0.00 | neutral |
La sospensione della Federazione scacchistica russa è una decisione puramente politica, orchestrata dagli attori occidentali per isolare la Russia in ogni ambito. I giocatori di scacchi russi sono soggetti a discriminazioni, ma il loro talento e la loro resilienza prevarranno nonostante questo trattamento ingiusto.
La sospensione della Federazione scacchistica russa da parte della FIDE è un passo procedurale per applicare una sentenza del CAS, garantendo il rispetto dell'arbitrato sportivo internazionale. È importante notare che i singoli giocatori russi restano liberi di competere, preservando i loro diritti e rispettando le regole istituzionali.
La sospensione della Federazione scacchistica russa da parte della FIDE è una questione di governance sportiva. È essenziale proteggere i diritti degli atleti individuali e consentire loro di competere senza discriminazioni. Tutte le parti dovrebbero risolvere le divergenze attraverso il dialogo e in conformità con le regole stabilite, evitando la politicizzazione dello sport.
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