
La FIFA accelera lo studio per un Mondiale a 64 squadre già dal 2030
Il documento interno rivela una tempistica serrata: decisione sull'agenzia indipendente entro il 14 agosto, analisi entro l'11 settembre, in un clima di forte opposizione al piano di privatizzazione di Infantino.
La Federazione internazionale del calcio (FIFA) ha avviato un processo accelerato per valutare l'espansione del Mondiale maschile da 48 a 64 nazionali a partire dall'edizione del 2030. Un documento interno, visionato dall'agenzia Reuters, conferma che l'ente presieduto da Gianni Infantino intende incaricare un'agenzia indipendente di determinare se e come l'allargamento influirebbe sul torneo e sull'intero ecosistema calcistico. La mossa arriva su proposta della confederazione sudamericana CONMEBOL, che lo scorso anno aveva ufficialmente chiesto di ospitare un Mondiale a 64 squadre per celebrare il centenario della competizione.
La tempistica è serrata: la FIFA ha approvato la condivisione del bando di ricerca il 30 luglio, le agenzie interessate devono presentare le loro proposte entro il 7 agosto, la scelta dell'ente esterno è prevista per il 14 agosto, e l'analisi completa dovrà essere consegnata entro l'11 settembre. Lo studio, secondo il documento, dovrà valutare rischi come la diluizione della competizione, il sovraffollamento del calendario e la saturazione del mercato, ma anche i potenziali benefici economici. Il torneo del 2030 sarà ospitato da Marocco, Portogallo e Spagna, con Argentina, Paraguay e Uruguay che ospiteranno ciascuno una partita per il centenario.
L'iniziativa si inserisce in un clima di forte turbolenza all'interno della FIFA. Il presidente Infantino è sotto pressione per il suo controverso progetto di creare una controllata commerciale, la FIFA Forward Enterprise (FFE), valutata 20 miliardi di dollari, nella quale vendere fino al 20% delle quote a investitori privati. Il piano ha incontrato una reazione durissima da parte delle confederazioni continentali: i 55 membri dell'UEFA hanno annunciato un boicottaggio di tutte le competizioni FIFA se il progetto andrà avanti, mentre la CONCACAF (Nord America) ha respinto la proposta e la Confederazione asiatica (AFC) l'ha definita inaccettabile. Il 31 luglio, uno dei principali consiglieri di Infantino, Carlos Cordeiro, si è dimesso in segno di protesta, dichiarando che la FIFA ha già le risorse finanziarie per sostenere lo sviluppo del calcio senza bisogno di cedere una partecipazione permanente.
Secondo il documento interno, l'analisi sull'espansione a 64 squadre dovrà chiarire se il nuovo formato possa generare un valore incrementale e sostenibile per il torneo e per il calcio globale. La scadenza dell'11 settembre lascia alla FIFA soli otto giorni prima del termine del 19 settembre, entro cui le 211 federazioni affiliate dovranno votare sul piano di privatizzazione. L'opposizione delle tre maggiori confederazioni continentali – UEFA, AFC e CONCACAF – mette a rischio il raggiungimento della maggioranza di 106 voti necessaria per l'approvazione del FFE. Per ora, nessuna federazione nazionale si è pubblicamente espressa a favore del progetto.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
L'Atlantico mette in guardia che la spinta all'espansione di Infantino è una presa di potere che minaccia di frammentare il calcio mondiale, schierandosi con le confederazioni che resistono al piano di privatizzazione.
Collegando l'espansione al controverso piano di commercializzazione e sottolineando le minacce di boicottaggio, inquadra la questione come una crisi istituzionale che contrappone profitto e integrità.
Viene omesso l'argomento della FIFA secondo cui l'espansione aumenta la rappresentatività globale, e lo studio viene presentato come una formalità.
L'America Latina considera l'espansione come un semplice studio tecnico, sottolineando il potenziale per una maggiore rappresentanza globale e minimizzando i conflitti politici.
Inquadrando la questione come una valutazione d'impatto neutrale commissionata a un'agenzia indipendente, normalizza l'espansione e la separa dalla più ampia controversia sulla governance.
Viene omessa la forte opposizione di UEFA e il legame con il piano di commercializzazione di Infantino, presentando lo studio come un passo procedurale lineare.
Il calcio europeo presenta l'espansione come una presa di potere che invita al boicottaggio, posizionandosi come guardiano dell'integrità dello sport contro l'eccesso commerciale della FIFA.
Mettendo in primo piano la minaccia di boicottaggio dell'UEFA e presentando l'espansione come strettamente legata al piano di privatizzazione, crea una narrazione di crisi imminente e resistenza legittima.
Viene omessa la prospettiva della FIFA e delle confederazioni minori che potrebbero beneficiare di una maggiore partecipazione, e si minimizza il fatto che lo studio è solo preliminare.
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