
La fragile tregua in Libano si sgretola: Netanyahu ordina attacchi “con forza” contro Hezbollah
Il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, già traballante dopo settimane di violenze intermittenti, sembra oggi ridotto a una finzione. Benjamin Netanyahu ha ordinato all’esercito di colpire “con forza” gli obiettivi del partito sciita in Libano, accusandolo di aver violato ripetutamente l’intesa siglata con la mediazione americana. La decisione arriva dopo il lancio di razzi e droni verso il nord di Israele e le postazioni israeliane nel sud libanese, azioni che Hezbollah rivendica come risposta a oltre cinquecento violazioni israeliane – bombardamenti, demolizioni di case, incursioni aeree – registrate dal giorno dell’entrata in vigore della tregua.
Secondo gli analisti di Beirut, la mossa di Netanyahu non è solo militare: il premier israeliano cerca di legittimare la “libertà d’azione” delle sue forze in territorio libanese, sostenendo che essa sia prevista da un accordo con Washington al quale lo Stato libanese non ha mai aderito. Hezbollah, dal canto suo, ha respinto con durezza ogni ipotesi di compromesso, dichiarando di non voler “scommettere su una diplomazia fallimentare” né su un governo libanese che definisce incapace di difendere il paese. Nella visione di Teheran, la resistenza armata resta l’unico deterrente efficace, e per questo il partito continua a colpire le truppe israeliane dentro i confini libanesi e le colonie nel nord di Israele.
Dall’altra parte del tavolo, l’amministrazione Trump ha annunciato una proroga di tre settimane del cessate il fuoco, ma il linguaggio usato dal presidente americano – “aiuteremo il Libano a proteggersi da Hezbollah” – suona come un via libera implicito alle iniziative israeliane. A Bruxelles, i diplomatici europei osservano con crescente apprensione: la prospettiva di un conflitto prolungato minaccia non solo la stabilità del Mediterraneo orientale, ma anche gli equilibri interni del Libano, paese già piegato da una crisi economica e politica senza precedenti. Per l’Italia, che ha truppe dispiegate nella missione Unifil, il rischio di coinvolgimento diretto è concreto, mentre il flusso migratorio dalla regione potrebbe aggravarsi se la violenza dovesse intensificarsi.
Intanto, i raid israeliani continuano a colpire località nel sud del Libano come Hadatha, Zibqin e Kharib Salloum, e l’esercito ha ordinato l’evacuazione di sette villaggi. Hezbollah promette di reagire a ogni “aggressione”, e la macchina bellica israeliana sembra pronta a non arretrare. Il vero interrogativo, al di là delle schermaglie retoriche, è se esista ancora uno spazio per una soluzione politica, o se la regione stia scivolando verso una nuova, lunga stagione di fuoco.
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