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Società e Culturadomenica 2 agosto 2026

La lezione di tachelhit che non arriverà mai

In Marocco, migliaia di insegnanti formati per trasmettere la lingua amazigh sono stati silenziosamente riassegnati ad arabo e francese, svuotando una riforma nata da un discorso reale.

C’è un’aula vuota in una scuola della provincia di Agadir Ida-Outanane. Fino al 2015, trentacinque insegnanti tenevano lì lezioni di tachelhit, la variante locale della lingua amazigh. L’anno successivo ne erano rimasti cinque. Non si è trattato di un pensionamento di massa né di una crisi di vocazioni: semplicemente, quegli insegnanti — formati, qualificati, inseriti in un progetto nazionale — sono stati riassegnati ad altre materie. A insegnare arabo, a insegnare francese. La loro scomparsa dalle cattedre di amazigh è un dettaglio quasi invisibile nelle statistiche ministeriali, eppure racconta, con l’eloquenza dei numeri esigui, la parabola di una politica linguistica che vent’anni di impegni ufficiali non sono riusciti a trasformare in realtà quotidiana.

L’amazigh era entrato nella scuola primaria marocchina nel settembre 2003, dopo il discorso reale di Ajdir e la creazione dell’Istituto reale della cultura amazigh. La Costituzione del 2011 lo ha riconosciuto come lingua ufficiale. Sulla carta, il programma era ambizioso: unificare progressivamente le tre varianti principali — tarifit, tachelhit e tamazight del Medio Atlante — in una norma comune, e portare l’insegnamento in tutte le classi, dalla prima elementare fino al liceo. Secondo le proiezioni dell’istituto, già nel 2008-2009 la prima elementare avrebbe dovuto essere interamente coperta. Ma i numeri raccolti da Yassine Boussagui, ricercatore dell’Università Ibn Zohr di Agadir, in uno studio pubblicato nell’estate 2026 sulla rivista Tamazgha Studies Journal, raccontano un’altra storia: nel 2009-2010 l’amazigh era presente in appena il 26% delle scuole primarie, con abissali disparità regionali — dal 67% di Meknès all’1% di Tangeri.

La ricerca di Boussagui contesta la narrazione che attribuisce lo stallo alla mancanza di insegnanti formati o alla debole motivazione degli alunni. Il problema, scrive, è stato prima di tutto politico e burocratico: «atermoiements politiques et blocages bureaucratiques de l’État», a cui si somma una persistente stigmatizzazione che alimenta una «resistenza anti-amazighe nell’educazione». I dati gli danno ragione. Su undicimila insegnanti formati per l’amazigh, circa seimila sono stati dirottati su altre discipline. I formatori specializzati nei centri regionali sono crollati da sessanta a diciassette tra il 2009 e il 2015. In tutto il paese, gli ispettori e i supervisori dedicati erano sedici. Persino la piattaforma informatica per le assegnazioni del personale non riconosceva l’amazigh come specializzazione. Una nota ministeriale del 2008-2009 stimava che il 90% degli alunni coinvolti non ricevesse un insegnamento continuativo dalla prima alla sesta elementare.

Per il lettore europeo, abituato a pensare le politiche linguistiche in termini di diritti delle minoranze o di integrazione migratoria, la vicenda marocchina offre uno specchio rovesciato. Qui non si tratta di introdurre una lingua straniera per aprirsi al mondo — come accade in Algeria, dove un acceso dibattito accompagna l’introduzione dell’inglese dalla terza elementare, o in Ghana, dove il ministero dell’Istruzione ha appena chiarito che francese, arabo e cinese resteranno opzionali — ma di dare piena cittadinanza scolastica a una lingua parlata da una parte consistente della popolazione. L’amazigh non è una materia facoltativa né un esperimento pedagogico: è, per milioni di marocchini, la lingua della famiglia, del mercato, della memoria. Eppure, a due decenni dal suo ingresso ufficiale tra i banchi, la sua presenza resta intermittente, affidata alla buona volontà di presidi e funzionari locali, esposta alla discrezionalità di note ministeriali che, secondo i documenti esaminati da Boussagui, non venivano applicate senza che i responsabili subissero conseguenze.

Resta l’immagine di quei cinque insegnanti di Agadir, ultimi superstiti di un corpo docente smantellato senza rumore. E con loro, la domanda che lo studio lascia aperta: cosa significa ufficializzare una lingua, se poi lo Stato che l’ha riconosciuta ne disperde silenziosamente i maestri?

Divergenza — chi la racconta come
5%Bassa
3 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.10
CriticoFavorevole
AFRALMISR
Divergenza tra blocchi di stampa
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Stampa israeliana0.00neutral
Stampa africana subsahariana+0.10
Voce

Il Ministero dell'Istruzione ghanese smentisce le false voci e ribadisce la centralità delle lingue materne, rassicurando le famiglie sull'assenza di obblighi per le lingue straniere.

Meccanismosmentita istituzionale

La notizia viene incorniciata come una correzione ufficiale di un'informazione errata, utilizzando il tono autorevole del ministero per chiudere il dibattito.

Omissione

Non vengono menzionati i dettagli su eventuali resistenze politiche o sociali all'uso delle lingue locali, né le critiche di chi sostiene un maggiore spazio per l'inglese.

PragmatismoDistacco
Stampa arabo levante-Maghreb0.00
Voce

L'Algeria introduce l'inglese per necessità scientifiche, ma l'efficacia resta dubbia; intanto l'insegnamento dell'amazigh è bloccato da ostacoli politici.

Meccanismocontestualizzazione critica

La narrazione giustappone due politiche linguistiche (inglese e amazigh) per creare un contrasto tra ambizione e realtà, usando dati e studi a supporto dello scetticismo.

Omissione

Non viene fatta menzione della specifica notizia ghanese, né del contesto africano subsahariano; il focus rimane esclusivamente sul Maghreb.

PragmatismoScetticismo
Stampa israeliana0.00
Voce

Il Ministero dell'Istruzione israeliano introduce l'educazione finanziaria obbligatoria, formando centinaia di insegnanti per un curriculum che combina economia, psicologia e competenze per la vita.

Meccanismoneutralità tecnica

La notizia viene riportata come un annuncio ministeriale standard, senza commenti o valutazioni, utilizzando cifre e scadenze per creare un'impressione di efficienza e pianificazione.

Omissione

Non viene fatto alcun riferimento alla notizia ghanese o ad altre politiche linguistiche; il blocco israeliano si concentra esclusivamente sulla propria agenda educativa.

DistaccoPragmatismo
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Indonesia, stime di crescita del secondo trimestre divise: il governo punta sopra il 5%, gli analisti privati frenano·India si dissocia dall’evento di Hasina: «Nessun ruolo del governo»·Gaza: funerali di massa per 112 vittime recuperate dopo oltre due anni sotto le macerie·Beirut, a sei anni dall’esplosione del porto la giustizia resta un cantiere aperto·Tlalpan, fermato un uomo con 217 chili di cocaina occultati in un furgone·Scott Bessent: possibile accordo Usa-Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz·Ebola in Congo: superati 3.700 casi, l’OMS chiede più risorse·HSBC riprende i buyback dopo un semestre da 19,5 miliardi di utile·Indonesia, stime di crescita del secondo trimestre divise: il governo punta sopra il 5%, gli analisti privati frenano·India si dissocia dall’evento di Hasina: «Nessun ruolo del governo»·Gaza: funerali di massa per 112 vittime recuperate dopo oltre due anni sotto le macerie·Beirut, a sei anni dall’esplosione del porto la giustizia resta un cantiere aperto·Tlalpan, fermato un uomo con 217 chili di cocaina occultati in un furgone·Scott Bessent: possibile accordo Usa-Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz·Ebola in Congo: superati 3.700 casi, l’OMS chiede più risorse·HSBC riprende i buyback dopo un semestre da 19,5 miliardi di utile·
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domenica 2 agosto 2026

La lezione di tachelhit che non arriverà mai

In Marocco, migliaia di insegnanti formati per trasmettere la lingua amazigh sono stati silenziosamente riassegnati ad arabo e francese, svuotando una riforma nata da un discorso reale.

C’è un’aula vuota in una scuola della provincia di Agadir Ida-Outanane. Fino al 2015, trentacinque insegnanti tenevano lì lezioni di tachelhit, la variante locale della lingua amazigh. L’anno successivo ne erano rimasti cinque. Non si è trattato di un pensionamento di massa né di una crisi di vocazioni: semplicemente, quegli insegnanti — formati, qualificati, inseriti in un progetto nazionale — sono stati riassegnati ad altre materie. A insegnare arabo, a insegnare francese. La loro scomparsa dalle cattedre di amazigh è un dettaglio quasi invisibile nelle statistiche ministeriali, eppure racconta, con l’eloquenza dei numeri esigui, la parabola di una politica linguistica che vent’anni di impegni ufficiali non sono riusciti a trasformare in realtà quotidiana.

L’amazigh era entrato nella scuola primaria marocchina nel settembre 2003, dopo il discorso reale di Ajdir e la creazione dell’Istituto reale della cultura amazigh. La Costituzione del 2011 lo ha riconosciuto come lingua ufficiale. Sulla carta, il programma era ambizioso: unificare progressivamente le tre varianti principali — tarifit, tachelhit e tamazight del Medio Atlante — in una norma comune, e portare l’insegnamento in tutte le classi, dalla prima elementare fino al liceo. Secondo le proiezioni dell’istituto, già nel 2008-2009 la prima elementare avrebbe dovuto essere interamente coperta. Ma i numeri raccolti da Yassine Boussagui, ricercatore dell’Università Ibn Zohr di Agadir, in uno studio pubblicato nell’estate 2026 sulla rivista Tamazgha Studies Journal, raccontano un’altra storia: nel 2009-2010 l’amazigh era presente in appena il 26% delle scuole primarie, con abissali disparità regionali — dal 67% di Meknès all’1% di Tangeri.

La ricerca di Boussagui contesta la narrazione che attribuisce lo stallo alla mancanza di insegnanti formati o alla debole motivazione degli alunni. Il problema, scrive, è stato prima di tutto politico e burocratico: «atermoiements politiques et blocages bureaucratiques de l’État», a cui si somma una persistente stigmatizzazione che alimenta una «resistenza anti-amazighe nell’educazione». I dati gli danno ragione. Su undicimila insegnanti formati per l’amazigh, circa seimila sono stati dirottati su altre discipline. I formatori specializzati nei centri regionali sono crollati da sessanta a diciassette tra il 2009 e il 2015. In tutto il paese, gli ispettori e i supervisori dedicati erano sedici. Persino la piattaforma informatica per le assegnazioni del personale non riconosceva l’amazigh come specializzazione. Una nota ministeriale del 2008-2009 stimava che il 90% degli alunni coinvolti non ricevesse un insegnamento continuativo dalla prima alla sesta elementare.

Per il lettore europeo, abituato a pensare le politiche linguistiche in termini di diritti delle minoranze o di integrazione migratoria, la vicenda marocchina offre uno specchio rovesciato. Qui non si tratta di introdurre una lingua straniera per aprirsi al mondo — come accade in Algeria, dove un acceso dibattito accompagna l’introduzione dell’inglese dalla terza elementare, o in Ghana, dove il ministero dell’Istruzione ha appena chiarito che francese, arabo e cinese resteranno opzionali — ma di dare piena cittadinanza scolastica a una lingua parlata da una parte consistente della popolazione. L’amazigh non è una materia facoltativa né un esperimento pedagogico: è, per milioni di marocchini, la lingua della famiglia, del mercato, della memoria. Eppure, a due decenni dal suo ingresso ufficiale tra i banchi, la sua presenza resta intermittente, affidata alla buona volontà di presidi e funzionari locali, esposta alla discrezionalità di note ministeriali che, secondo i documenti esaminati da Boussagui, non venivano applicate senza che i responsabili subissero conseguenze.

Resta l’immagine di quei cinque insegnanti di Agadir, ultimi superstiti di un corpo docente smantellato senza rumore. E con loro, la domanda che lo studio lascia aperta: cosa significa ufficializzare una lingua, se poi lo Stato che l’ha riconosciuta ne disperde silenziosamente i maestri?

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Il Ministero dell'Istruzione ghanese smentisce le false voci e ribadisce la centralità delle lingue materne, rassicurando le famiglie sull'assenza di obblighi per le lingue straniere.

Meccanismosmentita istituzionale

La notizia viene incorniciata come una correzione ufficiale di un'informazione errata, utilizzando il tono autorevole del ministero per chiudere il dibattito.

Omissione

Non vengono menzionati i dettagli su eventuali resistenze politiche o sociali all'uso delle lingue locali, né le critiche di chi sostiene un maggiore spazio per l'inglese.

PragmatismoDistacco
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L'Algeria introduce l'inglese per necessità scientifiche, ma l'efficacia resta dubbia; intanto l'insegnamento dell'amazigh è bloccato da ostacoli politici.

Meccanismocontestualizzazione critica

La narrazione giustappone due politiche linguistiche (inglese e amazigh) per creare un contrasto tra ambizione e realtà, usando dati e studi a supporto dello scetticismo.

Omissione

Non viene fatta menzione della specifica notizia ghanese, né del contesto africano subsahariano; il focus rimane esclusivamente sul Maghreb.

PragmatismoScetticismo
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Il Ministero dell'Istruzione israeliano introduce l'educazione finanziaria obbligatoria, formando centinaia di insegnanti per un curriculum che combina economia, psicologia e competenze per la vita.

Meccanismoneutralità tecnica

La notizia viene riportata come un annuncio ministeriale standard, senza commenti o valutazioni, utilizzando cifre e scadenze per creare un'impressione di efficienza e pianificazione.

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Non viene fatto alcun riferimento alla notizia ghanese o ad altre politiche linguistiche; il blocco israeliano si concentra esclusivamente sulla propria agenda educativa.

DistaccoPragmatismo

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