
La pallamano riapre le porte a Russia e Bielorussia: via libera con bandiera e inno
La Federazione internazionale revoca il bando del 2022, mentre l’UE congela i fondi alla Biennale di Venezia per il padiglione russo e nove Paesi chiedono di tagliare i finanziamenti al CIO.
Il Consiglio della International Handball Federation (IHF) ha revocato con effetto immediato il divieto di partecipazione per le squadre, i dirigenti, gli arbitri e gli esperti di Russia e Bielorussia, in vigore dal 4 marzo 2022. Le nazionali potranno tornare a competere sotto la propria bandiera e con il proprio inno, senza alcuna condizione aggiuntiva oltre al rispetto del Codice mondiale antidoping. La decisione, annunciata il 15 luglio, fa della IHF la tredicesima federazione internazionale a rimuovere ogni restrizione e la quarta ad attuare le più recenti raccomandazioni del Comitato Olimpico Internazionale.
La svolta affonda le radici nel progressivo allentamento delle sanzioni sportive avviato dal CIO. Dopo aver raccomandato, nel dicembre 2025, il reinserimento degli atleti russi e bielorussi nelle competizioni giovanili con i simboli nazionali, il 7 luglio l’esecutivo di Losanna ha temporaneamente sospeso la sospensione del Comitato Olimpico Russo, in vigore dall’ottobre 2023, e ha rimosso le condizioni di neutralità per gli atleti. Sulla scia, federazioni come World Gymnastics, World Aquatics, la lotta, il judo e il taekwondo hanno già riaperto le porte. Per Mosca, il ministro dello Sport Mikhail Degtyarev ha parlato di una «significativa accelerazione» del ritorno nello sport globale, sottolineando che il processo sarà gestito in collaborazione con l’Agenzia internazionale per i test antidoping (ITA).
Sul fronte opposto, Bruxelles ha reagito con una linea di fermezza politica. La Commissione europea ha raccomandato di annullare un finanziamento di due milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia, dopo che la fondazione ha riaperto il padiglione nazionale russo per la prima volta dal 2022. «Nessun centesimo dei soldi dei contribuenti andrà a iniziative che coinvolgono la Russia», ha dichiarato un portavoce, precisando che il principio si applica anche a presenze artistiche non ufficiali. Parallelamente, nove Stati membri – Estonia, Danimarca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania e Svezia – hanno scritto al commissario europeo Glenn Micallef chiedendo di escludere il CIO e altre federazioni che riammettono i russi dai programmi di finanziamento dell’Unione. La Commissione ha chiarito di non finanziare direttamente il CIO, ma si è impegnata a verificare ogni possibile canale di accesso ai fondi europei.
In Italia, la vicenda ha aperto un fronte politico. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha difeso l’autonomia della Biennale, sostenendo che «la cultura non si censura e gli artisti non sono soldati», mentre Lega e Movimento 5 Stelle hanno accusato l’UE di ricatto. Il governo Meloni, per bocca di fonti di palazzo Chigi, ha preso le distanze dalla scelta di riaprire il padiglione russo. Sul piano sportivo, la IHF ha avvertito che la piena reintegrazione potrebbe richiedere un periodo di transizione, ma ha già avviato le procedure per garantire il rispetto delle norme antidoping. Il prossimo passo concreto sarà l’inserimento delle nazionali russe e bielorusse nei calendari delle qualificazioni mondiali e continentali, con l’obiettivo dichiarato di un ritorno tempestivo ed efficace nel circuito internazionale.
| Stampa russa e CSI | +1.00 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La Russia rientra a pieno titolo nel mondo della pallamano, e le minacce europee sono solo un tentativo di ostacolare un processo ormai irreversibile.
Si enfatizza la legittimità della decisione dell'IHF e si minimizzano le reazioni europee come inefficaci, creando una narrazione di vittoria inevitabile.
Non menziona le obiezioni dei paesi europei né il contesto della guerra in Ucraina che ha portato alle sanzioni.
La decisione dell'IHF è un passo tecnico basato sulle raccomandazioni del CIO, mentre l'UE rischia di politicizzare eccessivamente la cultura con i tagli alla Biennale.
Si separa la sfera sportiva (neutrale) da quella politica (criticabile), presentando la reintegrazione come normale e le minacce UE come eccessive.
Non riporta la reazione trionfale russa né il contesto di accelerazione del ritorno della Russia nello sport.
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