
La Repubblica Islamica senza volto: l’enigma Mojtaba Khamenei e il governo delle ombre
L’Iran ha un nuovo leader supremo, ma nessuno lo ha ancora visto in volto. Il 28 febbraio un attacco israeliano ha ucciso l’ayatollah Ali Khamenei; suo figlio Mojtaba, scelto per succedergli il 9 marzo, è sopravvissuto riportando ferite gravissime. Secondo fonti interne al regime, le ustioni al viso e alle labbra sono così estese da impedirgli di parlare in modo comprensibile: sarà necessaria la chirurgia plastica. Ha già subito tre interventi a una gamba ed è in attesa di una protesi, mentre recupera lentamente l’uso della mano operata. Lucido ma costretto a letto, comunica solo attraverso dichiarazioni scritte, lette dalla televisione di Stato, perché teme di apparire fragile nel suo primo discorso pubblico. Da oltre sei settimane, l’uomo che nella costituzione iraniana ha l’ultima parola su guerra e pace rimane un’entità invisibile.
Nell’ottica di Washington, si tratta del sintomo di una leadership «frantumata»: la Casa Bianca attende da Teheran una proposta negoziale coerente, ma sospetta che dietro il silenzio non ci sia una strategia bensì un vuoto di potere. Gli ambienti militari israeliani, dal canto loro, valutano il colpo del 28 febbraio come la decapitazione effettiva della catena di comando. Analisti di Bruxelles osservano con allarme lo spostamento del baricentro decisionale verso i Pasdaran: ufficialmente Mojtaba ha delegato ai generali delle Guardie della rivoluzione la gestione quotidiana della crisi, trasformando di fatto il vertice teocratico in un direttorio militare. È la prima volta dal 1979 che l’arbitro ultimo della Repubblica Islamica non è un chierico presente e riconoscibile, ma un comitato opaco di ufficiali.
All’interno, il regime tenta di proiettare compattezza. Un messaggio attribuito a Mojtaba elogia la «straordinaria unità» degli iraniani e mette in guardia dall’influenza dei media stranieri; il presidente del Parlamento smentisce ogni divisione. Eppure quattro alti funzionari citati da fonti giornalistiche internazionali confermano che il nuovo leader ha contatti minimi con i propri generali, i quali ormai trattano tra loro le questioni più delicate, dalla conduzione del conflitto ai negoziati per un cessate il fuoco. L’esito è uno Stato ombra in uniforme.
Per l’Italia e l’Europa la posta in gioco è concreta. Un Iran militarizzato e privo di un volto politico chiaro rischia di diventare un interlocutore inaffidabile proprio mentre si riapre il dossier nucleare. L’incertezza sul comando rende più probabili errori di calcolo, rappresaglie asimmetriche e nuovi focolai di instabilità che dallo Stretto di Hormuz arriverebbero dritti ai portafogli energetici europei. Mojtaba Khamenei, in attesa di una protesi e di una plastica facciale, è l’emblema di una Repubblica Islamica che ha perso non solo il suo timoniere storico, ma anche la capacità di mostrarsi intera.
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