
Teheran avverte Parigi e Londra: «Reazione immediata se navi da guerra entrano nello Stretto di Hormuz»
L’Iran minaccia Gran Bretagna e Francia: «Risposta decisiva» ai cacciatorpediniere. Macron smentisce un dispiegamento, ma Londra conferma l’invio dell’HMS Dragon.
L’Iran ha alzato il livello dello scontro diplomatico con una minaccia esplicita e senza precedenti. Il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha dichiarato via social che qualsiasi nave da guerra francese o britannica che tenti di attraversare lo Stretto di Hormuz sarà bersaglio di «una risposta immediata e decisa». Un avvertimento che giunge dopo l’annuncio di Parigi di aver inviato la portaerei Charles de Gaulle nel Mar Rosso e dopo la decisione di Londra di far rotta verso il Golfo con il cacciatorpediniere HMS Dragon. Gharibabadi ha accusato le potenze europee di voler «militarizzare una via d’acqua vitale» e di agire sotto il pretesto della libertà di navigazione, in realtà, a suo dire, alimentando l’instabilità regionale.
Dal canto suo, il presidente francese Emmanuel Macron ha cercato di smorzare i toni: in un’intervista ha negato che la Francia abbia mai preso in considerazione l’ipotesi di stazionare navi nello stretto, e ha precisato che eventuali missioni di sicurezza sarebbero coordinate con Teheran. La dichiarazione, però, non ha placato l’Iran, che considera la sovranità sullo Stretto di Hormuz un diritto inalienabile. Secondo la lettura iraniana, il canale non è «proprietà comune di potenze extraregionali»: le acque che bagnano le coste di Oman e Iran sono una zona sensibile, dove solo i Paesi rivieraschi hanno titolo per garantire l’ordine.
La mossa europea arriva in un contesto di tensioni già altissime: l’Iran ha intensificato le ritorsioni dopo attacchi attribuiti a Stati Uniti e Israele, e lo stretto è diventato il teatro di una guerra ombra tra petroliere e droni. Per l’Italia e l’Unione europea, che dipendono per oltre un quinto del loro greggio dal transito attraverso Hormuz, il braccio di ferro rappresenta uno scenario preoccupante. Fonti diplomatiche a Bruxelles osservano con cautela, temendo che un incidente possa innescare un’escalation incontrollabile, mentre Pechino – da sempre attenta alla stabilità delle rotte energetiche – segue gli eventi in silenzio, ma con crescente inquietudine.
Il futuro della navigazione nello stretto si gioca su un crinale sottile. Da un lato, l’Iran rivendica con forza un ruolo esclusivo di garante della sicurezza, dall’altro, Francia e Regno Unito cercano di bilanciare il sostegno agli alleati con la necessità di non provocare Teheran. La vera incognita resta la capacità delle diplomazie di costruire un canale di dialogo prima che un frammento di scambio di fuoco trasformi lo Stretto di Hormuz in un’esplosiva polveriera globale.
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