
Un proiettile colpisce una nave nel Golfo: la tregua tra Usa e Iran è già al collasso
Una nave cargo in fiamme al largo del Qatar mette alla prova il fragile cessate il fuoco. Washington attende una risposta da Teheran, che minaccia rappresaglie.
Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, in vigore da appena un mese, mostra già le prime crepe profonde. Domenica una nave da carico battente bandiera sconosciuta è stata colpita da un proiettile non identificato a 23 miglia nautiche al largo di Doha, in Qatar. Il piccolo incendio a bordo è stato domato e non si registrano vittime, ma l’episodio si inserisce in una sequenza di attacchi che, nelle ultime settimane, hanno trasformato lo Stretto di Hormuz in una polveriera. Secondo fonti militari britanniche, la nave sarebbe stata raggiunta da un ordigno lanciato da una piattaforma sconosciuta, mentre altre incursioni di droni hanno violato lo spazio aereo del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti, acuendo la percezione di uno scontro ormai fuori controllo.
Dal punto di vista di Washington, la tregua resta formalmente in vigore, ma la sua tenuta è messa a dura prova. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato venerdì di attendere una risposta di Teheran entro poche ore a una nuova proposta per un accordo che ponga fine alle ostilità, riapra lo Stretto di Hormuz e smantelli il programma nucleare iraniano. Tuttavia, sabato non è giunto alcun segnale di cedimento. Nel frattempo, la Marina americana ha colpito due petroliere iraniane accusate di violare il blocco navale imposto da Trump, mentre le forze dei Guardiani della Rivoluzione hanno replicato con attacchi contro navi statunitensi a est dello Stretto. La risposta ufficiale di Teheran è arrivata sabato attraverso un comunicato del Corpo dei Guardiani: qualsiasi nuova aggressione contro le sue petroliere o navi commerciali sarà punita con un assalto massiccio a uno dei centri militari americani nella regione e alle navi nemiche. Missili e droni sono già pronti, hanno fatto sapere gli ayatollah.
Le implicazioni per l’Europa sono immediate e preoccupanti. In uno scenario già segnato dall’incertezza energetica, il blocco de facto dello Stretto di Hormuz rischia di paralizzare i flussi di gas naturale liquefatto – un tema che tocca da vicino l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni via mare. La Gran Bretagna ha annunciato il dispiego della fregata HMS Dragon nel Golfo, preparando una missione internazionale per la protezione della navigazione. Dal Qatar, mediatore storico tra le due potenze, è partita sabato una nave carica di gas verso il Pakistan: un gesto che secondo gli analisti di Doha mira a dimostrare la volontà di mantenere aperti i canali commerciali, ma che potrebbe essere letto da Teheran come una provocazione.
La partita resta aperta. Mentre Donald Trump dice di aspettarsi una lettera da Teheran “entro stasera”, il linguaggio della forza si intensifica. L’impressione prevalente tra gli analisti di Bruxelles è che si stia assistendo a un pericoloso gioco al rialzo: ogni attacco diventa un test per la parte avversaria, e la tregua rischia di trasformarsi in una tregua armata. Se l’Iran non accetterà di riaprire lo Stretto e congelare il programma nucleare, la prospettiva di un conflitto su larga scala – con conseguenze devastanti per i prezzi dell’energia e la stabilità mediorientale – diventerà sempre più concreta. L’Europa, nel frattempo, osserva in bilico tra la mediazione e la difesa dei propri interessi strategici.
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