
La Russia congela la soglia IVA per le piccole imprese: una tregua di tre anni prima del nuovo giro di vite
Il governo russo ha deciso di congelare per tre anni la soglia di fatturato oltre la quale le piccole imprese sono obbligate a versare l’IVA, fissandola a 20 milioni di rubli. La misura, annunciata dal ministro delle Finanze Anton Siluanov e tradotta in un disegno di legge presentato alla Duma lo scorso 9 giugno, segue il clamoroso dietrofront di una riforma che in meno di due anni aveva già stretto due volte la morsa fiscale sul piccolo imprenditorato. Secondo le stime ufficiali, la sospensione eviterà l’aggravio fiscale per circa 360mila imprese, ma la tregua è solo temporanea: dal 2030 la soglia scenderà a 15 milioni e l’anno successivo a 10, riportando di fatto il regime agevolato ai livelli precedenti la riforma.
La decisione arriva dopo le pressioni esercitate durante il Forum economico di San Pietroburgo, dove Vladimir Putin aveva personalmente chiesto di rivedere i piani. L’esecutivo si è trovato a dover bilanciare l’esigenza di gettito, resa più urgente dalle spese belliche, con la necessità di non soffocare un settore che dà lavoro a milioni di russi. Secondo gli analisti di Mosca, la retromarcia è stata dettata anche dal timore di un’emorragia di imprese verso l’economia sommersa, già in crescita dopo i precedenti inasprimenti. Il provvedimento, tuttavia, è considerato insufficiente dalle associazioni di categoria, che ricordano come fino al 2025 la franchigia fosse di 60 milioni di rubli.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di tensioni fiscali che riguardano anche l’Europa, dove diversi paesi stanno valutando misure per sostenere le PMI in un contesto di inflazione e tassi elevati. Per l’Italia, il caso russo offre uno spunto di riflessione: la progressività e la stabilità delle aliquote sono cruciali per la pianificazione aziendale, e cambiamenti repentini rischiano di minare la fiducia degli imprenditori. Bruxelles osserva con attenzione l’evoluzione della normativa russa, consapevole che un eventuale collasso del tessuto produttivo delle PMI avrebbe ripercussioni anche sulle catene del valore europee.
Guardando al futuro, la scadenza del 2029 appare come una spada di Damocle per il piccolo imprenditorato russo. Se da un lato il congelamento offre un respiro immediato, dall’altro la riduzione progressiva della soglia rischia di trasformarsi in un nuovo shock fiscale proprio quando l’economia dovrà affrontare la transizione post-conflitto. Gli analisti di Pechino, che guardano con interesse al modello russo di tassazione delle PMI, sottolineano come la mancanza di un quadro normativo stabile sia il vero ostacolo allo sviluppo imprenditoriale. La partita, insomma, è rinviata, ma non risolta.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.30 | aligned |
La riforma fiscale russa del 2026 è presentata come un disastro per le piccole imprese, che chiudono o aumentano i prezzi. Il governo viene accusato di soffocare il settore con tasse insostenibili, mentre Putin offre misure di sollievo inadeguate, descritte come 'regali' vuoti. Il tono è critico e allarmato, con un focus sulle conseguenze negative immediate.
La proposta di congelare la soglia per l'esenzione IVA a 20 milioni di rubli per tre anni è presentata come una misura tecnica per sostenere le piccole imprese. Il ministro delle Finanze sottolinea che oltre 360.000 aziende beneficeranno dell'esenzione. Il tono è neutro e descrittivo, con enfasi sui dettagli normativi e sui numeri.
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