
Il Kenya tra austerity e debito: lezioni dalla crisi di bilancio del 2025/26
A Nairobi, il bilancio pubblico del Kenya si trova al centro di una tempesta perfetta. Il rapporto del Controller of Budget per i primi nove mesi dell'anno fiscale 2025/26 rivela che oltre il 40% delle entrate – 1.350 miliardi di scellini su 3.210 – è stato assorbito dal servizio del debito, mentre il debito pubblico ha raggiunto i 12.820 miliardi di scellini. Parallelamente, le spese extra-bilancio ex articolo 223 della Costituzione sono aumentate di sei volte, toccando i 277 miliardi, con la State House che da sola ha speso 4,4 miliardi al di fuori delle voci approvate. Questi dati, letti a Roma e Bruxelles, segnalano una fragilità fiscale che potrebbe ripercuotersi sugli investitori europei e sulle missioni di cooperazione.
Il governo, memore delle proteste mortali scatenate dalla Finance Bill 2024, ha rinunciato a nuove tasse per il bilancio 2026/27, puntando invece su un inasprimento dei controlli fiscali: il Tesoro conta di raccogliere 232 miliardi aggiuntivi attraverso l'uso massiccio del sistema elettronico eTIMS, l'integrazione con eCitizen e le ispezioni nel settore informale. Tuttavia, l'efficacia di queste misure è minata dalla cronica evasione e dall'inefficienza amministrativa. Secondo analisti di Bruxelles, la strategia keniota appare rischiosa in un contesto di alta inflazione e debole crescita, mentre da Pechino si osserva con attenzione la capacità di Nairobi di onorare i prestiti cinesi.
A fronte di una spesa totale di 3.400 miliardi nei nove mesi, l'85% è andato in spese correnti, con voci criticate come i 17,3 miliardi per viaggi e 4,9 miliardi per ospitalità, nonostante le ripetute dichiarazioni di austerità del presidente Ruto. I debiti verso fornitori e appaltatori hanno raggiunto i 465,87 miliardi, di cui 194,71 per progetti di sviluppo, bloccando cantieri e servizi. Per l'Italia, che partecipa a programmi di cooperazione in Kenya, questi ritardi rappresentano un campanello d'allarme: i fondi europei rischiano di essere assorbiti da inefficienze locali.
In prospettiva, il Kenya si trova a un bivio: senza una riforma strutturale della spesa e un ampliamento della base imponibile, il circolo vizioso di debito crescente e servizio insostenibile potrebbe innescare una crisi di fiducia. Gli osservatori di Londra sottolineano che la prossima Finance Bill sarà un test cruciale per la credibilità del governo, mentre a Nairobi la società civile chiede maggiore trasparenza. Per l'Europa, il caso keniota è un monito: le economie africane più indebitate richiedono un approccio coordinato tra aiuti, investimenti e condizionalità fiscali.
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