
La Svizzera apre gli archivi segreti su Mengele, il "angelo della morte" di Auschwitz
Dopo decenni di riserbo e una battaglia legale, Berna renderà accessibili i dossier sull’ex medico nazista. Si indaga su possibili soggiorni elvetici durante la latitanza.
Dopo anni di ostinato silenzio e una battaglia giudiziaria condotta da storici svizzeri, il Servizio federale di intelligence elvetico ha annunciato l’apertura dei dossier secretati su Josef Mengele, il medico delle SS noto come l’angelo della morte di Auschwitz. La decisione, resa nota nelle scorse settimane ma ancora priva di una data precisa per la consultazione, potrebbe finalmente far luce su un nodo che da decenni tormenta la coscienza europea: se e in che misura la neutrale Confederazione abbia offerto rifugio – o almeno un passaggio protetto – a uno dei maggiori criminali nazisti in fuga. Le autorità di Berna, secondo quanto riportato da diverse fonti, non hanno ancora specificato le modalità di accesso ai documenti, lasciando aperta la possibilità che nuovi particolari emergano solo gradualmente.
Mengele, che ad Auschwitz condusse esperimenti sadici su gemelli e disabili in nome della teoria razziale nazista, riuscì a sottrarsi alla cattura per circa trent’anni. Dopo la guerra, grazie a documenti di viaggio rilasciati dalla Croce Rossa presso il consolato svizzero di Genova – un dettaglio che nell’ottica degli inquirenti elvetici ha sempre sollevato imbarazzo – fuggì in Sudamerica sotto falso nome. Era noto che nel 1956 trascorse una settimana bianca in Svizzera con il figlio, ma fonti raccolte dalla storica Regula Bochsler, che ha promosso la causa legale, suggeriscono che il fuggiasco possa essere tornato nel Paese anche dopo il 1959, quando era già ufficialmente ricercato a livello internazionale. L’ipotesi, a lungo respinta dai servizi segreti, è ora al centro delle nuove rivelazioni attese.
La vicenda tocca anche l’Italia, che con il consolato di Genova divenne involontario snodo burocratico della latitanza di Mengele. E riapre, a livello europeo, il dibattito sul ruolo della Croce Rossa e delle diplomazie neutrali nel dopoguerra: strumenti umanitari spesso utilizzati – in modo distorto – per agevolare la fuga di ex gerarchi. Secondo gli analisti di Bruxelles, la trasparenza svizzera rappresenta un passo necessario per chiudere i conti con i buchi neri della storia continentale, ma solleva anche interrogativi sulla collaborazione tra i servizi segreti occidentali durante la Guerra fredda, quando la caccia ai nazisti passava in secondo piano rispetto alle priorità geopolitiche.
Ora che i fascicoli stanno per essere aperti, il vero banco di prova sarà la sostanza delle carte: dimostreranno complicità istituzionali o solo omissioni burocratiche? Nell’ottica degli storici tedeschi, che da anni chiedono accesso agli archivi alleati, ogni rivelazione contribuisce a una più completa ricostruzione delle reti di protezione che permisero a molti criminali di sfuggire a Norimberga. La Svizzera, dal canto suo, sembra aver scelto la via della trasparezza tardiva, ma il silenzio sulle condizioni di apertura lascia intendere che la partita non è ancora chiusa. La memoria europea, per essere credibile, non può permettersi nuovi armadi chiusi.
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
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| Stampa israeliana | −0.40 | critical |
La Svizzera apre gli archivi segreti su Josef Mengele e si guarda allo specchio: emerge il ruolo di organizzazioni umanitarie elvetiche che hanno favorito la fuga di una dozzina di nazisti in Brasile. Il Paese si confronta con le proprie complicità passate, mentre nuove ricerche svelano legami tra servizi segreti e criminali di guerra. La decisione di desecretare i fascicoli alimenta un dibattito scomodo sulla presunta neutralità svizzera.
La Svizzera ha annunciato che renderà pubblici i fascicoli finora segreti sul criminale nazista Josef Mengele, noto come l'Angelo della Morte. Mengele condusse esperimenti atroci ad Auschwitz e fuggì in Sudamerica, dove morì impunito nel 1979. Il paese elvetico non ha ancora fissato una data per la divulgazione, e i contatti di Mengele con la Svizzera sono ritenuti marginali.
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