
La tregua avvelenata di Putin per il 9 maggio: una parata senza carri armati e senza Trump
Il telefono tra Donald Trump e Vladimir Putin è tornato a squillare, e dalla linea è emersa una proposta che ha subito acceso i riflettori sulle intenzioni del Cremlino. Una tregua in Ucraina proprio intorno al 9 maggio, giorno in cui Mosca celebra la vittoria sulla Germania nazista con l’annuale parata sulla Piazza Rossa. L’offerta, presentata da Putin come un gesto di buona volontà, appare però agli occhi degli analisti occidentali come un’iniziativa tutt’altro che disinteressata: si tratterebbe piuttosto di una pausa tattica, concepita per mettere al sicuro la fastosa cerimonia da possibili attacchi ucraini.
Da un punto di vista militare, una tregua così mirata congelerebbe le operazioni sul campo proprio mentre la Russia cerca di garantire l’incolumità del suo evento più simbolico dell’anno, riducendo il rischio di incursioni di droni su Mosca. Il ministero della Difesa russo ha del resto già annunciato una novità senza precedenti: per la prima volta in quasi vent’anni, la parata del 9 maggio si svolgerà senza la consueta sfilata di carri armati, sistemi missilistici e altri veicoli blindati. Una decisione che a Kiev e nelle capitali europee viene letta come l’ammissione implicita di una vulnerabilità crescente: l’esercito russo, logorato dal quinto anno di invasione, non può più schierare con disinvoltura il suo arsenale nel cuore della capitale, mentre il timore di un attacco aereo ucraino ha consigliato una cerimonia ridotta all’osso, della durata inferiore a un’ora e senza la partecipazione delle scuole militari e dei corpi cadetti.
Da Bruxelles si osserva con cautela la mossa putiniana: offrire un cessate il fuoco per il 9 maggio significa cercare un’uscita di scena dignitosa da un conflitto che si trascina, ma anche ottenere una finestra per riorganizzare le proprie forze senza dover temere rappresaglie. L’ottica di Pechino, invece, segue con attenzione la dinamica: per la Cina, un Putin indebolito ma non sconfitto resta utile come contrappeso agli Stati Uniti, purché la crisi non destabilizzi ulteriormente gli equilibri globali. A infittire il mistero, il Cremlino ha escluso un invito a Trump per assistere alla parata, nonostante il recente colloquio telefonico.
Il leader americano dovrà guardare da lontano, mentre il premier slovacco Robert Fico ha già confermato la sua presenza, a testimonianza di quelle crepe nella coesione europea che Mosca cerca di allargare. Per l’Italia, chiamata a mantenere una posizione ferma accanto a Ucraina e Nato, il quadro si fa delicato: la tregua proposta potrebbe apparire come una via d’uscita per un’Europa stanca, ma in realtà nasconde il tentativo di Putin di trasformare una debolezza – la parata ridimensionata – in un’occasione di propaganda. L’analisi di chi segue da vicino il dossier suggerisce che il vero obiettivo del presidente russo non sia la pace, bensì guadagnare tempo e fiato per una nuova offensiva estiva, mentre il rito del 9 maggio, spogliato dei suoi carri armati, rischia di diventare la metafora di un potere che si sente meno sicuro di quanto voglia mostrare.
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