
La TV del futuro sbarca in Brasile, ma la banda larga resta un miraggio
Il governo di Brasília presenta il nuovo standard DTV+, mentre Samsung avverte che il 40% delle case non ha ancora internet; in Asia resistono i modelli low-cost e i cavi HDMI.
La corsa verso il futuro della televisione passa per Brasília, dove l’azienda pubblica EBC, in tandem con il Ministero delle Comunicazioni e l’agenzia regolatrice Anatel, ha presentato in anteprima la piattaforma DTV+, nota come TV 3.0. Si tratta di un salto generazionale che promette di integrare banda larga, interattività e qualità d’immagine in un unico standard, ridisegnando il modo in cui i brasiliani consumano contenuti. L’evento, ospitato dalla Camera dei Deputati durante l’incontro della Rete Legislativa di Radio e Televisione, ha sottolineato l’ambizione di fare del Paese un laboratorio per le nuove tecnologie di telediffusione, con l’obiettivo di raggiungere anche le aree meno servite.
Eppure, proprio la connettività resta l’anello debole della catena. Durante il Web Summit Rio 2026, il direttore sviluppo business di Samsung TV Plus, Felipe Gagliardi, ha lanciato un monito: circa il 40% delle abitazioni brasiliane non dispone ancora di accesso a banda larga. Se da un lato Seoul, quartier generale del colosso sudcoreano, spinge per televisori sempre più connessi e dotati di intelligenza artificiale, dall’altro la realtà sul campo, in America Latina come in molte regioni dell’Africa e dell’Asia, mostra un divario digitale che rischia di trasformare l’innovazione in un privilegio per pochi. Un paradosso che non è estraneo all’Europa meridionale: in Italia, secondo gli ultimi dati Agcom, oltre un terzo delle famiglie non utilizza ancora internet da casa, rendendo problematico l’accesso ai servizi di streaming più avanzati.
In questo scenario ibrido, la semplicità del cavo HDMI rimane una risorsa preziosa. Come riportato da testate latinoamericane, il collegamento diretto tra smartphone e televisore tramite adattatori specifici consente di proiettare film, partite e fotografie con una stabilità che le reti Wi-Fi non sempre garantiscono. I modelli di fascia alta, come il Samsung Neo QLED 8K, offrono esperienze visive raffinate, ma la loro utilità si moltiplica quando possono attingere a contenuti anche offline, aggirando la dipendenza dalla connettività permanente. Un compromesso che parla tanto al consumatore attento alla qualità quanto a chi vive in regioni dove la fibra ottica è ancora un cantiere aperto.
Dall’Indonesia giungono segnali di un mercato che punta sulla democratizzazione dell’intrattenimento digitale: smart TV con schermi essenziali ma dotate di Wi-Fi, applicazioni preinstallate e funzioni di mirroring vengono proposte a prezzi inferiori ai 2 milioni di rupie, circa 120 euro. Un prezzo stracciato che avvicina lo streaming a fasce di popolazione finora escluse, replicando dinamiche già osservate in India con il successo di Jio. In Europa, gli analisti di Bruxelles osservano che l’accesso economico alla tecnologia sarà un fattore chiave per centrare gli obiettivi del Decennio Digitale, che mira a portare competenze e infrastrutture digitali a tutti i cittadini dell’Unione.
La scommessa brasiliana sulla TV 3.0, così come le strategie asiatiche sul contenimento dei prezzi, dimostra che il futuro della televisione non sarà monolitico. La coesistenza di broadcasting tradizionale, IPTV e collegamenti cablati apre la strada a un ecosistema flessibile, capace di adattarsi a differenti velocità di sviluppo. Affinché il salto tecnologico non lasci indietro nessuno, serviranno investimenti pubblici e privati per colmare il gap infrastrutturale. L’Italia, con il suo piano per la banda ultra-larga e la recente transizione al DVB-T2, rappresenta un possibile modello di equilibrio tra innovazione e inclusione, ma il monito che arriva da San Paolo e Giacarta è universale: la televisione del domani sarà davvero per tutti solo quando l’internet veloce cesserà di essere un lusso.
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | −0.30 | critical |
L'America Latina sta accelerando la transizione alla televisione digitale, offrendo nuove opportunità. Tuttavia, il divario nell'accesso alla banda larga limita l'esperienza di internet e rischia di escludere le comunità più remote. Servono investimenti mirati e cooperazione regionale per colmare questa frattura digitale.
La digitalizzazione televisiva avanza rapidamente nel Sud-Est asiatico, ma la mancanza di banda larga affidabile priva molti cittadini di un'esperienza connessa completa. I governi sono chiamati ad affrontare questa emergenza infrastrutturale che minaccia lo sviluppo inclusivo. Senza interventi, si rischia di ampliare le disuguaglianze sociali.
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