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giovedì 23 aprile 2026

Leone XIV sfida i despoti in Africa mentre l’Argentina si divide sul ricordo di Francesco

Il primo viaggio apostolico di papa Leone XIV in Africa si è concluso con un gesto che resterà impresso: la visita al carcere di Bata, in Guinea Equatoriale, un istituto noto alle organizzazioni umanitarie per le condizioni disumane. Il pontefice, giunto nell’ultima tappa della sua tournée continentale, ha scelto di non limitarsi a una cerimonia di facciata. Nonostante le pareti appena ritinteggiate e l’ordine apparente, la pioggia ha smascherato l’odore di fogna e di urina stagnante, e Leone XIV ha colto l’occasione per chiedere «rispetto per la dignità di tutti» e una giustizia che non punisca soltanto, ma offra una nuova chance.

Un messaggio chiaro, pronunciato davanti al presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, il più longevo dittatore del continente, seduto in prima fila nella basilica di Mongomo. Secondo gli analisti di Bruxelles, il papa americano ha voluto così segnare una discontinuità rispetto a chi temeva che la sua visita potesse essere strumentalizzata dai regimi autoritari. In precedenza, durante la tappa in Angola, Leone XIV aveva già parlato di «despoti e tiranni», salvo poi precisare di non riferirsi a Donald Trump: un’uscita che, nell’ottica di Washington, ha rafforzato l’immagine di un pontefice intenzionato a non fare sconti a nessuno.

La giornata di martedì era stata segnata anche da un omaggio al predecessore Francesco, nel primo anniversario della morte. A bordo dell’aereo papale, diretto in Guinea Equatoriale, Leone XIV ha ringraziato «per il grande dono della vita di Francesco», ricordandone la vicinanza ai poveri e la predicazione sulla misericordia. Un tributo che, però, in Argentina è stato offuscato dalle tensioni politiche.

La vicepresidente Victoria Villarruel ha disertato la messa solenne nella basilica di Luján, suscitando reazioni durissime dalla Casa Rosada, dove si è parlato di «papelón». L’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge García Cuerva, ha colto l’occasione per lanciare un appello: «Quando smetteremo di trattarci da nemici solo perché la pensiamo diversamente?». Un monito che riecheggia il magistero di Francesco, ma che in una società polarizzata come quella argentina appare oggi più che mai utopico.

Per l’Europa, il viaggio di Leone XIV rappresenta un banco di prova: la Santa Sede torna a giocare un ruolo critico nelle relazioni con i regimi africani, mentre il richiamo alla dignità dei carcerati interpella anche l’Italia, dove il sovraffollamento delle prigioni resta una piaga irrisolta. Il futuro dirà se questo pontefice riuscirà a trasformare la denuncia in politica concreta, o se il suo coraggio resterà confinato tra le mura di un carcere equatoriale.

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giovedì 23 aprile 2026

Leone XIV sfida i despoti in Africa mentre l’Argentina si divide sul ricordo di Francesco

Il primo viaggio apostolico di papa Leone XIV in Africa si è concluso con un gesto che resterà impresso: la visita al carcere di Bata, in Guinea Equatoriale, un istituto noto alle organizzazioni umanitarie per le condizioni disumane. Il pontefice, giunto nell’ultima tappa della sua tournée continentale, ha scelto di non limitarsi a una cerimonia di facciata. Nonostante le pareti appena ritinteggiate e l’ordine apparente, la pioggia ha smascherato l’odore di fogna e di urina stagnante, e Leone XIV ha colto l’occasione per chiedere «rispetto per la dignità di tutti» e una giustizia che non punisca soltanto, ma offra una nuova chance.

Un messaggio chiaro, pronunciato davanti al presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, il più longevo dittatore del continente, seduto in prima fila nella basilica di Mongomo. Secondo gli analisti di Bruxelles, il papa americano ha voluto così segnare una discontinuità rispetto a chi temeva che la sua visita potesse essere strumentalizzata dai regimi autoritari. In precedenza, durante la tappa in Angola, Leone XIV aveva già parlato di «despoti e tiranni», salvo poi precisare di non riferirsi a Donald Trump: un’uscita che, nell’ottica di Washington, ha rafforzato l’immagine di un pontefice intenzionato a non fare sconti a nessuno.

La giornata di martedì era stata segnata anche da un omaggio al predecessore Francesco, nel primo anniversario della morte. A bordo dell’aereo papale, diretto in Guinea Equatoriale, Leone XIV ha ringraziato «per il grande dono della vita di Francesco», ricordandone la vicinanza ai poveri e la predicazione sulla misericordia. Un tributo che, però, in Argentina è stato offuscato dalle tensioni politiche.

La vicepresidente Victoria Villarruel ha disertato la messa solenne nella basilica di Luján, suscitando reazioni durissime dalla Casa Rosada, dove si è parlato di «papelón». L’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge García Cuerva, ha colto l’occasione per lanciare un appello: «Quando smetteremo di trattarci da nemici solo perché la pensiamo diversamente?». Un monito che riecheggia il magistero di Francesco, ma che in una società polarizzata come quella argentina appare oggi più che mai utopico.

Per l’Europa, il viaggio di Leone XIV rappresenta un banco di prova: la Santa Sede torna a giocare un ruolo critico nelle relazioni con i regimi africani, mentre il richiamo alla dignità dei carcerati interpella anche l’Italia, dove il sovraffollamento delle prigioni resta una piaga irrisolta. Il futuro dirà se questo pontefice riuscirà a trasformare la denuncia in politica concreta, o se il suo coraggio resterà confinato tra le mura di un carcere equatoriale.

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