
Libano sotto le bombe: escalation israeliana e stallo diplomatico
Israele intensifica i bombardamenti sul Libano meridionale, con decine di vittime civili. Beirut prepara azioni legali mentre la diplomazia internazionale resta in stallo.
L’escalation militare israeliana nel sud del Libano ha raggiunto livelli drammatici, con una sequenza di raid aerei che hanno colpito oltre una decina di località in poche ore, causando decine di vittime tra i civili. Secondo il ministero della Sanità libanese, solo nella giornata di mercoledì le incursioni su Arab Salim, Romine e Harouf hanno provocato la morte di almeno dodici persone, tra cui diversi bambini e donne, mentre decine di feriti sono stati trasportati negli ospedali della regione. L’aviazione ha preso di mira anche veicoli in movimento lungo la strada costiera tra Sidone e Tiro, ampliando il raggio d’azione oltre la tradizionale linea del confronto con Hezbollah.
Di fronte a questa ondata di violenza, il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri ha annunciato che Beirut intende rivolgersi alla giustizia internazionale per documentare quelli che definisce "crimini di guerra" commessi da Israele. In un’intervista al quotidiano Al-Diyar, Berri ha posto condizioni nette per qualsiasi negoziato: il ritiro completo delle forze israeliane, la ricostruzione delle aree devastate, il dispiegamento dell’esercito libanese e il ritorno degli sfollati. Ha anche escluso categoricamente l’ipotesi di un incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun, ventilata da alcuni ambienti diplomatici.
Sul fronte diplomatico, il confronto si allarga. A New York, la missione iraniana presso le Nazioni Unite ha bollato come "tentativo futile e ingannevole" la bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza, accusando Washington di voler minare la credibilità dell’Onu per coprire azioni illegali. Intanto, fonti israeliane riferiscono di un incontro tra Netanyahu e il coordinatore dell’Onu Nikolay Mladenov, incentrato sulla richiesta di disarmo di Hamas a Gaza: in caso di rifiuto da parte del movimento islamico, i colloqui al Cairo non riprenderanno. Hezbollah, dal canto suo, ha rivendicato attacchi con droni e artiglieria contro postazioni israeliane nel sud del Libano, mentre allarmi sono scattati nelle comunità israeliane al confine con Gaza.
Sullo sfondo, si addensano nubi anche per le capacità militari di Washington. Un alto funzionario americano ha riconosciuto che le scorte di munizioni statunitensi sono state messe a dura prova prima dal sostegno all’Ucraina e poi dal conflitto con l’Iran, con ripercussioni sulla prontezza operativa. Il segretario di Stato Marco Rubio ha espresso la speranza che Pechino eserciti pressioni su Teheran affinché moderi la sua condotta nel Golfo, un invito che suona come un tentativo di coinvolgere la Cina in un ruolo di mediazione. Per l’Italia e l’Europa, la prospettiva di una guerra regionale estesa dal Libano a Gaza e al Golfo rappresenta una minaccia diretta alla stabilità del Mediterraneo orientale, con il rischio concreto di una nuova crisi migratoria e di un aumento dei prezzi energetici. L’assenza di una iniziativa diplomatica credibile lascia presagire che le prossime settimane saranno decisive per capire se si potrà ancora evitare un conflitto Generalizzato.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.80 | critical |
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| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | −1.00 | critical |
Gli attacchi aerei israeliani sono condannati come aggressione brutale contro civili libanesi. I funzionari libanesi promettono di denunciare Israele e chiedono il ritiro completo prima della ricostruzione. La resistenza continua a colpire le forze israeliane, dimostrando la sua capacità.
Gli attacchi aerei israeliani hanno ucciso almeno 15 persone, tra cui bambini, nel sud del Libano, secondo i funzionari sanitari libanesi. I raid hanno colpito auto e strade, intensificando la violenza in vista dei negoziati previsti a Washington. La situazione resta tesa con sforzi diplomatici in corso.
Il regime sionista ha iniziato un nuovo ciclo di attacchi nel sud del Libano, sostenendo di colpire Hezbollah ma uccidendo e minacciando civili. Gli avvertimenti israeliani di evacuare i villaggi sono visti come punizione collettiva. I funzionari sanitari libanesi denunciano il continuo bersagliamento delle squadre di protezione civile.
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