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giovedì 23 aprile 2026

Libano, terzo soldato francese ucciso: l’Onu chiede la fine degli attacchi alla missione

La morte del caporal maggiore Anicet Girardin, deceduto mercoledì all’ospedale militare di Parigi per le ferite riportate in un agguato nel sud del Libano, porta a tre il conto dei soldati francesi caduti nel conflitto mediorientale dallo scorso febbraio. Con lui, l’aggiutante Florian Montorio, ucciso sul colpo sabato scorso nella stessa imboscata nei pressi di Deir Kifa, e il maggiore Arnaud Frion, colpito a metà marzo da un drone attribuito a una milizia filo-iraniana in Iraq. La catena di lutti ha spinto il segretario generale dell’Onu, António Guterres, a chiedere con forza che cessino le aggressioni contro i caschi blu della Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano, la Unifil, che da decenni presidia la linea blu tra il confine israeliano e il fiumi Litani.

Secondo le analisi raccolte a New York, il sospetto cade su cellule legate a Hezbollah, il partito-milizia sciita che controlla gran parte del sud del paese. La Francia, attraverso la voce del presidente Emmanuel Macron, ha già attribuito la responsabilità dell’agguato ai combattenti del partito di Dio, definendo la postura dei propri militari «puramente difensiva» e ribadendo che Parigi non partecipa alle operazioni belliche in corso. L’eco della tragedia si è propagata fino a Bruxelles, dove i diplomatici europei seguono con crescente preoccupazione l’escalation.

L’Italia, che contribuisce con un contingente significativo alla Unifil e mantiene una presenza nel quadro della missione Mibil, guarda con apprensione al deterioramento della sicurezza: il sud del Libano è da settimane teatro di scontri tra l’esercito israeliano e le milizie sciite, in un quadro reso ancora più incerto dall’allargamento del conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran. L’ottica di Pechino, che mantiene rapporti con Teheran, suggerisce cautela: secondo gli analisti cinesi, la fragilità del cessate il fuoco del 2006 rischia di essere travolta da una guerra per procura che si gioca sui confini libanesi. Il futuro della missione Onu si presenta ora incerto: la richiesta di Guterres di proteggere i caschi blu si scontra con la realtà di un terreno sempre più minato, dove ogni pattuglia può diventare un bersaglio.

Per Parigi, che ha già perso tre uomini in sei settimane, il dilemma è se rafforzare la presenza o ripiegare su posizioni più difensive. Per l’Europa, il messaggio è chiaro: la stabilità del Mediterraneo orientale non può essere data per scontata, e il prezzo della neutralità si paga con il sangue.

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Libano, terzo soldato francese ucciso: l’Onu chiede la fine degli attacchi alla missione

La morte del caporal maggiore Anicet Girardin, deceduto mercoledì all’ospedale militare di Parigi per le ferite riportate in un agguato nel sud del Libano, porta a tre il conto dei soldati francesi caduti nel conflitto mediorientale dallo scorso febbraio. Con lui, l’aggiutante Florian Montorio, ucciso sul colpo sabato scorso nella stessa imboscata nei pressi di Deir Kifa, e il maggiore Arnaud Frion, colpito a metà marzo da un drone attribuito a una milizia filo-iraniana in Iraq. La catena di lutti ha spinto il segretario generale dell’Onu, António Guterres, a chiedere con forza che cessino le aggressioni contro i caschi blu della Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano, la Unifil, che da decenni presidia la linea blu tra il confine israeliano e il fiumi Litani.

Secondo le analisi raccolte a New York, il sospetto cade su cellule legate a Hezbollah, il partito-milizia sciita che controlla gran parte del sud del paese. La Francia, attraverso la voce del presidente Emmanuel Macron, ha già attribuito la responsabilità dell’agguato ai combattenti del partito di Dio, definendo la postura dei propri militari «puramente difensiva» e ribadendo che Parigi non partecipa alle operazioni belliche in corso. L’eco della tragedia si è propagata fino a Bruxelles, dove i diplomatici europei seguono con crescente preoccupazione l’escalation.

L’Italia, che contribuisce con un contingente significativo alla Unifil e mantiene una presenza nel quadro della missione Mibil, guarda con apprensione al deterioramento della sicurezza: il sud del Libano è da settimane teatro di scontri tra l’esercito israeliano e le milizie sciite, in un quadro reso ancora più incerto dall’allargamento del conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran. L’ottica di Pechino, che mantiene rapporti con Teheran, suggerisce cautela: secondo gli analisti cinesi, la fragilità del cessate il fuoco del 2006 rischia di essere travolta da una guerra per procura che si gioca sui confini libanesi. Il futuro della missione Onu si presenta ora incerto: la richiesta di Guterres di proteggere i caschi blu si scontra con la realtà di un terreno sempre più minato, dove ogni pattuglia può diventare un bersaglio.

Per Parigi, che ha già perso tre uomini in sei settimane, il dilemma è se rafforzare la presenza o ripiegare su posizioni più difensive. Per l’Europa, il messaggio è chiaro: la stabilità del Mediterraneo orientale non può essere data per scontata, e il prezzo della neutralità si paga con il sangue.

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