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venerdì 1 maggio 2026

Londra alza la soglia del terrore: la ferita di Golders Green e l’allarme che scuote l’Europa

La decisione del governo britannico di innalzare il livello di minaccia terroristica da «sostanziale» a «grave» – il secondo più alto nella scala a cinque gradini – segna uno spartiacque nella percezione della sicurezza nel cuore dell’Europa. Non accadeva dal novembre 2021, dopo l’attentato all’ospedale di Liverpool, che il Joint Terrorism Analysis Centre indicasse come «altamente probabile» un attentato nel Regno Unito entro i successivi sei mesi. Stavolta la miccia è stata l’accoltellamento di due uomini ebrei a Golders Green, quartiere simbolo della comunità ebraica londinese, un episodio che la polizia metropolitana ha classificato senza esitazioni come «atto terroristico» e che ha inciso su una decisione maturata, come ha chiarito la ministra dell’Interno Shabana Mahmood, sullo sfondo di un incremento di lungo periodo delle minacce estremiste, tanto di matrice islamista quanto di estrema destra.

L’uomo fermato dagli agenti – le bodycam mostrano l’arresto in strada mentre impugnava ancora un coltello – si chiama Essa Suleiman, quarantacinquenne britannico nato in Somalia e residente a Londra. È comparso davanti alla Westminster Magistrates’ Court con l’accusa di triplice tentato omicidio: due capi per l’aggressione di Golders Green, che ha colpito un trentaquattrenne e un settantaseienne, e un terzo per un episodio avvenuto poche ore prima nei pressi del Tower Bridge, dove un altro uomo ha riportato ferite lievi. Suleiman, che nel 2008 aveva già scontato una pena per aver accoltellato un agente di polizia e il suo cane, è stato trattenuto in custodia cautelare senza dichiararsi colpevole. Il suo gesto si inserisce in una scia che ha visto, tra marzo e aprile, incendi dolosi contro sinagoghe e tentativi di attacco a strutture ebraiche nel nord-ovest di Londra, tanto che il capo di Scotland Yard, Mark Rowley, ha parlato di «una sorta di epidemia di antisemitismo».

La reazione della comunità di Golders Green è stata un misto di sgomento e rabbia. «La gente ha paura di camminare per strada, c’è chi valuta se lasciare il paese», hanno raccontato i residenti, mentre il premier Keir Starmer, giunto nel quartiere per incontrare i soccorritori, è stato accolto da fischi e insulti come «traditore» e «codardo». Non è bastata la promessa di stanziare fondi aggiuntivi per la sicurezza delle istituzioni ebraiche, né l’impegno a chiudere gli enti caritatevoli che promuovono estremismo e a mettere fuori gioco i predicatori d’odio. Starmer ha esortato i britannici ad «aprire gli occhi sul dolore degli ebrei», ma lo scetticismo resta alto: in molti chiedono interventi che vadano alla radice di un’ostilità crescente, spesso alimentata sulle piattaforme digitali e nelle sacche di radicalizzazione che attraversano le periferie europee.

Secondo gli analisti di Bruxelles, l’innalzamento della minaccia a Londra non è un fenomeno isolato, ma il riflesso di una fibrillazione che attraversa tutto il continente, dove il conflitto mediorientale ha riattivato correnti antisemite che si credevano sopite. L’ottica degli Emirati Arabi Uniti conferma questo cortocircuito: Abu Dhabi ha vietato ai propri cittadini di viaggiare in Iran, Libano e Iraq e ha intimato a chi già si trova in quei paesi di rientrare immediatamente, un provvedimento che segue le minacce di ritorsione di Teheran e che allarga la percezione di insicurezza ben oltre i confini britannici. Da Pechino, dove il governo segue con attenzione ogni indicatore di instabilità che possa riverberarsi sulla Nuova via della seta, si osserva con preoccupazione il possibile contagio della radicalizzazione sui flussi migratori e commerciali.

Per l’Italia, paese che presidia una delle frontiere esterne più esposte dell’Unione, la sequenza di eventi londinesi impone una riflessione che va oltre la solidarietà. L’innalzamento della soglia d’allarme in Gran Bretagna potrebbe tradursi in un irrigidimento dei controlli antiterrorismo anche sul nostro territorio, con un rafforzamento della cooperazione di intelligence e una rinnovata attenzione ai circuiti che finanziano l’estremismo. Mentre Roma si prepara a gestire le prossime scadenze europee in materia di sicurezza, la ferita di Golders Green ricorda che l’antisemitismo, quando viene lasciato incancrenire, non minaccia soltanto una minoranza: intacca il tessuto stesso della democrazia liberale, e lo fa con un’intensità che nessun livello di guardia, da solo, potrà mai bastare a contenere.

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Londra alza la soglia del terrore: la ferita di Golders Green e l’allarme che scuote l’Europa

La decisione del governo britannico di innalzare il livello di minaccia terroristica da «sostanziale» a «grave» – il secondo più alto nella scala a cinque gradini – segna uno spartiacque nella percezione della sicurezza nel cuore dell’Europa. Non accadeva dal novembre 2021, dopo l’attentato all’ospedale di Liverpool, che il Joint Terrorism Analysis Centre indicasse come «altamente probabile» un attentato nel Regno Unito entro i successivi sei mesi. Stavolta la miccia è stata l’accoltellamento di due uomini ebrei a Golders Green, quartiere simbolo della comunità ebraica londinese, un episodio che la polizia metropolitana ha classificato senza esitazioni come «atto terroristico» e che ha inciso su una decisione maturata, come ha chiarito la ministra dell’Interno Shabana Mahmood, sullo sfondo di un incremento di lungo periodo delle minacce estremiste, tanto di matrice islamista quanto di estrema destra.

L’uomo fermato dagli agenti – le bodycam mostrano l’arresto in strada mentre impugnava ancora un coltello – si chiama Essa Suleiman, quarantacinquenne britannico nato in Somalia e residente a Londra. È comparso davanti alla Westminster Magistrates’ Court con l’accusa di triplice tentato omicidio: due capi per l’aggressione di Golders Green, che ha colpito un trentaquattrenne e un settantaseienne, e un terzo per un episodio avvenuto poche ore prima nei pressi del Tower Bridge, dove un altro uomo ha riportato ferite lievi. Suleiman, che nel 2008 aveva già scontato una pena per aver accoltellato un agente di polizia e il suo cane, è stato trattenuto in custodia cautelare senza dichiararsi colpevole. Il suo gesto si inserisce in una scia che ha visto, tra marzo e aprile, incendi dolosi contro sinagoghe e tentativi di attacco a strutture ebraiche nel nord-ovest di Londra, tanto che il capo di Scotland Yard, Mark Rowley, ha parlato di «una sorta di epidemia di antisemitismo».

La reazione della comunità di Golders Green è stata un misto di sgomento e rabbia. «La gente ha paura di camminare per strada, c’è chi valuta se lasciare il paese», hanno raccontato i residenti, mentre il premier Keir Starmer, giunto nel quartiere per incontrare i soccorritori, è stato accolto da fischi e insulti come «traditore» e «codardo». Non è bastata la promessa di stanziare fondi aggiuntivi per la sicurezza delle istituzioni ebraiche, né l’impegno a chiudere gli enti caritatevoli che promuovono estremismo e a mettere fuori gioco i predicatori d’odio. Starmer ha esortato i britannici ad «aprire gli occhi sul dolore degli ebrei», ma lo scetticismo resta alto: in molti chiedono interventi che vadano alla radice di un’ostilità crescente, spesso alimentata sulle piattaforme digitali e nelle sacche di radicalizzazione che attraversano le periferie europee.

Secondo gli analisti di Bruxelles, l’innalzamento della minaccia a Londra non è un fenomeno isolato, ma il riflesso di una fibrillazione che attraversa tutto il continente, dove il conflitto mediorientale ha riattivato correnti antisemite che si credevano sopite. L’ottica degli Emirati Arabi Uniti conferma questo cortocircuito: Abu Dhabi ha vietato ai propri cittadini di viaggiare in Iran, Libano e Iraq e ha intimato a chi già si trova in quei paesi di rientrare immediatamente, un provvedimento che segue le minacce di ritorsione di Teheran e che allarga la percezione di insicurezza ben oltre i confini britannici. Da Pechino, dove il governo segue con attenzione ogni indicatore di instabilità che possa riverberarsi sulla Nuova via della seta, si osserva con preoccupazione il possibile contagio della radicalizzazione sui flussi migratori e commerciali.

Per l’Italia, paese che presidia una delle frontiere esterne più esposte dell’Unione, la sequenza di eventi londinesi impone una riflessione che va oltre la solidarietà. L’innalzamento della soglia d’allarme in Gran Bretagna potrebbe tradursi in un irrigidimento dei controlli antiterrorismo anche sul nostro territorio, con un rafforzamento della cooperazione di intelligence e una rinnovata attenzione ai circuiti che finanziano l’estremismo. Mentre Roma si prepara a gestire le prossime scadenze europee in materia di sicurezza, la ferita di Golders Green ricorda che l’antisemitismo, quando viene lasciato incancrenire, non minaccia soltanto una minoranza: intacca il tessuto stesso della democrazia liberale, e lo fa con un’intensità che nessun livello di guardia, da solo, potrà mai bastare a contenere.

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