
Londra ritira i diplomatici dall’Iran mentre si intensifica il conflitto con Washington
La decisione, annunciata dal Foreign Office, segue le minacce di Trump di bombardare ponti e centrali elettriche e la dodicesima notte di raid aerei americani.
Il governo britannico ha annunciato il ritiro temporaneo di tutto il personale diplomatico dall’Iran, motivando la decisione con il deterioramento della situazione di sicurezza. L’ambasciata a Teheran continuerà a operare a distanza, ha precisato il Foreign, Commonwealth and Development Office (FCDO) in un comunicato. Londra sconsiglia qualsiasi viaggio nel Paese e avverte che i cittadini britannici e i doppi cittadini sono esposti a un «rischio significativo di arresto, interrogatorio o detenzione». L’assistenza consolare, aggiunge il ministero, è «estremamente limitata» e in caso di emergenza non sarà possibile fornire sostegno personale.
La mossa giunge mentre gli Stati Uniti hanno condotto la dodicesima notte consecutiva di attacchi aerei contro l’Iran, con missili che hanno colpito le aree di Ahvaz, Ramshir e Andimeshk, secondo i media statali iraniani. Il Comando centrale americano ha dichiarato che le operazioni miravano a «degradare ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare i marinai civili e le navi commerciali in transito nelle acque regionali». Il presidente Donald Trump aveva avvertito che per ogni nave colpita dall’Iran nello Stretto di Hormuz gli Stati Uniti avrebbero distrutto un ponte o una centrale elettrica, inclusi quelli vicini o dentro Teheran, e ha minacciato di colpire con «molta, molta forza» qualsiasi sito dove l’Iran stia anche solo pensando ad armi nucleari.
Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha replicato con un approccio «occhio per occhio», promettendo una risposta «potente e decisiva» a ogni aggressione contro le infrastrutture del Paese. Teheran ha risposto agli attacchi americani prendendo di mira infrastrutture energetiche e impianti di desalinizzazione nei Paesi del Golfo, mentre un attacco missilistico iraniano ha colpito una città giordana e sono scattati allarmi in Bahrein e Arabia Saudita. Il Kuwait ha riferito di aver affrontato droni ostili in seguito a quella che ha definito «l’aggressione peccaminosa iraniana». L’Iran ha inoltre dichiarato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso «fino a quando gli Stati Uniti non cesseranno la loro aggressione».
Il ritiro dei diplomatici britannici non è un episodio isolato. Già a fine febbraio Londra aveva temporaneamente richiamato il personale poco prima dell’avvio delle operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, e le famiglie dei diplomatici erano state evacuate da Teheran prima del raid israeliano del 13 giugno 2025. I tre Paesi europei del gruppo E3 – Regno Unito, Germania e Francia – avevano insistito per la conclusione di un nuovo accordo sul nucleare iraniano entro la metà del 2025, minacciando in caso contrario il ripristino delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU; l’Iran aveva risposto paventando l’uscita dal Trattato di non proliferazione nucleare.
Al momento, l’ambasciata britannica opera da remoto e l’assistenza ai cittadini nel Paese è di fatto sospesa. La situazione regionale, avverte il FCDO, «rimane imprevedibile» e il rischio di ulteriori attacchi e di un’escalation imprevista è elevato.
| Stampa russa e CSI | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
| Stampa israeliana | +0.30 | aligned |
La Russia presenta il ritiro del Regno Unito come conseguenza prevedibile della provocazione occidentale contro l'Iran, inquadrandolo come parte di un più ampio schema di destabilizzazione.
I media latinoamericani riportano il ritiro del Regno Unito come uno sviluppo fattuale in mezzo alle crescenti tensioni nel Golfo, senza attribuire colpe.
I media africani sottolineano le poste in gioco economiche della crisi tra Regno Unito e Iran, avvertendo di potenziali interruzioni dei mercati petroliferi globali.
I media israeliani interpretano l'uscita del Regno Unito come conferma delle pericolose intenzioni dell'Iran, rafforzando la necessità di una linea dura contro Teheran.
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