
Marocco e Siria, i due volti dell’imprenditoria mediterranea
Oltre 25mila nuove imprese in Marocco nel primo trimestre 2026; in Siria post-conflitto se ne registrano 1.846. Due dinamiche che interrogano l’Europa e l’Italia.
Mentre sulle due sponde del Mediterraneo si consolida una nuova geografia dell’imprenditoria, i numeri che arrivano da Rabat e Damasco disegnano parabole opposte ma ugualmente rivelatrici. In Marocco, economia stabilmente inserita nei circuiti euro-africani, l’Office marocain de la propriété industrielle et commerciale (OMPIC) ha censito 25.520 imprese create nel primo trimestre del 2026, con le persone giuridiche a rappresentare il 76% del totale e la formula della società a responsabilità limitata con socio unico (SARL AU) a dominare la scena (66,5% delle immatricolazioni). La regione di Casablanca-Settat, cuore finanziario del Paese, concentra da sola quasi il 40% delle nuove società, segno di un tessuto produttivo che si addensa attorno a poli già consolidati.
In Siria, il dato appare di tutt’altra scala ma di non minore significato simbolico. Nei mesi seguiti alla caduta del regime sono state registrate 1.846 nuove società, stando a quanto comunicato dalla Direzione competente del Ministero dell’Economia e del Commercio. Prevalgono le società a responsabilità limitata (1.349), accompagnate da 432 società in nome collettivo e da un manipolo di società di capitali e holding. L’amministrazione di Damasco, nel raccogliere questi numeri, sottolinea lo sforzo di semplificazione amministrativa e annuncia l’imminente lancio di una piattaforma elettronica per la registrazione a distanza, pensata anche per attrarre la diaspora siriana. È la prima luce di una ricostruzione che, secondo gli analisti di Bruxelles, ha bisogno di stabilità giuridica e di canali finanziari ancora in buona parte interrotti.
Il dinamismo del versante magrebino si arricchisce di segnali concreti di fiducia estera. Pochi giorni fa il distributore marocchino KAIROS ha ottenuto l’esclusiva per l’intera gamma del costruttore britannico JCB, un gigante delle macchine movimento terra. L’accordo prevede servizi locali di manutenzione, ricambi e finanziamento, elementi che parlano di un mercato interno in espansione e di grandi opere infrastrutturali in corso – dal Grand Stade Hassan II ai corridoi logistici che interessano anche imprese italiane della componentistica e dell’ingegneria civile.
Per l’Italia, primo partner commerciale europeo del Marocco e attore storicamente presente nel Levante, i due fronti offrono opportunità asimmetriche ma complementari. Se Casablanca chiede tecnologia, finanza e certificazioni di qualità, la Siria ha bisogno di materiali da costruzione, agroindustria e assistenza normativa. In entrambi i casi, la lezione per l’Europa è netta: la sponda Sud non è solo una frontiera da presidiare, ma uno spazio di investimento e di coprogettazione che può alleggerire le pressioni migratorie e offrire corridoi d’approvvigionamento diversificati. Resta il nodo della trasparenza e della rule of law, condizioni senza le quali anche i numeri più incoraggianti rischiano di non trasformarsi in benessere diffuso.
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