
Mediazioni di Islamabad: Trump apre a un secondo round con Teheran entro venerdì
A pochi giorni dalla scadenza della tregua prorogata a tempo indeterminato, il presidente americano Donald Trump ha lasciato intendere che un secondo round di negoziati con l’Iran potrebbe tenersi già venerdì. Interpellato dal New York Post, ha risposto seccamente: «È possibile». La finestra indicata dalle fonti diplomatiche di Islamabad è di trentasei a settantadue ore, un lasso di tempo che coinciderebbe con la fine della settimana lavorativa a Washington. La dichiarazione arriva all’indomani dell’annuncio, accolto con favore dal premier pakistano Shehbaz Sharif e dal capo di stato maggiore Asim Munir, di una sospensione prolungata delle ostilità: una mossa giustificata dalla Casa Bianca con la necessità di dare tempo alla «profonda spaccatura» interna al governo iraniano di ricomporsi attorno a una proposta unitaria.
La mediazione di Islamabad si rivela per ora l’unico canale credibile tra le due capitali. Secondo gli analisti di Bruxelles, il ruolo del Pakistan è duplice: da un lato funge da ago della bilancia in una regione dove l’influenza cinese è crescente, dall’altro cerca di consolidare la propria immagine di attore indispensabile per la stabilità del Medio Oriente. Dal canto suo, Teheran non ha ancora confermato la partecipazione a un nuovo incontro, ma il fatto che il cessate il fuoco regga – nonostante la retorica bellicosa che continua ad accompagnare le dichiarazioni pubbliche di entrambi i fronti – suggerisce che i canali diplomatici restano aperti. La prudenza iraniana si spiega con la volontà di non apparire in difficoltà: l’ottica di Pechino vede con favore una de-escalation che eviti un conflitto prolungato ai confini dell’Afghanistan, mentre per l’Europa, e in particolare per l’Italia, ogni tregua riduce il rischio di nuove ondate migratorie e di instabilità nel Golfo Persico, area cruciale per gli approvvigionamenti energetici.
Il vero nodo resta la capacità delle due parti di tradurre la pausa militare in un accordo politico. La Casa Bianca punta a un negoziato che contempli il dossier nucleare e il contenimento dell’influenza regionale iraniana; Teheran chiede garanzie sul ritiro delle sanzioni e sulla non interferenza. L’estensione della tregua, se da un lato allenta la pressione immediata, dall’altro rischia di trasformarsi in un rinvio sine die che logora la credibilità della mediazione pakistana. Nei prossimi giorni si capirà se la «buona notizia» evocata da Trump sarà l’annuncio di una ripresa dei colloqui o l’inizio di una nuova fase di stallo.
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