
Washington riarma il Medio Oriente: via libera a vendite militari per 8,6 miliardi di dollari
Il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato un pacchetto di vendite militari del valore complessivo di oltre 8,6 miliardi di dollari destinato a quattro alleati strategici in Medio Oriente: Israele, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. La decisione è stata presa in regime di urgenza dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha rinunciato all’ordinario vaglio del Congresso invocando la necessità impellente legata al conflitto in corso con l’Iran. Un gesto che segna l’intensificarsi dell’impegno americano nella regione, a nove settimane dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Teheran e a oltre tre da un cessate il fuoco definito fragile da più osservatori.
Il pacchetto più corposo riguarda il Qatar, che riceverà servizi di rifornimento per i sistemi antimissile Patriot per 4,01 miliardi di dollari, insieme a munizioni di precisione avanzate APKWS per altri 992,4 milioni. Il Kuwait ottiene un sistema integrato di comando e controllo del valore di 2,5 miliardi. Israele e gli Emirati Arabi Uniti si aggiudicano rispettivamente 992,4 e 147,6 milioni di dollari in armi di precisione. L’entità delle forniture – in particolare i Patriot destinati a Doha – rivela una strategia di difesa aerea a tutto tondo voluta da Washington per blindare i propri alleati del Golfo, esposti come mai prima ai missili iraniani.
Ma non è solo il Medio Oriente a essere toccato da questa ondata di contratti bellici. Secondo fonti vicine all’amministrazione americana, lo stesso conflitto con l’Iran sta prosciugando le scorte delle Forze armate statunitensi, al punto che funzionari di Washington hanno già avvertito gli alleati europei di possibili ritardi nelle consegne di armamenti precedentemente ordinati. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che partecipa a programmi comuni di difesa come i caccia F-35 e i sistemi Patriot, l’avvertimento suona come un campanello d’allarme. Bruxelles osserva con crescente inquietudine il riorientamento della produzione bellica americana verso il Medio Oriente, mentre Roma, che ha già ordinato nuovi sistemi di difesa aerea, potrebbe vedere slittare le forniture in un momento in cui la sicurezza del fianco sud europeo è già messa alla prova dalle tensioni mediterranee.
Dal punto di vista strategico, la scelta di bypassare il Congresso – una procedura riservata a situazioni di emergenza – testimonia quanto l’amministrazione Trump consideri prioritaria la deterrenza verso l’Iran. Teheran, dal canto suo, ha denunciato le vendite come una provocazione che rischia di minare il già fragile cessate il fuoco. Nell’ottica di Pechino e Mosca, queste forniture rappresentano un’ulteriore prova dell’egemonia militare americana in una regione che i due Paesi vorrebbero vedere più multipolare.
A guardare avanti, l’effetto combinato di questi accordi e degli avvertimenti agli alleati europei rischia di accelerare il dibattito sull’autonomia strategica del continente. L’Italia, che ospita basi americane e partecipa a missioni Nato nel Mediterraneo, si trova a dover bilanciare la fedeltà atlantica con la necessità di una maggiore capacità di difesa indipendente. Il riarmo del Medio Oriente deciso da Washington non è solo una mossa tattica contro l’Iran: è un segnale che l’architettura di sicurezza globale sta cambiando, e che l’Europa dovrà fare i conti con un partner americano sempre più concentrato altrove.
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