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venerdì 8 maggio 2026

Il calcio messicano si spacca a un mese dal Mondiale: club contro nazionale, l’ombra del 2026

Tensione tra la Federcalcio messicana e i club della Liga MX per il rilascio dei giocatori. La mediazione di Aguirre evita la crisi, ma l’umore resta teso.

A trentacinque giorni dal fischio d’inizio del Mondiale 2026, il calcio messicano ha vissuto una delle sue settimane più convulse. All’origine della bufera, la decisione della Federcalcio di convocare anticipatamente i giocatori della Liga MX per un ritiro precampionato nel Centro di Alto Rendimento di Città del Messico. Una mossa che ha subito innescato un duro scontro con i club, impegnati nella fase decisiva della Liguilla e nelle semifinali di Concacaf Champions Cup.

Il nodo del contendere è emerso quando il Toluca ha chiesto e ottenuto il permesso di trattenere Alexis Vega e Jesús Gallardo per la partita di ritorno contro il LAFC. Decisione che ha scatenato la reazione di Amaury Vergara, proprietario del Guadalajara: ha ordinato ai suoi cinque convocati di abbandonare il ritiro e tornare in club. Javier Aguirre, il commissario tecnico, ha risposto con un ultimatum secco: chi non si fosse presentato entro sera sarebbe stato escluso dalla lista mondiale.

La tensione è stata tale da attirare l’attenzione anche in Europa. In Spagna, il programma televisivo “El Chiringuito” ha ironizzato sulla situazione con un titolo che è subito diventato virale: “O ceni con Aguirre o non vai al Mondiale”. Un riferimento alla cena di squadra che il tecnico ha imposto ai giocatori come prova di disciplina. Il commento di Josep Pedrerol ha strappato risate in studio, ma ha anche messo in luce la fragilità del progetto messicano agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.

Dietro le quinte, la Federazione ha lavorato per ricucire lo strappo. Ivar Sisniega, presidente della FMF, ha parlato di un “malinteso” e ha ribadito che il patto originale prevedeva deroghe per le partite internazionali. Mentre il Toluca si è giustificato attribuendo la responsabilità a un accordo con la stessa Federazione, il Chivas ha mantenuto una posizione ferma ma costruttiva. Lo stesso Amaury Vergara, dopo un faccia a faccia con i vertici federali, ha dichiarato che “l’accordo è stato ristabilito” e che i sei giocatori delle Chivas sono tornati a disposizione.

La notte decisiva ha visto i venti convocati radunarsi al CAR. Vega e Gallardo sono arrivati con quattro minuti di anticipo rispetto al limite delle 20:00, mentre i giocatori del Guadalajara hanno cenato con i compagni assistendo alla partita del Toluca, quasi a suggellare una tregua fragile ma necessaria. José Castillo, centrocampista del Rebaño Sagrado, ha difeso il suo presidente: “Le sue parole sono state contundenti e oggettive”, ha detto, confermando la coesione interna nonostante lo scossone.

Guardando avanti, resta il nodo strutturale di un calcio messicano diviso tra ambizioni di club e doveri nazionali. L’episodio ha mostrato quanto sia labile il confine tra interesse privato e interesse collettivo a pochi giorni da una Coppa del Mondo che il Messico ospita insieme a Stati Uniti e Canada. Se la supervisione di Aguirre ha evitato il disastro, l’ombra di futuri conflitti si allunga su un gruppo che dovrà trovare unità vera, non solo formale, per competere sul palcoscenico globale.

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Il calcio messicano si spacca a un mese dal Mondiale: club contro nazionale, l’ombra del 2026

Tensione tra la Federcalcio messicana e i club della Liga MX per il rilascio dei giocatori. La mediazione di Aguirre evita la crisi, ma l’umore resta teso.

A trentacinque giorni dal fischio d’inizio del Mondiale 2026, il calcio messicano ha vissuto una delle sue settimane più convulse. All’origine della bufera, la decisione della Federcalcio di convocare anticipatamente i giocatori della Liga MX per un ritiro precampionato nel Centro di Alto Rendimento di Città del Messico. Una mossa che ha subito innescato un duro scontro con i club, impegnati nella fase decisiva della Liguilla e nelle semifinali di Concacaf Champions Cup.

Il nodo del contendere è emerso quando il Toluca ha chiesto e ottenuto il permesso di trattenere Alexis Vega e Jesús Gallardo per la partita di ritorno contro il LAFC. Decisione che ha scatenato la reazione di Amaury Vergara, proprietario del Guadalajara: ha ordinato ai suoi cinque convocati di abbandonare il ritiro e tornare in club. Javier Aguirre, il commissario tecnico, ha risposto con un ultimatum secco: chi non si fosse presentato entro sera sarebbe stato escluso dalla lista mondiale.

La tensione è stata tale da attirare l’attenzione anche in Europa. In Spagna, il programma televisivo “El Chiringuito” ha ironizzato sulla situazione con un titolo che è subito diventato virale: “O ceni con Aguirre o non vai al Mondiale”. Un riferimento alla cena di squadra che il tecnico ha imposto ai giocatori come prova di disciplina. Il commento di Josep Pedrerol ha strappato risate in studio, ma ha anche messo in luce la fragilità del progetto messicano agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.

Dietro le quinte, la Federazione ha lavorato per ricucire lo strappo. Ivar Sisniega, presidente della FMF, ha parlato di un “malinteso” e ha ribadito che il patto originale prevedeva deroghe per le partite internazionali. Mentre il Toluca si è giustificato attribuendo la responsabilità a un accordo con la stessa Federazione, il Chivas ha mantenuto una posizione ferma ma costruttiva. Lo stesso Amaury Vergara, dopo un faccia a faccia con i vertici federali, ha dichiarato che “l’accordo è stato ristabilito” e che i sei giocatori delle Chivas sono tornati a disposizione.

La notte decisiva ha visto i venti convocati radunarsi al CAR. Vega e Gallardo sono arrivati con quattro minuti di anticipo rispetto al limite delle 20:00, mentre i giocatori del Guadalajara hanno cenato con i compagni assistendo alla partita del Toluca, quasi a suggellare una tregua fragile ma necessaria. José Castillo, centrocampista del Rebaño Sagrado, ha difeso il suo presidente: “Le sue parole sono state contundenti e oggettive”, ha detto, confermando la coesione interna nonostante lo scossone.

Guardando avanti, resta il nodo strutturale di un calcio messicano diviso tra ambizioni di club e doveri nazionali. L’episodio ha mostrato quanto sia labile il confine tra interesse privato e interesse collettivo a pochi giorni da una Coppa del Mondo che il Messico ospita insieme a Stati Uniti e Canada. Se la supervisione di Aguirre ha evitato il disastro, l’ombra di futuri conflitti si allunga su un gruppo che dovrà trovare unità vera, non solo formale, per competere sul palcoscenico globale.

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