
Michael sbanca i cinema del mondo, ma il biopic è già un caso tra arte e censura
Il biopic «Michael» ha polverizzato ogni previsione incassando 217 milioni di dollari nel primo weekend globale, di cui 97 nei soli Stati Uniti e Canada. È l’esordio più ricco di sempre per un film biografico di argomento musicale: il precedente primato di «Straight Outta Compton» (60 milioni nel 2015) appare oggi lontanissimo, e perfino i 124 milioni totalizzati da «Bohemian Rhapsody» nel 2018 sono stati doppiati. Proiettato in oltre quattromila sale e spinto da una strategia che ha puntato sugli schermi IMAX e sul suono premium, il film diretto da Antoine Fuqua ha mobilitato un pubblico intergenerazionale. Negli studi di Hollywood si parla già di un fenomeno capace di trainare il mercato per settimane, mentre dalla Russia i commentatori rilevano come il dato collochi l’opera al di sopra dello stesso «Oppenheimer» – che nel 2023 aprì con 180 milioni – nella classifica dei debutti più fragorosi.
Eppure il successo al botteghino convive con un cortocircuito critico e morale che ha segnato la gestazione del progetto. Diverse scene che affrontavano le accuse di molestie minorili, tra cui una sequenza ambientata nel 1993 con Jackson davanti allo specchio e le luci della polizia, sono state tagliate in fase di montaggio, secondo quanto confermato da fonti vicine alla produzione. Il film, che pure ottiene un rating PG-13, è stato accusato da molte recensioni di offrire un ritratto a una dimensione, rimuovendo le ombre più scomode. La latitanza di familiari come Janet e Paris Jackson dalla première ha aggiunto ulteriore imbarazzo. Uno sguardo dal mondo arabo, affidato a una cronista indipendente che ha visto l’opera al Cairo senza leggere alcuna recensione, restituisce una delusione profonda: la promessa di incontrare l’artista leggendario si infrange contro una narrazione che evita i conflitti, cedendo all’agiografia. Anche in America Latina il primato d’incassi – confermato da Perfil e da Comscore – viene riportato accanto al disagio per ciò che il film ha scelto di non raccontare.
L’onda d’urto del biopic sta già rimescolando le carte dell’industria musicale, riattivando brani che sembravano consegnati agli archivi. Mentre Forbes registra il balzo di diverse canzoni di Jackson nelle classifiche Billboard – un singolo classico ha raggiunto un nuovo picco proprio in concomitanza con l’uscita della pellicola – il merchandising si allarga a un’action figure dettagliatissima, cavalcando una «Jackson mania» che ricorda i mesi postumi alla morte del cantante. La colonna sonora ufficiale si appresta a debuttare la prossima settimana con effetti che potrebbero replicarsi sulle chart globali. In questo clima di revival, non mancano segnali di una più ampia rincorsa tra icone pop: Taylor Swift, sempre secondo i dati Billboard, è diventata la prima artista a portare un singolo – «Elizabeth Taylor» – nella Top 10 della Adult Pop Airplay, confermando una capacità di penetrazione radiofonica che non ha eguali. Da Coachella, infine, Sabrina Carpenter ha visto risalire brani come «House Tour» nelle classifiche mondiali, a dimostrazione di come la contaminazione tra grande schermo e streaming stia ridisegnando le gerarchie del consumo musicale.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il successo di «Michael» preannuncia una stagione di sale piene e una rinnovata centralità dei biopic musicali nei listini dei distributori. A Bruxelles gli analisti osservano che la formula «film-evento più colonna sonora» si sta trasformando in un moltiplicatore di valore per l’intero ecosistema culturale, pur sollevando interrogativi sulla sostenibilità di produzioni dal budget intorno ai 200 milioni. Il nodo resta la tensione tra verità biografica e spettacolo, tra il diritto del pubblico a conoscere e la volontà degli eredi di proteggere un’eredità artistica colossale. Mentre il Giappone attende la première di giugno – e con essa l’ultima spinta al box office – il caso «Michael» ci consegna una lezione che va oltre il cinema: la memoria dei miti pop può essere plasmata, ma la loro musica, capace di riempire ancora le chart e i cuori, finisce per rispondere solo a se stessa.
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