
Addio a Raghu Rai, l’occhio che ha narrato l’India: la fotografia tra memoria e oblio
Si è spento a ottantatré anni, vinto da un tumore in un ospedale di Delhi, Raghu Rai, il fotografo che più di ogni altro ha saputo trasformare la cronaca in una partitura di luce e ombra, regalando all’India un archivio emotivo capace di restituire il respiro della nazione. La sua scomparsa, annunciata domenica con un ritratto in bianco e nero sui suoi profili social, chiude la stagione dei grandi testimoni oculari del Subcontinente: un’epoca in cui la fotografia non era istantanea effimera ma sguardo lento, gesto meditato, quasi un atto di fedeltà alla complessità del mondo.
Rai, protetto di Henri Cartier-Bresson e primo fotoreporter a ricevere il Padma Shri, aveva documentato la guerra di liberazione del Bangladesh, la tragedia del gas di Bhopal e l’Operazione Blue Star, ma la sua cifra restava la capacità di cogliere la dignità silenziosa nella quotidianità, l’ordinario che si fa straordinario sotto una luce mai banale.
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