
Missile contro una nave francese nel Golfo: feriti tra l’equipaggio, cresce la tensione nello Stretto di Hormuz
Un cargo battente bandiera francese è stato colpito da un missile cruise nelle acque di Dubai. Feriti diversi marinai filippini. L’attacco coincide con l’annuncio di Trump sulla sospensione del piano ‘Progetto Libertà’.
Un missile da crociera lanciato da postazione terrestre ha centrato nella tarda serata di martedì la nave portarinfuse «CGM San Antonio», battente bandiera francese e di proprietà dell’armatore transalpino CMA CGM, mentre si trovava nelle acque antistanti Dubai. Secondo fonti statunitensi citate dall’emittente CBS, l’impatto ha provocato il ferimento di diversi membri dell’equipaggio, tutti di nazionalità filippina, che sono stati immediatamente evacuati e stanno ricevendo cure mediche. L’attacco è avvenuto poche ore dopo che Donald Trump aveva annunciato la sospensione del piano militare denominato «Progetto Libertà», un’operazione di interdizione navale nello Stretto di Hormuz su cui gli analisti di Washington avevano a lungo dibattuto. Una coincidenza temporale che, secondo osservatori europei, rischia di far salire ulteriormente la tensione in una delle rotte marittime più strategiche del pianeta.
La notizia è stata confermata dalla stessa CMA CGM, che ha parlato di danni alla nave e di feriti tra l’equipaggio, senza specificare la dinamica dell’impatto. Il Centro operativo del commercio marittimo britannico (UKMTO) aveva già segnalato nella giornata di martedì che un cargo era stato colpito da un «proiettile di origine sconosciuta» nel tratto di mare tra Dubai e lo Stretto di Hormuz, invitando tutte le navi in transito a massima cautela. Secondo gli stessi dati di tracciamento navale, la «San Antonio» risultava ferma nelle vicinanze di Dubai fino a mezzogiorno di martedì, ma non è chiaro se si sia spostata successivamente. È il quarto incidente registrato dall’UKMTO in pochi giorni dopo un incendio, l’impatto di un altro proiettile e un attacco con imbarcazioni minori.
L’ottica di Pechino, in queste ore, è quella di chi guarda con preoccupazione a ogni possibile escalation in un corridoio da cui transita oltre un quinto del petrolio mondiale. Le autorità iraniane, al momento, non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’accaduto, mentre a Teheran circola la versione, riportata da media locali, secondo cui l’attacco sarebbe avvenuto «contemporaneamente all’annuncio di Trump»: una sottolineatura che lascia intendere un possibile tentativo di sganciare l’Iran da ogni responsabilità. Le Nazioni Unite, intanto, hanno messo in circolazione una bozza di risoluzione – sostenuta da Stati Uniti e Paesi del Golfo – che mira a rafforzare la sicurezza della navigazione nella regione, iniziativa che Bruxelles guarda con favore ma che rischia di arenarsi in un Consiglio di Sicurezza sempre più polarizzato.
L’impatto sull’Italia e sull’Europa è diretto: la dipendenza dal gas e dal petrolio che transitano per Hormuz resta alta, e ogni attacco a un cargo francese suona come un avvertimento per tutte le flotte commerciali europee. I governi dell’Unione, riuniti d’urgenza a Bruxelles, discutono misure per proteggere i propri mercantili, mentre le compagnie di assicurazione stanno già rivedendo le polizze per gli scali nei porti del Golfo. Il rischio concreto è che la rotta divenga sempre più rischiosa, costringendo a deviazioni e a un aumento dei costi logistici che finirebbe per pesare sui consumatori finali.
Guardando in avanti, lo scenario più probabile è quello di una progressiva militarizzazione del teatro navale, con pattugliamenti sempre più frequenti di forze occidentali e di Teheran. Ma la speranza, condivisa da diversi diplomatici europei, è che l’incidente possa riaprire un canale negoziale: dopo la sospensione del «Progetto Libertà», una finestra di dialogo sulla sicurezza dello Stretto potrebbe essere l’unica via per evitare un conflitto su vasta scala. La priorità, per ora, resta accertare chi abbia lanciato il missile e perché. L’inchiesta è in corso.
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