
L’India alza i dazi sull’oro: una mossa per salvare la rupia e ridisegnare i flussi globali
New Delhi porta dal 6 al 15 per cento i dazi sull’importazione di oro e argento. Effetti immediati sui mercati domestici e ripercussioni per il Golfo e l’Europa.
Il governo indiano ha impresso una sterzata decisa alla politica commerciale dei metalli preziosi, innalzando dal 6 al 15 per cento i dazi doganali su oro e argento. La misura, annunciata mercoledì dal ministero delle Finanze, ha provocato un’impennata immediata dei futures sull’oro della Multi Commodity Exchange, saliti di oltre il 7 per cento fino a 164.497 rupie per dieci grammi, e dell’argento, balzato dell’8 per cento. Una decisione che arriva a pochi giorni dall’appello pubblico del premier Narendra Modi, che aveva invitato i cittadini a rinviare per un anno gli acquisti non essenziali di oro, definendoli un fattore di pressione sulle riserve valutarie del Paese.
La mossa di New Delhi si inserisce in un quadro di crescenti tensioni sul fronte dei conti con l’estero. L’India, secondo consumatore mondiale di oro dopo la Cina, ha visto impennare le importazioni del metallo giallo: nei primi due mesi del 2026 la media mensile ha raggiunto 83 tonnellate, contro le 53 tonnellate del 2025, come riporta il World Gold Council. Un trend alimentato da una domanda interna raddoppiata nel primo trimestre, ma che ha aggravato il deficit commerciale in un momento già delicato: il conflitto tra Iran e Stati Uniti tiene il petrolio sopra i cento dollari al barile, indebolendo ulteriormente la rupia. L’aumento dei dazi – che colpisce anche l’argento e il platino – mira dunque a frenare le importazioni non essenziali e a preservare le riserve in valuta forte.
L’impatto della decisione si proietta ben oltre i confini indiani, ridisegnando le rotte del commercio aurifero. Per gli analisti del Golfo, e in particolare per gli operatori degli Emirati Arabi Uniti, l’aumento dei dazi potrebbe rivelarsi un’occasione d’oro: la minore convenienza dell’oro importato in India spingerà molti acquirenti indiani a rivolgersi ai mercati duty-free di Dubai, soprattutto in vista della stagione estiva di matrimoni e vacanze. Secondo le stime degli osservatori di Abu Dhabi, le vendite di gioielli negli Emirati potrebbero registrare un’impennata senza precedenti. Al contrario, per l’Unione Europea e per l’Italia – tradizionale hub della lavorazione orafa – la misura potrebbe tradursi in una contrazione della domanda indiana di semilavorati e gioielli finiti, con possibili ricadute sul distretto di Vicenza e sulle esportazioni del settore.
Da una prospettiva più ampia, l’iniziativa di New Delhi riflette una strategia che combina pragmatismo economico e calcolo geopolitico. L’India, partner della Russia nei BRICS, cerca di difendere la propria sovranità monetaria senza ricorrere a misure draconiane come il controllo dei capitali. Tuttavia, il successo della manovra dipenderà dalla capacità di contenere la domanda interna in un Paese dove l’oro resta un bene rifugio culturale e finanziario. Per il momento, i mercati hanno reagito con un balzo dei prezzi che, paradossalmente, potrebbe incentivare ulteriori acquisti speculativi. Ma se l’appello di Modi verrà ascoltato, l’India potrebbe riuscire a ridurre il proprio disavanzo commerciale, influenzando al contempo le quotazioni globali del metallo giallo. Un equilibrio sottile, che nei prossimi mesi sarà osservato con attenzione da Bruxelles a Pechino.
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.70 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
La stampa indiana presenta l'aumento dei dazi sull'oro come una mossa patriottica e necessaria, in linea con l'appello del premier Modi a ridurre le importazioni non essenziali per difendere la rupia e le riserve valutarie. I commercianti di oro si allineano alla richiesta di non acquistare oro per un anno, e il governo viene lodato per aver preso una decisione coraggiosa in un momento di crisi economica legata al conflitto in Medio Oriente. Il tono è di sostegno e di fiducia nella leadership, con un'enfasi sul sacrificio collettivo per il bene nazionale.
La stampa del Golfo arabo si concentra sulle conseguenze economiche immediate, come il balzo dei futures sull'oro in India e il deprezzamento record della rupia, sottolineando che la mossa potrebbe rivelarsi controproducente. Viene evidenziato il rischio di un aumento del contrabbando e il fatto che le banche indiane hanno ripreso le importazioni dopo una pausa, accettando un dazio del 3%, segno di una misura poco efficace. Il tono è misurato ma critico, con una certa preoccupazione per l'impatto sui mercati regionali e sul commercio di metalli preziosi.
La stampa russa riporta la notizia con distacco, inquadrandola come una mossa tecnica di un partner dei BRICS per proteggere le proprie riserve valutarie in un contesto di crisi globale. Viene sottolineato che l'India è uno dei maggiori acquirenti di oro al mondo e che l'appello di Modi a non comprare oro per un anno è una misura di austerity senza precedenti. Il tono è neutro e analitico, senza giudizi di valore, con uno sguardo alle implicazioni per l'economia indiana e per il sistema finanziario dei BRICS.
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