
Monaco, ergastolo per l'attentatore afghano: strage sulla folla con l'auto
Il Tribunale di Monaco ha condannato Farhad N. alla pena perpetua per l'attacco del febbraio 2025 contro un corteo sindacale, riconoscendo la particolare gravità della colpa.
La Corte regionale superiore di Monaco ha condannato giovedì all'ergastolo il venticinquenne afghano Farhad N., riconosciuto colpevole di duplice omicidio, 23 tentati omicidi e numerosi capi di lesioni personali. Il collegio ha inoltre stabilito la «particolare gravità della colpa», una qualificazione che, secondo la legge tedesca, rende estremamente improbabile la scarcerazione dopo i canonici quindici anni di reclusione. Il verdetto ha accolto le richieste della Procura federale, mentre la difesa aveva invocato una pena di quindici anni e il ricovero in un ospedale psichiatrico, sostenendo l'esistenza di una forma di schizofrenia che avrebbe diminuito la capacità di intendere e volere.
La mattina del 13 febbraio 2025, alla vigilia della Conferenza sulla sicurezza di Monaco e a pochi giorni dalle elezioni legislative tedesche, l'uomo si era lanciato con una Mini Cooper contro un corteo di circa 1.400 attivisti del sindacato Ver.di, che manifestavano per aumenti salariali. Superata la scorta della polizia, aveva accelerato deliberatamente contro la folla, percorrendo oltre venti metri e falciando i manifestanti. Una donna di trentasette anni, ingegnere di origini algerine, e la sua bambina di due anni furono scaraventate a dieci metri di distanza e morirono due giorni dopo in ospedale. Oltre quaranta persone rimasero ferite, molte in modo grave, e numerose di loro, ha ricordato il giudice presidente Michael Höhne, soffrono ancora oggi di conseguenze fisiche e psichiche.
Secondo la ricostruzione dei procuratori di Karlsruhe, l'attentato fu animato da una «motivazione religiosa». L'imputato, giunto in Germania nel 2016 come minore non accompagnato e con una richiesta d'asilo respinta ma un permesso di soggiorno rinnovato, era considerato «perfettamente integrato» fino alla radicalizzazione avvenuta nei mesi precedenti l'attacco, sotto l'influenza di predicatori afghani seguiti sui social network. Al momento dell'arresto gridò «Allahu Akbar» e in seguito dichiarò di aver agito «per Allah». Gli inquirenti hanno indicato che l'uomo riteneva i Paesi occidentali responsabili delle sofferenze dei musulmani in Afghanistan e Medio Oriente, e considerava l'uccisione di persone scelte a caso in Germania una «giusta retribuzione». Tuttavia, non è emersa alcuna appartenenza a organizzazioni terroristiche strutturate.
L'attacco, uno dei numerosi compiuti da cittadini stranieri nei mesi precedenti il voto, ebbe un immediato impatto sul dibattito politico tedesco, già segnato da forti tensioni sull'immigrazione. Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) ottenne poco dopo il suo miglior risultato storico, superando il 20% dei consensi, mentre il cancelliere Friedrich Merz, leader della CDU/CSU, promise una linea più dura in materia di sicurezza. La sentenza di Monaco chiude il procedimento penale, ma non cancella le ferite di una città che, come ha ricordato un testimone, vive ormai «una vita prima dell'attentato e un'altra dopo».
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Il tribunale di Monaco ha emesso una condanna esemplare, ma il vero problema è l'ondata migratoria che alimenta questi attacchi.
Collegando l'attacco a una serie di episodi simili, si crea l'impressione di una minaccia sistemica legata all'immigrazione.
Omette il movente religioso estremista, che è centrale in altri blocchi, per concentrarsi sul contesto migratorio.
L'attentatore era un islamista, e la giustizia tedesca ha fatto il suo dovere condannandolo all'ergastolo. Le vittime, una madre e la sua bambina, meritano giustizia.
Enfatizzando il movente religioso e le vittime innocenti, si costruisce una narrazione di minaccia islamista e di giusta punizione.
Omette il contesto elettorale e della conferenza sulla sicurezza, che altri blocchi sottolineano, per mantenere l'attenzione sul crimine e sulla punizione.
L'attacco di Monaco non è un caso isolato: si inserisce in un contesto di tensioni migratorie e di sicurezza internazionale, come dimostra la concomitanza con la Conferenza sulla sicurezza.
Inserendo l'evento in un quadro più ampio di elezioni e conferenze di sicurezza, si sposta l'attenzione dalle motivazioni individuali alle dinamiche politiche globali.
Omette il movente religioso estremista, che è centrale in altri blocchi, per enfatizzare invece le implicazioni politiche e di sicurezza.
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